Lunedì nero a Piazza Affari che ha fatto segnare una delle peggiori performance dell'ultimo anno e mezzo. La borsa italiana è apparsa tra le peggiori in Europa, ma le perdite non hanno risparmiato nessuno. A pesare sui listini le tensioni geopolitiche in Ukraina tra Usa e Russia e l'attesa per questa settimana del meeting della Fed che potrebbe fornire indicazioni forse già su un primo incremento dei tassi a marzo e sulla riduzione del bilancio.
Indicazioni contrastanti sono giunte dagli indici PMI europei di stamane, con il manifatturiero di gennaio in crescita oltre le attese, ma il PMI servizi in calo al di sotto delle stime. Si teme ancora che il diffondersi della variante Omicron e i rincari dell'energia possano minare la ripresa.

Il FTSE MIB segna -4,02%, il FTSE Italia All-Share -3,78%, il FTSE Italia Mid Cap -4,21%, il FTSE Italia STAR -4,61%.
BTP e spread in peggioramento. Il rendimento del decennale segna 1,35% (chiusura precedente a 1,34%), lo spread sul Bund 144 bp (da 141) (dati MTS). Soffre anche l'Euro sui minimi dal 10 gennaio contro dollaro a causa delle citate tensioni sul fronte russo. La moneta unica perde terreno nei confronti del dollaro dopo che la NATO ha comunicato che rinforzerà la presenta militare nell'Europa Orientale inviando navi e aerei. La decisione arriva a seguito del posizionamento di circa 100 mila soldati russi a ridosso del confine con l'Ucraina: c'è il rischio di invasione. Regno Unito e USA hanno ordinato la parziale evacuazione delle rispettive ambasciate ucraine.
Indici azionari americani in forte calo dopo due ore circa di scambi, con le perdite superiori ai 3 punti percentuali. Markit ha reso noto che nel mese di gennaio l'Indice PMI Manifatturiero (flash) è atteso a 55 punti in forte rallentamento dai 57,7 punti del mese precedente, sui minimi da 15 mesi. In calo l'indice dei servizi, a 50,9 punti da 57,6 precedenti. L'indice Composite è atteso a 50,8 punti da 57 punti precedenti.
A Milano da segnalare lo stacco dell'acconto sul dividendo da parte di Snam -2,73% e Enel -3,48%, a valere sui risultati dell'esercizio 2021, pari rispettivamente a 0,1048 e 0,19 euro per azione. Depurando la performance dall'effetto-cedola i due titoli sono riusciti a contenere le perdite.
Telecom Italia -2,48% dopo la nomina venerdì di Pietro Labriola a amministratore delegato. Il manager manterrà anche l'incarico di direttore generale. Si segnalano le indiscrezioni di Reuters del fine settimana secondo cui Iliad e Vodafone stanno trattando la combinazione delle rispettive attività in Italia. La newco avrebbe circa il 36% della telefonia mobile nel nostro Paese, superando l'attuale leader TIM. La notizia, in apparenza negativa per Telecom, secondo alcuni analisti va invece vista positivamente: la riduzione del numero dei competitor avrebbe infatti l'effetto di ridurre la concorrenza e quindi la corsa al ribasso dei prezzi del settore.
In forte calo i maggiori titoli industriali. Stellantis segna una flessione di 7,39 punti percentuali, mentre il CNH Industrial cede il 6,58 per cento. Male anche la holding Exor (-6,39%) mentre Interpump segna un ribasso del 4,59% ed STM uno del 4,81 per cento. Cattive performance anche per Pirelli (-5,47%), Iveco (-7,12%) e Prysmian (-4,62%).
In rosso anche il comparto petrolifero in scia al calo del prezzo del greggio con il Brent tornato attorno a 85,5 dollari al barile ed il WTI a 82,4 dollari. Eni -3,2%, Saipem -4,83%, Tenaris -4,92%. Le vendite hanno colpito anche il comparto bancario con Intesa Sanpaolo che ha perso il 3,35%, Unicredit -2,52% mentre Banco BPM e BPer Banca hanno lascito sul terreno il 4,6% circa.
Tra i titoli in controtendenza ePRICE ha fatto registrare un +48,57% dopo che il cda ieri "ha preso atto di una manifestazione d'interesse pervenuta da parte di Negma Group Ltd finalizzata al risanamento di ePrice". L'offerta prevede una ripatrimonializzazione della società (che deve ricapitalizzare causa riduzione del capitale sotto i limiti di legge) e la trasformazione della stessa in una investment company. Il cda ha quindi dato l'ok all'avvio "di una light due diligence da completarsi entro il 31 gennaio 2022 e la richiesta di un periodo di esclusiva sino al 15 febbraio 2022 per definire termini e condizioni di un accordo definitivo". Il cda esaminato i dati 2020 differendone l'approvazione in attesa della definizione dell'offerta di Negma: ricavi -21,4% sul 2019, EBITDA adj -13,03 milioni di euro, risultato netto -34,575 milioni.
CrowdFundMe ha limitato le perdite (-0,84%) dopo l'ottima performance di venerdì (+3,48% a 4,76 euro). Il gruppo attivo nel Crowdinvesting (Equity Crowdfunding, Real Estate Crowdfunding e Corporate Debt) ha comunicato che a gennaio ha superato la soglia di 70 milioni di euro di raccolta capitali complessiva dall'inizio dell'operatività nel 2016. Solo negli ultimi 12 mesi, CrowdFundMe ha visto un aumento della raccolta del 58% sul 2020 (17,3 milioni di euro) e del 175% sul 2019 (10 milioni).

(AC - www.ftaonline.com)