Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, ha svolto le seguenti considerazioni e analisi sulle possibili ripercussioni economiche e finanziarie derivanti dall'epidemia di coronavirus. Le notizie di questi giorni hanno colto di sorpresa le istituzioni e i cittadini; comprensibilmente la preoccupazione per la salute prende il sopravvento rispetto a qualsiasi considerazione finanziaria.

Dal nostro punto di vista dobbiamo però sforzarci di concentrarci sulle ripercussioni economiche del coronavirus, che saranno significative: ci aspettiamo un impatto negativo fino a 2 punti percentuali per il PIL cinese e anche l'Italia avrà un danno economico derivante dall'emergenza emersa in questi giorni.

Dalla riunione del G20 a Riad, il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha fatto riferimento a un impatto per l'Italia anche superiore allo 0,2% del PIL; la possibile entità potrà dipendere dalla rapidità con la quale il focolaio di epidemia verrà messo sotto controllo. La Lombardia è la regione più colpita ed è anche quella più importante dal punto di vista economico, al centro di numerosi eventi internazionali. Subiranno conseguenze indirette molti altri Paesi, soprattutto quelli a vocazione industriale.

Sulla base delle precedenti epidemie (Sars, Mers, Ebola) si potrebbe ipotizzare che l'impatto economico, per quanto severo, possa essere limitato a poco più di un trimestre. Vi sono però delle considerevoli differenze.

Il terziario potrebbe reggere meglio rispetto al passato, grazie alla possibilità di lavorare da casa; d'altra parte, in Occidente le aziende hanno ridotto i magazzini dopo il credit crunch del 2008 e di conseguenza possono incorrere più rapidamente in problemi di approvvigionamento. Insomma, non possiamo contare su paralleli molto affidabili.