Uno dei problemi collegati al mondo degli NFT (Non Fungible Token) è certamente quello del plagio a cui le opere digitali sono soggette molto più di quelle fisiche, vista la facilità di duplicazione. Nel caso degli NFT la facilità delle operazioni di plagio è anche dovuta al fatto che oggigiorno creare un Non Fungible Token a partire da un’immagine, un video o un file audio è un’operazione semplice e dai costi davvero bassi.

Si pensi che l’exchange con il più alto volume di scambio, OpenSea, ha dichiarato pubblicamente che ben l’80% degli NFT presenti sulla piattaforma sono frutto di plagio o di una violazione di qualche tipo.

Nel tentativo di limitare il problema DeviantArt ha annunciato che il suo servizio DeviantArt Protect, che mira proprio a scansionare Internet al fine di scovare le opere frutto di plagio, sarà disponibile per chiunque e non più solo per gli artisti che lanciano le proprie collezioni sulla medesima piattaforma.

Che cos’è DeviantArt e come protegge gli NFT dal plagio

DeviantArt Protect è un software lanciato nel 2021 la cui funzione è rilevare eventuali copie di un’opera d’arte digitale in rete. Il sistema, inserita l’opera, scansiona la rete Internet alla ricerca di duplicati dopodiché l’autore viene informato dei risultati. In questo caso l’artista può contattare la piattaforma dove si trova l’NFT frutto di plagio e chiederne la rimozione.

Il software è nato allo scopo di combattere il plagio nell’arte digitale in genere, ma è diventato incredibilmente popolare quando ha iniziato a supportare gli NFT rilevando eventuali violazioni degli stessi. Fino adesso DeviantArt ha scansioni 355 milioni di NFT con 245.000 segnalazioni di violazioni. 

DevianArt Protect aperto a tutti quelli che vogliono mettere in sicurezza i propri NFT

Fino adesso però questa importante piattaforma aveva un grosso limite e cioè che a poter usare il sistema erano solo gli artisti la cui collezione di NFT veniva ospitata direttamente sul sito di DeviantArt.

DeviantArt ha però annunciato che da adesso in poi il servizio sarà disponibile per chiunque.

L’iscrizione base permette di proteggere con DevianArt Protect di un totale di 10 immagini anche NFT, della dimensione massima di 2 GB. In alternativa, c’è la possibilità di un piano a pagamento che costa 9,95 dollari al mese e con cui invece possono essere supportate fino a 1.000 immagini con 50GB di spazio di archiviazione.

Che cos’ha DeviantArt di diverso dai suoi competitors?

DeviantArt assomiglia in parte ai suoi competitors, ma si differenzia anche da essi per un aspetto specifico.

Oltre a DevianArt Protect esistono infatti servizi quali Copytrack e Pixsy che permettono anche loro una scansione dell’intera rete internet al fine di trovare immagini che sono soggette in qualche modo a violazione.

Solo che lo scopo di queste due piattaforme è principalmente quello non solo di individuare il ventisei violazioni, ma anche di riscuotere dagli artefici della violazione i diritti di licenza, cioè il copyright. Questo pone per molti artisti dei problemi ideologici.

In questo DeviantArt si distacca perché lo scopo è identificare la violazione e informare l’artista, ma non occuparsi della riscossione dei diritti d’autore da terzi.

I limiti di DevianArt nell’individuazione degli NFT contraffatti

Uno dei limiti di DevianArt, come molti artisti hanno sottolineato, è che però il sistema non essendo integrato nelle piattaforme di scambio di NFT crea un meccanismo complesso di rimozione dei Non Fungible Token creati attraverso violazioni di qualche tipo. Perché l’autore viene informato che un singolo NFT è stato soggetto a plagio, dopodiché per ogni Non Fungible Token soggetto a violazione l’artista deve in prima persona contattare la piattaforma di scambio e chiedere la rimozione dei singoli esemplari.

