Vincent Bolloré, il finanziere bretone cui fa riferimento il 5% di Mediobanca, ha dichiarato di appoggiare l'attuale guida dell'istituto di Piazzetta Cuccia sotto l'egida di Alberto Nagel.

Gli assetti della governance attuale di Mediobanca da mesi fanno discutere, dopo che lo stesso Bolloré è uscito dal patto parasociale ormai ristretto a poco più del 20% del capitale.

Nei giorni scorsi è circolata infatti insistentemente la voce di Leonardo Del Vecchio *sia ormai prossimo al 10%, soglia oltre la quale il patron di Essilor Luxottica deve essere autorizzato dalla Banca d'Italia a salire ancora. In vista del prossimo incontro del 12 novembre per la presentazione del piano industriale di Mediobanca Del Vecchio ha infatti chiesto una discontinuità con un business di Piazzetta Cuccia non più basato solo su *Generali e Compass, ma più allargato a un futuro di ampio respiro da banca di investimenti.

In molti hanno visto in queste affermazioni una implicita critica all'attuale guida della banca mentre non può essere dimenticato che Del Vecchio con il 3,16% del capitale di *Generali *(da tabelle Consob) è in pratica il terzo socio della compagnia assicurativa triestina (13,46%) e Francesco Gaetano Caltagirone (5,03%).

Tornando a Mediobanca l'endorsement di Bolloré all'amministrazione Nagel segue di pochi giorni quello di Ennio Doris *e del gruppo *Mediolanum, già socio al 3,43% di Mediobanca e membro del patto citato. Doris ha sottolineato di essere pronto a portare la quota della holding di famiglia in Mediobanca dallo 0,4% all'1% e di sostenere i risultati di Nagel che ha continuato a distribuire dividendi nonostante l'impegnativa trasformazione industriale in corso e non ha chiesto in tempi di crisi nessun aumento di capitale.