Avvio di seduta positivo per Eni, +0,8% a 14,90 euro, che archivia il 2018 con risultati in crescita e migliori rispetto alle attese. In base ai dati preconsuntivi l'esercizio si è chiuso con utile netto adjusted pari a 4,592 miliardi di euro, +93% a/a e oltre il consensus Bloomberg pari a 4,323 miliardi di euro, mentre l'utile operativo adjusted è salito del 94% a 11,242 miliardi (consensus Bloomberg 11,128 miliardi).

*Nel quarto trimestre la produzione di idrocarburi *ha raggiunto gli 1,872 milioni di barili al giorno, in calo dagli 1,892 dello stesso periodo del 2017 e sotto gli 1,881 milioni del consensus pubblicato sul sito del gruppo. Nel trim4 l'utile operativo adjusted si è attestato a 2,994 miliardi di euro, +49% a/a e sopra il consensus a 2,88 miliardi, mentre l'utile netto adjusted ha fatto segnare 1,459 miliardi, +55% a/a e molto al di sopra degli 1,19 miliardi attesi.

L'utile netto "reported" è sceso a 499 milioni di euro da 2,047 miliardi nel quarto trimestre 2017 che però "beneficiava della contabilizzazione di plusvalenze connesse all'implementazione del Dual Exploration Model con il closing delle cessioni del 40% del progetto Zohr e dell'interest del 25% nel permesso esplorativo in sviluppo di Area 4 in Mozambico con la rilevazione di plusvalenze nette di circa €2,7 miliardi". L'a.d. Claudio Descalzi proporrà al cda del 15 marzo (approvazione del bilancio 2018) un dividendo di 0,83 euro per azione (precedente: 0,82). Il 15 marzo verrà anche presentato il piano strategico 2019-2022. Oggi alle 12 la conference call sui dati 2018.

L'analisi del grafico di Eni evidenzia il movimento rialzista partito dal minimo di fine 2018 a 13,42 euro: l'eventuale superamento del massimo del 5 febbraio a 14,9920 riattiverebbe il rialzo verso area 15,70 (supporto/resistenza tra settembre e novembre 2018), con obiettivo successivo sul picco pluriennale a 16,89 toccato nel maggio scorso. Discese sotto il minimo di una settimana fa a 14,4380 determinerebbero il completamento del potenziale doppio massimo in formazione dal 5 febbraio, un pattern ribassista capace di respingere le quotazioni sul minimo del 14 gennaio a 13,9120, ultimo supporto utile per scongiurare il ritorno sui livelli di fine 2018.