Le prossime settimane saranno determinanti per l’economia statunitense e soprattutto per le big dei prodotti elettronici di largo consumo. Le previsioni risultano ottimistiche e gli store sono fiduciosi sull’andamento delle vendite. In questo contesto Apple affronta un momento caldo, non solo perché prima di Natale si comprano iPhone come noccioline ma anche tanti altri prodotti della sua ampia gamma. Visto che gli smartphone rappresentano circa il 40% del fatturato globale del gruppo, è evidente che da questa voce dipendono i risultati del quarto trimestre e dell’intero anno. L’azione quindi della società di Cupertino (ticker AAPL - chiusura ieri a 161,94 $) sottostà in maniera rilevante alle dinamiche commerciali di dicembre. Nelle ultime settimane ha mostrato in realtà un andamento deciso, con uno scatto da martedì 16 a venerdì 19, una solo seduta negativa lunedì 22 e poi lateralità, dovuta ai sentiment altalenanti in generale di Wall Street. Nel caso di Apple le incertezze giungono ancora dall’accavallarsi di indiscrezioni sui rallentamenti delle catene logistiche, perturbate – come noto – da varie vicende nel corso degli ultimi mesi. Il timore è che una domanda in forte rialzo (da un +8 a un +10%, secondo le prime stime) sia scompigliata da eventuali ostacoli di natura distributiva. 

Un costo enorme

La stessa società ha stimato che gli impedimenti nelle forniture di chip hanno già pesato nel 2021 per quasi 6 miliardi di $ in termini di mancati profitti. Ora si spera che il problema non incida sulle consegne natalizie. Fonti interne sostengono che tutto sarebbe sotto controllo. Intanto un effetto positivo sui fatturati lo sta sempre più assumendo la componente servizi al consumatore, la cui incidenza è salita dal 15% del 2018 al 18,7% del 2021. E la voce crescerà non di poco anche nel prossimo anno. Per servizi si intendono le attività relative a Store, Music, Apple Pay e Apple Tv, con un sistema che sta continuamente generando nuovo business. 

Il dividendo sale

Nel frattempo sia la società sia gli investitori guardano con sempre maggiore interesse all’aspetto della distribuzione dei profitti. In passato si è spesso trascurato questo aspetto ma i numeri sostengono ben altro:

  • fino al 1995 è stato assegnato un regolare dividendo;
  • dal 1995 al 2012 se ne sospese l’erogazione;
  • negli ultimi cinque anni il tasso di crescita dei dividendi è risultata in media del 9,3% annuo. Attualmente Apple versa 0,22 $ per trimestre con un totale di 0,88 $ annui e uno yield al momento dello 0,55%. 

Troppo basso? Certamente sì ma penalizzato dal continuo aumento delle quotazioni. Da notare poi che il payout ratio al 15,7% è più che accettabile in prospettiva di ulteriori incrementi nei prossimi anni. Anche perché la società si è impegnata molto in vari buyback. Nel 2013 le azioni in circolazione avevano raggiunto un picco ma poi Apple ne ha ridotto il numero da 26,52 miliardi ai 16,64 miliardi attuali e i flussi di cassa generati, con quasi 93 miliardi di $ nel 2020, fanno presagire che i riacquisti continueranno a ritmi simili. Ciò non esclude che alcuni scettici segnalino come il p/e sui 28,9 sia molto superiore al valore medio di 17,67 degli ultimi dieci anni. Se si analizzano tuttavia i numeri di altre big della tecnologia la situazione di Apple è fra le migliori in assoluto da questo punto di vista. 

Buy o sell?

I giudizi degli analisti specializzati sul titolo - 38 in totale - sono abbastanza concordi nel mantenere una valutazione strong buy (11) o buy (21) ma i target risultano ora più compressi rispetto al passato, con un valore medio di 168,4 $ contro la quotazione in corso di 162 $. È indubbio che molti indicatori tecnici sono tirati ma più si sposta nel tempo l’obiettivo temporale e più ci si muove sul buy. Volendo impostare una protezione i 155,5 $ dell’attuale posizionamento della media a 10 periodi e i 148,1 $ della media a 50 vanno presi in considerazione per una strategia favorevole all’azione in ottica di lunga accumulazione, quasi da “buy and hold”, in cui la componente dividendo – ora marginale – potrebbe svolgere un ruolo in crescita nei prossimi anni, soprattutto dopo che i buy-back dovranno inevitabilmente moderarsi se non azzerarsi.