Wall Street continua a dimostrare di non apprezzare l'iPhone 13 ma sotto la superficie delle critiche sollevate anche diversi analisti Apple rimane un buy. L'ultima versione dello smartphone made in Cupertino è stata definita da sbadigli, altro che rivoluzionaria, e dall'evento di lancio di settimana scorsa Apple non ha certo registrato performance esaltanti in Borsa. L'ottava si era chiusa con il declino dell'1,83% registrato venerdì al Nasdaq. E peggio di Apple, sul Dow Jones Industrial Average, avevano fatto solo i colossi industriali Dow Inc e Caterpillar (con perdite del 2,89% e dell'1,89% rispettivamente). E anche la nuova settimana non sembra iniziare sotto una migliore stella. In premarket il titolo era in declino di quasi il 2% anche se, va sottolineato, l'andamento è in linea con quello di Wall Street, pronta a seguire l'Europa nello scivolone innescato dal tracollo di China Evergrande a Hong Kong, che in molti temono possa diventare una nuova Lehman Brothers.

Wall Street non crede nell'iPhone 13 ma Apple è ancora buy

Tornando all'iPhone 13 quali sono le note positive del nuovo modello? Eric Savitz di Barron's evidenzia una critica che in realtà nasconde un aspetto positivo per Apple. Per la prima volta la memoria interna può arrivare a 1 terabyte (nella versione più costosa ovviamente). Anche se non a tutti una tale capacità può servire davvero, la tendenza è quella del mercato (non della sola Apple) e ovviamente fa felice chi la memoria la produce, come Micron Technology. Da una parte va considerato un fattore storico, che ha sempre irritato non poco anche i fan della Mela morsicata e non solo i suoi detrattori. Quando ancora non esistevano gli iPhone e Apple era sostanzialmente il Mac, il colosso californiano se l'è sempre fatta pagare cara la memoria. Adducendo scuse di certificazioni esclusive la memoria acquistata direttamente presso Apple ha sempre avuto prezzi fuori mercato. Il che significa solo una cosa: regalava, e regala, un'elevata marginalità a Cupertino.

Perché Apple è buy nonostante l'iPhone 13 sia da sbadigli?

Memorie più ampie, inoltre, si accompagnano ai modelli più performanti. E quindi agli iPhone Pro e Pro Max. Anche se ingenuamente qualcuno può citare l'improbabile fallimento dei modelli più economici (iPhone Mini o iPhone Se), la realtà è che la gran parte degli acquirenti di iPhone vogliono proprio Pro e Pro Max, che sono quelli decisamente più costosi. E non solo. Come ricorda Toni Sacconaghi, analista di Bernstein, Pro e Pro Max hanno una marginalità di almeno il 10% superiore a quella dei modelli più "economici". Tutto ciò porta a una strategia perseguita da anni da Apple, la crescita dell'average selling price (Asp, prezzo medio di vendita) degli iPhone. Per l'esercizio in chiusura a fine settembre Sacconaghi stima che la crescita dell'Asp sia stata del 18% annuo.

Apple continua a spingere il prezzo medio di vendita dell'iPhone

D'altra parte in Usa c'è un altro fattore da considerare, le aggressive campagne degli operatori telefonici legate al lancio dell'iPhone 13. Katy Huberty, analista di Morgan Stanley, sottolinea quindi come alla marginalità e all'Asp si aggiunga anche l'allargamento della platea che può accedere agli iPhone, con i consumatori che si vedono "regalati" gli smartphone mentre in realtà li pagano, e anche caro, all'interno dei loro abbonamenti. At&t, Verizon e T-Mobile Usa hanno tutti offerte in cui l'iPhone 13 è in apparenza gratuito. At&t ha una promozione anche sul Pro. Ci sono poi i trade-in: la possibilità di dare dentro il precedente modello per averne uno nuovo "gratis". Il fine degli operatori? Quello di spingere gli abbonamenti al 5G. A oggi, ricorda Huberty, solo il 5% degli iPhone in circolazione usa il 5G il che ovviamente offre significativi margini di crescita per Apple ma anche per gli operatori.

Sull'iPhone 13 anche le aggressive campagne degli operatori

E il titolo? Gene Munster, co-fondatore di Loup Ventures e con in passato seguiva proprio Apple come analista, non crede ai timori per una netta frenata della crescita delle vendite di Apple. Gli analisti si attendono un crollo a meno del 4% nell'esercizio 2022 rispetto al 34% del 2021. Munster ritiene che la cifra corretta sia più vicina al 10% e ricorda che nell'anno fiscale 2019, prima della pandemia di coronavirus e prima dello sbarco del 5G sull'iPhone, Apple aveva registrato un declino delle vendite del 2% (5% la contrazione per i soli iPhone). E Munster vede il titolo Apple a quota 200 dollari, il 37% sopra alla chiusura di venerdì scorso. (Raffaele Rovati)