Ieri il cda di Enel ha approvato i dati definitivi dell'esercizio 2018, confermando i preliminari comunicati lo scorso 6 febbraio: ricavi a 75,6 miliardi di euro (74,6 miliardi di euro nel 2017, +1,3%), EBITDA ordinario a 16,2 miliardi di euro (15,6 miliardi di euro nel 2017, +3,8%); EBITDA a 16,3 miliardi di euro (15,7 miliardi di euro nel 2017, +3,8%), indebitamento finanziario netto a 41,1 miliardi di euro (37,4 miliardi di euro a fine 2017, +9,9%). Il cda di ieri ha aggiunto solo il dato relativo all'utile netto, balzato a 4.789 milioni di euro (+26,7% dai 3.779 milioni nel 2017) grazie ad alcune poste straordinarie: l'utile netto ordinario si attesta a 4.060 milioni di euro (+9,5% dai 3.709 milioni nel 2017). Proposto un dividendo di 0,28 euro per azione (di cui 0,14 pagati in acconto a gennaio) da 0,2370 l'anno scorso. Confermata la guidance 2019 (EBITDA ordinario a circa 17,4 miliardi di euro, utile netto ordinario a circa 4,8 miliardi, dividendo minimo a 0,32 euro per azione) e i progressi nella realizzazione dei principi fondamentali del Piano Strategico 2019-2021. L'analisi del grafico di Enel evidenzia il rally generato dal doppio minimo formatosi tra settembre e ottobre 2018 (oltre +30% da allora), con il titolo salito ieri a toccare i massimi dal 2008 e a mettere pressione sulla resistenza strategica di lungo periodo rappresentata dal top di fine 2017 a 5,5850 euro. L'eventuale perentorio superamento di questo ostacolo determinerebbe la riattivazione del movimento ascendente originato dal minimo storico del 2012 verso 5,75 in prima battuta e, nel medio periodo, sui 6,40. In ottica temporale più estesa l'obiettivo è il massimo storico del 2000 a 8 circa. Discese sotto 5,43 anticiperebbero un test di area 5,30, supporto decisivo nel breve per evitare una correzione sui riferimenti a 5,00/5,10.