*Banco BPM *si oppone alle vendite: il titolo ha toccato un minimo intraday mercoledi' a 1,584 euro per poi rimbalzare in area 1,64, al di sopra della chiusura di martedi' a 1,6265 euro. La banca ha annunciato "la revisione dell'assetto organizzativo che non prevede la figura del Direttore Generale e introduce, oltre alla conferma dei Condirettori Generali, le figure del Chief Lending Officer (CLO) e del Chief Financial Officer (CFO) attribuendone la responsabilità, rispettivamente a Carlo Bianchi e a Edoardo Ginevra". Incontrando la stampa estera a Milano l'ad della banca Giuseppe Castagna ha affermato che, in caso venga raggiunta la redditivita' prevista, potrebbe essere decisa la distribuzione di un dividendo. Positiva anche la notizia che l'agenzia di rating Moody's ha migliorato i rating: quello a lungo termine sui depositi sale a Baa3 da Ba1 con outlook stabile e quello BCA (Baseline Credit Assessment) sale a ba3 da b1. Il rimbalzo si e' avviato dopo che i prezzi hanno archiviato la seduta del 28 maggio con una candela giornaliera di tipo "hammer", elemento che compare spesso in prossimita' di forti supporti e che puo' quindi divenire la base per tentativi di ripresa. Servira' ora la rottura di area 1,70 per avere ulteriori conferme positive che potrebbe fare sperare nel test a 1,775 della media esponenziale a 20 giorni. In caso di superamento anche di questo livello il titolo potrebbe mettere nel mirino il gap ribassista lasciato il 9 maggio tra 1,9165 e 1,9680. La mancata rottura di 1,70 e la violazione di 1,5840, minimo del 28 e 29 maggio, potrebbero invece portare al test dei minimi dello scorso ottobre a 1,52 euro.

Seduta negativa ieri per* Salvatore Ferragamo*, -1,46% a 19,9550 euro, a causa della debolezza del settore lusso in scia al crollo di Abercrombie & Fitch al NYSE. Il titolo ha perso il 26,47% dopo aver annunciato vendite trimestrali (a perimetro costante) in crescita dell'1% contro il +1,3% del consensus. Deludente anche la stima per il trimestre in corso (vendite "same-store" attese piatte contro il +2,4% del consensus). Sulle azioni del gruppo fiorentino hanno influito anche le parole del presidente Ferruccio Ferragamo, il quale ha ribadito in un'intervista che la famiglia non intende mettere in vendita la storica casa produttrice di scarpe e pelletteria di lusso: l'ipotesi di cessione costituisce un catalizzatore per gli acquisti sul titolo e quindi il venir meno della stessa riduce l'appeal speculativo. L'analisi del grafico di Salvatore Ferragamo evidenzia il recupero partito a gennaio, movimento che ha portato i prezzi a ridosso dei massimi allineati visti tra settembre e novembre a 21,70/21,90 euro. Nelle ultime due settimane il titolo ha perso terreno ma le possibilità di assistere a un attacco alle resistenze citate restano in piedi: in caso di successo le quotazioni avrebbero via libera verso 25,50 (picco di un anno fa), con obiettivo intermedio a 23,50. Discese sotto 19,70/19,80 anticiperebbero invece un test di 18,70/18,80, supporto decisivo per scongiurare il ritorno sui 16,9550, minimo pluriennale toccato il 24 gennaio.