Amazon, un’azione in vecchio stile da “buy and hold”. Lo dimostrano sondaggi realizzati negli Usa, secondo cui chi punta su questa società ne detiene il titolo per anni grazie alla continua crescita della quotazione. Con una particolarità però: non incassa dividendi. È nota infatti l’opposizione di Jeff Bezos, amministratore delegato del gruppo, di distribuire i profitti dirottandoli invece in innovazioni tecnologiche, nuovi business e altro ancora. Nonché nel detenerli in liquidità. Si valuta che il relativo importo complessivo assommi in 25 miliardi di $, con una crescita lineare rispetto al passare degli anni. Non bisogna appunto dimenticare che il “free cash flow” (flussi di cassa) di Amazon registra quasi ogni trimestre valori in forte accelerazione, salvo – per il tipo di attività - nel primo di ogni anno, come effetto di un calo del business nella parte centrale dell’inverno. Il Covid però ha trasformato anche questo, poiché la società delle vendite online sta modificando la sua natura, assumendo il ruolo di negoziante per la continuità dei consumi degli occidentali.

L’esempio di Apple e Microsoft

In un lontano passato altre leader della tecnologia erano allineate alla scelta del “no dividend”. Oggi Apple ha un “payout ratio” del 24,2% e un “dividend yield” medio negli ultimi 5 anni dell’1,46 %, ridottosi negli ultimi tempi a causa della folle corsa in Borsa. Stessa storia per Microsoft, il cui “payout ratio” al 32,9% appare elevato rispetto alle politiche adottate precedentemente, con un importo del prossimo coupon di 0,56 $ (data pagamento 11/3/2021). Tornando ad Amazon si stima che nel 2021 il fatturato crescerà del 35% e che il “free cash flow” raddoppierà. D’altra parte l’intera industria degli “online retailers” è passata alla politica dei dividendi, con solo Macy’s e Wayfair ferme al palo. È pur vero che l’impegno sulle nuove tecnologie sta aumentando in maniera vistosa da parte di Amazon, con investimenti di tutto rilievo. Un esempio lo fornisce Amazon Managed Blockchain, servizio che consente a clienti strutturati di configurare e gestire reti con tecnologia di tale tipo utilizzabile in maniera relativamente semplice.

Un passaggio inevitabile

Che la scelta di distribuire profitti agli azionisti stia ampliandosi lo attestano i numeri relativi al comparto delle tecnologie. Il vecchio tabu comincia a essere messo da parte e il trend dovrà convincere Bezos a cambiare strada, sulle pressioni perfino del mercato. La corsa del titolo un giorno o l’altro smetterà e allora Amazon dovrà necessariamente guardare in maniera diversa al retail e ai fondi a distribuzione, questi ultimi finora poco attratti dall’azione del gigante di Seattle. Che teme – secondo le indiscrezioni di Wall Street – un cambiamento strategico degli investitori, con una pesante entrata in scena di macchinette e hedge fund, alla ricerca solo di volatilità, trend detestato dai vertici del gruppo. Per fidelizzare “buyer and holder” l’alternativa non resta così che allentare i cordoni e passare alla logica del dividendo. È il caso di cominciare allora per chi investe a guardare in tale ottica? In presenza di eventuali forti correzioni, imposte da trend di mercato, è indubbio che Amazon potrebbe davvero diventare ancor più appetibile, così come tante pubblicità di intermediari proclamano da tempo nella prospettiva in realtà di continui realizzi di plusvalenze da crescita delle quotazioni. Quando ciò accadrà – e potrebbe succedere prima del previsto – il titolo Amazon si preparerà infatti a trasformarsi in una reale dispensatrice di cash pure per il “retail” italiano.