Nel complesso mondo della blockchain esistono “oggetti” talvolta sconosciuti ai più e perfino a chi delle criptovalute sa magari molto. E ci sono prestazioni aggiuntive di cui non sempre si conosce l’esistenza. Un esempio è dato proprio dalle stesse “cryptocurrencies” che pagano in alcuni casi una specie di dividendo, perché per esempio detenute su un portafoglio digitale oppure come premio per un utilizzo specifico. Consiste in un modo per ricompensare chi è più fedele, con yield (chiamiamoli così) talvolta rilevanti. Lo scopo principale è di evitare che il possessore di una determinata valuta sia tentato di venderla alla ricerca di profitto ma che invece continui a detenerla in ottica di crescita dei valori in portafoglio. Questo però è l’aspetto nuovo di un comparto rivoluzionario nel quale sono attive anche società più classiche, legate alla tradizionale distribuzione di dividendi monetari, tutte quotate a Wall Street. Alle quali il mercato guarda in ottica di progressivo accrescimento dei profitti derivanti da business in piena evoluzione, quale appunto la blockchain. Come sempre negli Usa occorre però non concentrarsi tanto sullo yield quanto sulla continuità dei versamenti, allo scopo di creare macchine da “cash” destinate a essere tenute per lungo tempo. 

Nomi e importi

Il dividend yield di Microsoft è modesto nella fase attuale, a causa della corsa del titolo negli anni. Si aggira sull’1,1% lordo ma gli importi versati sono significativi: l’ultimo è stato di 0,56 $ contro i precedenti 0,46 $ (da novembre 2018 ad agosto 2019) e 0,51 $ (da novembre 2019 ad agosto 2020). L’ottimo trend conferma come ci siano ancora rilevanti margini di crescita, seppur certamente una correzione del prezzo potrebbe riavvicinare lo yield a un valore ottimale del 2%.

Nettamente maggiore il dividend yield di IBM, più da azienda europea che statunitense. L’importo trimestrale di 1,63 $ è in crescita, sebbene più lenta rispetto per esempio a Microsoft. A fine 2017 si attestava infatti su 1,50 $, valore comunque rilevante. La stima annuale per il 2021 è di 6,52 $, cifra cospicua, fra le più alte dell’intero settore. La società sta investendo pesantemente sulla blockchain e - per fare degli esempi - da catene alimentari più sicure, intelligenti e redditizie a supply chain senza processi e documenti cartacei conduce i propri clienti in una nuova era di collaborazione e innovazione.

Intel si colloca a metà fra Microsoft e IBM, con uno yield in corso sul 2,3%, valore stimabile come obiettivo di medio termine per molti giganti del comparto. L’ultimo dividendo versato di 0,33 $ segna un progressivo lento aumento rispetto agli anni precedenti. La maggiore volatilità media del titolo consentirà però di cogliere magari nel 2021 un rendimento sul 3%.

Un po' anomalo l’inserimento in questo contesto di un’azione riferita a una leader del mercato in realtà finanziario. Si tratta di CME Group, Borsa mondiale di future, derivati e opzioni. Dal 2017 scambia anche opzioni e in seguito future sui Bitcoin, il che ha consentito di sviluppare nuovi prodotti su questi sottostanti. Il dividend yield della società si aggira sul 2,1% ma è solo una parte di quanto incassato dagli azionisti, visto che più volte negli ultimi anni sono stati distribuiti premi “una tantum”, il che consente di considerare un valore base in corso sull’1,8% e un valore complessivo di “gratifiche” superiore al 2,5%. 

Nvidia è collocata sulla parte bassa del range dei dividendi e i premi trimestrali si attestano dal 2018 su 0,16 $, con un effimero yield dello 0,12%, dovuto però anche alla rilevante corsa delle quotazioni negli ultimi mesi.

Un complesso gioco a incastri

Ottenere income dalla blockchain comporta un modo diverso di concepire gli investimenti, distribuendoli da una parte nell’ottica dell’alta profittabilità di quanto pagato dalla detenzione di alcune criptovalute, dall’altra verso i classici – seppur marginali ma in lenta crescita – dividendi delle società leader di questo mondo e infine nella direzione delle plusvalenze da repentini incrementi di quotazioni registrati su ambedue i fronti. Si assiste quindi a una concezione inedita di redditività attiva e passiva, figlia di una rivoluzione che è solo iniziata e che ha enormi prospettive di fronte a sé. In un modo o nell’altro (meglio in tutti e due) la blockchain deve essere quindi ormai presente in qualsiasi portafoglio costruito in ottica dinamica.