Il 12 maggio è stata presentata una denuncia al tribunale di New York con cui si citava in giudizio la società crittografica Dapper Labs, con l’accusa di violazioni delle leggi USA sui titoli.

Ad essere sotto accusa è la piattaforma NBA Top Shot dove si acquistano NFT (Non Fungible Token) che sono videoclip dei momenti salienti dei match e che è gestita appunto da Dapper Labs, la quale trattiene per sé il 5% delle commissioni sugli acquisti di queste particolari risorse.

Secondo l’attore della denuncia queste risorse NFT sono “titoli” ed in quanto tali possono essere venduti solo se registrati presso la SEC (Securities and Exchange  Commission). 

La denuncia fa leva su molti punti a partire dagli NFT a tiratura limitata così come sotto attacco è l’obbligo imposto da Dapper Labs di effettuare tutte le vendite successive esclusivamente sulla piattaforma NBA Top Shot. Ancora, la difficoltà che gli utenti riscontrano nel prelevare i propri fondi dai wallet integrati della Dapper Labs. 

In sintesi, il querelante sostiene che tali NFT siano acquistati e venduti a scopo di investimento, dove per per altro l’azienda ha una royalty del 5% sulle risorse, e anche che Dapper Labs controlli l’intero mercato, gestendo l’unico marketplace su cui possono avvenire gli scambi, e questo equipara gli NFT a “titoli”. Per la legge americana un bene diventa un titolo nel momento in cui passa quello che si chiama test di Howey, quando cioè viene commercializzato a scopo di trarne profitto e reinvestire i fondi stessi.

Motivo per cui se la SEC spesso ha puntato il dito contro NFT e criptovalute ha anche chiarito però che i Bitcoin ad esempio, in quanto moneta digitale il cui solo scopo è sostituire le valute fiat, non possono in alcun modo essere equiparati ai titoli, appunto perché non soddisfano il test di Howey e non rappresentano alcun contratto di investimento.

L’azione legale che coinvolge gli NFT prodotti dalla Dapper Labs per NBA Top Shot

Da quando la SEC ha portato di nuovo all’attenzione di tutti il problema degli asset crittografici e della loro equivalenza a titoli negoziabili si sono moltiplicate le class action che accusano i maggiori exchange di criptovalute ed NFT di vendita di titoli non registrati presso la SEC.

Una vicenda giudiziaria interessante coinvolge gli NFT di NBA Top Shot, che offrono highlights sportivi. Jeeun Friel, ha presentato una denuncia, per conto di quella che si definisce una classe di individui nelle sue medesime circostanze, contro la Dapper Labs che realizza appunto questi Non Fungible Token dedicati al basket americano.

La denuncia archiviata presso il tribunale federale del distretto meridionale di New York accusa la Dapper Labs di vendita di titoli non registrati, vediamo in dettaglio su cosa si basano le tesi di accusa e difesa.

I fondamenti dell’accusa contro gli NFT di Dapper Labs

La denuncia muove le basi dal fatto che i Non Fungible Token della Dapper Labs erano in origine costruiti su Ethereum, ma in un secondo momento la società ha creato la sua propria blockchain “Flow” dove operano appunto gli NFT della NBA.

Le risorse crittografiche possono essere acquistate nel marketplace della NBA dove la lega sportiva e Dapper Labs si spartiscono i soldi delle commissioni sulle transazioni. La denuncia sostiene quindi che questi NFT siano titoli perché rappresentano "un investimento di denaro in un'impresa comune con una ragionevole aspettativa di profitti derivanti dagli sforzi degli altri". Insomma, questi NFT passano il test di Howey che stabilisce cosa sia o meno un titolo.

Ancora, la denuncia sostiene che al momento di prelevare denaro dai wallet gestiti da Dapper Labs gli utenti hanno registrato ritardi significativi perché l’operazione fosse processata. Sul sito di NBA Top Shot la società afferma che il tempo medio per prelevare i soldi è di 21 giorni, mentre gli utenti lamentano un’attesa di 40 giorni.

Dapper Labs si difende dall’accusa in merito ai suoi NFT come titoli non registrati

La strategia difensiva di Dapper Labs si basa invece sull’impossibilità di stabilire che i suoi NFT siano titoli non registrati, insomma sostiene che le risorse non soddisfino il test di Howey.

Il test di Howey per stabilire cosa sia un titolo e quindi cosa risponda alla definizione di “impresa comune” tiene conto di due modalità: una condivisione orizzontale o verticale degli investimenti.

Nel primo caso gli investitori mettono in comune le proprie risorse e ottengono una distribuzione proporzionale dei profitti. Nel caso di una condivisione verticale esiste una parte terza che fa da promotore agli investimenti.

Secondo Dapper Labs l’acquisto di un NFT sulla piattaforma NBA Top Shot non rappresenta una condivisione di investimenti di alcun tipo né orizzontale né verticale; i proprietari in pratica non mettono in comune nulla, perciò il test di Howey non è soddisfatto e le risorse non sono titoli.

Ancora, questi particolari NFT non sono venduti e sponsorizzati come redditizi al fine di speculazioni e trading, ma solo come oggetti sportivi da collezione.