Che gli NFT (Non Fungible Token) siano diventati la nuova frontiera dell’arte digitale ed anche la vasta applicazione che trovano in questo settore è cosa piuttosto nota.

Un aspetto che però non è altrettanto noto è l’incredibile ruolo che queste risorse crittografiche hanno avuto nello sviluppo di una particolare branca dell’arte generativa e cioè l’arte algoritmica.

L’arte generativa non nasce con l’era digitale, ma in tempi molto più lontani quando si sviluppa il concetto di opera d’arte che crea se stessa, dove ogni esemplare di questa espressione artistica deve presentare una certa dose di casualità nella sua generazione.

L’arte algoritmica applica questo concetto alla scienza informatica, dove parte del compito della genesi dell’opera è affidata appunto ad un algoritmo.

Gli NFT, permettendo di rendere tracciabile e attribuire una proprietà unica ad una determinata opera digitale, rappresentano lo strumento perfetto per la generazione di opere d'arte algoritmica.

Di questo gruppo fanno parte sia opere singole di artisti famosi, ma anche collezioni di NFT in serie: i tanto noti CryptoPunk e i Bored Ape Yacht Club (BAYC) sono espressione di arte algoritmica.

Come nasce l’arte algoritmica e come abbraccia NFT e tecnologia blockchain

La nascita del concetto di arte generativa risale a più di due secoli fa ed è attribuita al noto compositore Mozart, che avrebbe pubblicato un gioco dove lanciando dei dadi, in modo del tutto casuale, si dovevano unire estratti di melodie diverse allo scopo di crearne una nuova.

Quello che questo esperimento voleva illustrare è il concetto di un’opera d’arte che crea se stessa e nasce da un determinato elemento di casualità. Ovvero, il lavoro dell’artista esiste perché è lui che ha composto i singoli pezzi delle melodie, ma il risultato finale, cioè la nuova canzone, è frutto della casualità.

Se applichiamo questo concetto ai nostri giorni e lo facciamo incontrare con la tecnologia informatica nasce l’arte algoritmica, dove a generare l’elemento “casualità” è un computer.

Anche in questo caso l’arte algoritmica non è negazione dell’opera dell’artista a cui appartiene la creazione delle parti che l’algoritmo si limiterà ad assemblare per creare un nuovo prodotto finale in formato NFT.

Capire che cos’è l’arte algoritmica attraverso l’esempio degli NFT della collezione Bored Ape Yacht Club (BAYC)

Forse l’esempio più semplice per capire cos’è l’arte algoritmica sono gli NFT delle tanto note scimmiette appartenenti alla collezione intitolata Bored Ape Yacht Club (BAYC).

10.000 NFT che partono tutti dall’immagine di una scimmia, ma che varia per diversi tratti, quali lo sfondo e gli accessori. Nel dettaglio ogni risorsa della collezione può avere fino a 7 tratti.

L’artista crea i singoli elementi, cioè tutti i possibili attributi e l’immagine base, ma la generazione dei singoli NFT, cioè quale scimmia avrà quel determinato assortimento di tratti, è determinata da un algoritmo. 

L’artista crea graficamente la scimmietta, i vari vestiti, i vari sfondo e poi un software crea le 10.000 alternative.

Diversamente gli antenati dei BAYC cioè i “Rare Pepes”, che erano NFT sempre in serie e dove il soggetto era una rana, rappresentavano risorse create ognuna singolarmente con Photoshop, non era quindi un esempio di arte algoritmica.

L’applicazione della tecnologia blockchain nel campo dell’arte algoritmica

Veniamo agli NFT in senso stretto, cioè alla tecnologia blockchain applicata all’arte algoritmica. Un’opera d’arte algoritmica può essere creata anche in un qualsiasi formato audio, video o anche una semplice immagine JPEG.

Il problema dell’arte digitale è che un file JPEG, un MP4, etc. può essere duplicato e possono essere creati due file identici indistinguibili.

Un’opera d’arte in formato NFT può essere duplicata solo in apparenza, ovvero se dal punto di vista estetico chiunque può estrapolare il file contenuto in un Non Fungible Token è crearne uno identico, l’uguaglianza riguarda solo l’aspetto. Ogni NFT ha un ID unico che lo distingue dall’altro e che permette ad un’attenta analisi di identificare ad esempio quale sia l’opera originale e quale quella plagiata, cosa che una semplice immagine JPEG non permette.

Ancora, quando un NFT viene venduto e quindi trasferito da un wallet ad un altro anche questi passaggi di proprietà vengono registrati sulla blockchain, che rappresenta un archivio digitale su cui si registrano transazioni, con un Non Fungible Token può aver un solo ed unico proprietario.

La proprietà del file viene quindi aggiornata e tracciata nel tempo, motivo per cui quasi tutti gli artisti digitali, sia o meno la loro una creazione e di arte algoritmica, stanno cominciando a preferire i Non Fungible Token a tutte le altre alternative.

La diffusione dell’arte algoritmica e anche delle risorse NFT in genere si è avuta l’anno scorso, quando opere d'arte digitale di questo tipo è in forma di Non Fungible Token, sono state messe in vendita da case d’asta antiche e famosissime come Sotheby’s e Christie’s.