Banco BPM ha messo a segno un rimbalzo dopo il test in area 1,825 del lato alto del canale ribassista partito dal top di maggio 2018, linea superata al rialzo il 26 febbraio e ora supporto. La rottura a 1,96 della media esponenziale a 100 giorni, toccata quotidianamente con funzione di resistenza nelle ultime sedute e superata venerdi' (massimo intraday a 2,059 con marginale flessione successivamente comunque al di sopra dei 2 euro) apre la strada al test di 2,15, 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco di maggio, resistenza critica gia' toccata senza successo dai massimi del 28 febbraio e del 1° marzo (quando era coincidente con la media esponenziale a 200 giorni, ora passante a 2,09 circa). Oltre 2,15 il target si sposterebbe a 2,23 circa, gap ribassista del 28 settembre scorso. Solo sotto 1,90 rischio di cali verso 1,8220/40, minimo del 27 e 29 marzo, e 1,73 euro. Il titolo e' stato premiato venerdi', come del resto tutto il comparto bancario, dalle trimestrali dei colossi USA JP Morgan e Wells Fargo migliori delle attese. Positiva anche la notizia del collocamento giovedi' da parte di Banco Bpm di un'obbligazione perpetua (richiamabile ogni 5 anni a partire dal 18 giugno 2024) di tipo Additional Tier 1 per un ammontare pari a 300 milioni di euro, destinata agli investitori istituzionali. La cedola semestrale, non cumulativa, è stata fissata all'8,75%, rispetto ad una prima indicazione di 8,875%, derivante dal positivo riscontro degli ordini ricevuti.

Telecom Italia ha perso terreno nella seconda parte della scorsa settimana a causa di indiscrezioni secondo cui Sky Italia potrebbe entrare nella telefonia fissa a fine estate. L'ipotesi circola da tempo: un anno fa Sky annunciò il lancio di servizi in banda larga tramite Open Fiber. Secondo alcuni analisti sentiti da Reuters il rischio di arrivo di Sky sul fisso è però già incorporato nello scenario su cui si basano le valutazioni di Telecom. Repubblica ha poi ripreso l'indiscrezione aggiungendo un dettaglio che potrebbe essere importante: sembra che Sky Italia abbia dato mandato a una società specializzata nella ricerca di dirigenti di alto profilo (Heidrick&Struggles) per cercare un sostituto dell'a.d. Andrea Zappia, che lo scorso novembre è stato nominato chief executive Continental Europe di Sky. La scelta potrebbe cadere su Maximo Ibarra, attualmente CEO della compagnia telefonica olandese KPN e con un passato in Wind e Wind Tre. Oltre a Ibarra sarebbero in gara anche Alberto Calcagno (a.d. di Fastweb) e Pietro Scott Jovane (ex Telecom Italia e RCS MediaGroup). Dal profilo dei manager citati parrebbe chiara l'intenzione di Sky di puntare sulla telefonia. Infine, nel fine settimana Repubblica ha riferito (e una fonte vicina al dossier lo ha poi confermato a Reuters) che Telecom ha chiesto all'AgCom di attendere prima di esprimersi sul progetto di separazione della rete proposto dall'ex a.d. Amos Genish: il progetto stesso verrà infatti modificato con il progredire dei negoziati sulla creazione di una rete unica con Open Fiber. L'analisi del grafico di Telecom Italia evidenzia il recupero dai minimi pluriennali di gennaio e le difficoltà incontrate sin da inizio marzo nell'alimentare il movimento. Il titolo è sceso a ridosso dei riferimenti di area 0,51 euro, decisivi per mantenere integre le possibilità di riattivazione del rimbalzo. Primi segnali positivi oltre 0,54 per gli importanti ostacoli posizionati tra 0,57 e 0,59: una vittoria su questi ultimi livelli determinerebbe un netto miglioramento del quadro grafico di medio periodo, prospettando estensioni verso 0,67 almeno. La perentoria rottura di 0,51 preannuncerebbe invece un test di 0,4689, minimo dell'8 febbraio e ultimo sostegno utile per scongiurare il ritorno sugli 0,4330 del 23 gennaio.