Volvo Cars si mostra più prudente e, complice un passo indietro della controllante cinese Zhejiang Geely Holding Group (Geely), prezza la sua Ipo a Stoccolma sul valore più basso della forchetta prevista di 53-68 corone svedesi ma riduce anche l'ammontare del collocamento. La raccolta prevista rimane intorno 2 miliardi di euro, per una valutazione comunque ampiamente superiore ai 15 miliardi. Certo, la portata dell'Ipo è decisamente più limitata rispetto ai quasi 26 miliardi di capitalizzazione di cui si parlava negli anni scorsi, ma considerando che l'operazione sembrava definitivamente tramontata già nel 2018 il risultato resta rilevante. Il motivo ufficiale che ha portato alla revisione dell'Ipo sarebbe l'attuale incertezza dei mercati europei (in generale le Ipo hanno registrato una frenata nel terzo trimestre a fronte invece di un boom senza fine per l'M&A). In realtà, però, a guidare la decisione di Volvo sono state soprattutto le mai sopite tensioni tra Pechino e Stoccolma in merito a un tesoro nazionale com'è la storica casa automobilistica.

Volvo Cars più prudente ridimensiona Ipo. Che resta miliardaria

Hakan Samuelsson, chief executive di Volvo, si è detto "totalmente convinto" che le nuove dimensioni dell'Ipo saranno sufficienti, e che il prezzo non debba essere visto come negativo. "Abbiamo ascoltato il mercato, umilmente", ha dichiarato. Prima del mercato, però, ci sono stati gli interessi nazionali. A mettere a rischio l'Ipo erano già stati in passato i contenziosi in tema di scambi commerciali tra Ue e Cina, nati nel 2018 in scia alla guerra scatenata dall'allora presidente Usa Donald Trump contro Pechino. I rapporti con la Svezia, tuttavia, erano diventati se possibile ancora peggiori. Il tutto dopo che l'accanimento di Trump contro Huawei Technologies aveva portato a ritorsioni in Cina contro Ericsson, altro gioiello nazionale di Stoccolma.

Volvo prudente ma Ipo limitata da tensioni tra Pechino e Stoccolma

Geely controlla Volvo dal 2010 dopo averla comprata per appena 1,8 miliardi di dollari nel 2010 da Ford Motor (proprietaria invece del marchi svedese dal 1999). E Geely, riporta il Financial Times, è stata costretta venerdì ad allentare la presa convertendo la sua classe di azioni ad alta percentuale di diritti di voto in titoli ordinari per evitare la guerra da parte degli investitori istituzionali svedesi. Il piano originale prevedeva che Geely mantenesse il 97% dei diritti di voto anche una volta che la sua quota di capitale fosse scesa al 78% in seguito al collocamento. I cinesi hanno rinunciato anche all'esercizio dell'opzione di overallotment e questo contribuisce a ridimensionare l'Ipo.

Geely fa un passo indietro. Volvo attenta agli istituzionali svedesi

Secondo Hampus Engellau, analista di Handelsbanken citato da Reuters, Volvo è stata attenta nell'assicurarsi il sostegno di tutti gli investitori istituzionali svedesi. "Avrei preferito vedere quotata una parte maggiore del capitale dela società in modo di ottenere una base di proprietari più ampia e una partecipazione più liquida. Ora avremo meno capitale quotato, il che è meno positivo", ha notato. Alla fine sul listino verrà ceduto tra il 16% e il 17,9% del capitale di Volvo. Il debutto sul Nasdaq Stockholm è slittato di un giorno dal 28 al 29 ottobre, per i necessari aggiornamenti delle autorizzazioni e per permettere agli investitori che già avevano operato di rivalutare le loro posizioni. (Raffaele Rovati)