Tenaris (-1,3% a 9,3340 euro) chiude l'esercizio 2019 con un quarto trimestre caratterizzato da risultati inferiori alle attese. I ricavi si sono attestati a 1,741 miliardi di dollari, -17% a/a e inferiori agli 1,752 del consensus Bloomberg. L'EBITDA è sceso del 32% a 290 milioni con magine a 16,7% (consensus 324 milioni e 18,5%). L'EBIT si è attestato a 152 milioni, -15% a/a (consensus 183). L'utile netto attribuibile ai soci è sceso del 33% a 152 milioni, poco sopra i 146 del consensus. Confermato a 0,41 dollari per azione il dividendo (compreso l'acconto da 0,13 pagato a novembre).

Lo scenario per il 2020 appare incerto: in USA e Canada l'attività di perforazione è attesa stabile dopo il declino del 2019; un recupero è previsto nel Golfo del Messico e America Latina; sostanzialmente invariata l'attività di perforazione nell'Emisfero Est; la domanda globale di tubi è prevista in leggero declino nel 2020. I ricavi nell'attuale esercizio sono però visti in crescita grazie all'integrazione di IPSCO e alle maggiori vendite di prodotti premium per progetti di perforazione offshore. I margini nel primo trimestre sono attesi in linea con quelli del quarto 2019 a causa delle attuali perdite di IPSCO ma dovrebbero risalire durante l'anno grazie alle sinergie derivanti dal progresso del processo di integrazione.

L'analisi del grafico di Tenaris mette in evidenza il movimento ribassista in essere dalla primavera 2018, movimento che ha spinto i prezzi verso i fondamentali supporti a 8,50/8,60 euro. L'eventuale violazione di questi riferimenti favorirebbe ulteriori flessioni in direzione del minimo del 2009 a 5,9540. Prime conferme in tal senso sotto area 9,20 e 8,95. Segnali di forza invece oltre 9,85, prologo a un attacco a 10,55/10,60: in caso di successo via libera verso 12,30 e 13,50.