Vista proprio la facilità di creazione di un NFT, in genere, fatta la segnalazione e rimosso l’esemplare, non passano che pochi giorni che un altro identico appaia sul mercato.

Come potrebbe essere risolto il problema del plagio in relazione agli NFT

A febbraio di quest’anno la Cent, che è l’azienda che ha curato la vendita di NFT famosissimi e di valore come quello del primo Tweet di Jack Dorsey, ha sospeso la vendita di moltissimi dei suoi pezzi proprio per problemi legati al plagio.

La Cent facendo questo ha sottolineato la difficoltà nella rimozione completa del materiale contraffatto dalle piattaforme di scambio, perché fatta la segnalazione e rimosso l’esemplare altri identici spuntano come funghi solo pochi giorni dopo.

In ogni caso, dobbiamo anche dire che il problema del plagio non è qualcosa che nasce solo in relazione ai Non Fungible Token, ma è piuttosto un problema che attanaglia l’arte digitale. Nel caso degli NFT molto utile per risolvere la questione potrebbe essere l’integrazione di software quale DeviantArt direttamente nelle interfacce delle piattaforme di scambio di Non Fungible Token.

In questo senso, uno degli obiettivi di DeviantArt sul lungo periodo è proprio quello di iniziare una collaborazione con exchange quali OpenSea.

I problemi degli NFT: oltre al plagio il wash trading

Ma se il plagio attanaglia non solo gli NFT, ma l’arte digitale in genere, in realtà i Non Fungible Token hanno anche una serie di problemi specifici legati ad un utilizzo illecito.

Un’altra pratica comune che non riguarda il plagio è il wash trading. Di base si crea un NFT, che non vale molto, ma attraverso indirizzi diversi di wallet crittografici la stessa persona finge di acquistare più volte il Non Fungible Token così da gonfiarne il valore e rivenderlo al povero sfortunato che pensa di avere davanti un NFT molto richiesto e quindi di valore.

Queste pratiche nel mondo degli NFT sono molto diffuse e difficili da bloccare perché le risorse crittografiche hanno un problema fondamentale è cioè che tanto per i Non Fungible Token quanto per le criptovalute non esiste nessuna forma di regolamentazione.

Gli NFT e il problema della mancata regolamentazione. L’esempio di Sorare

La mancata regolamentazione pone una serie di problemi al mercato crittografico, un esempio lampante è quanto accaduto con la nota piattaforma Sorare che permette di giocare al Fantacalcio online usando come giocatori delle risorse NFT. Ovviamente il valore di questi NFT varia in base alle prestazioni del singolo giocatore in campo, proprio come accade nel Fantacalcio.

Qualche tempo fa alcuni giocatori della squadra dell’Ajax hanno usato informazioni a loro riservate sulla formazione delle squadre prima che si svolgessero incontri al fine di un trading redditizio su Sorare, ma anche non del tutto onesto.

La vicenda si svolge ad aprile pochi giorni prima della finale della Coppa d’Olanda e coinvolge i giocatori Daley Blind e Davy Klaassen. 

Alla vigilia del match la formazione titolare “ufficiale” contava in squadra il portiere André Onana. I due giocatori però sapevano benissimo che in realtà in quell’incontro sarebbe rientrato dopo un lungo infortunio il portiere Maarten Stekelenburg.

Hanno così venduto su Sorare il Non Fungible Token di André Onana e acquistato invece quello di Maarten Stekelenburg, prevedendo come è accaduto che il primo NFT sarebbe sceso di valore, mentre l’altro avrebbe avuto un incremento di prezzo.

Tecnicamente quello commesso dai giocatori della squadra di calcio olandese è insider trading, cioè una pratica disonesta con cui si trae vantaggio da informazioni riservate che si posseggono. 

Tuttavia, nel caso degli NFT non esiste alcuna regolamentazione che metta gli utenti al riparo da queste pratiche.