I membri del Gruppo della Moneta Fiscale (Biagio Bossone, Massimo Costa, Stefano Sylos Labini e il sottoscritto) naturalmente condividono in ampia misura l’analisi sottostante al progetto MF / CCF e alle sue possibili modalità di avvio.

Però c’è un punto dove mi trovo, abbastanza di frequente, non del tutto in linea con le opinioni dei miei colleghi. E’ la necessità (o meno) di un ampio battage informativo che accompagni l’introduzione dello strumento MF / CCF, soprattutto nelle sue prime fasi.

E’ un tema di marketing e comunicazione, non di macroeconomia o di finanza aziendale, quindi sono al di fuori dei miei campi di specializzazione.

Rimango però dell’idea che lo strumento MF / CCF acquisirà notorietà e sarà, velocemente, accettato, per il semplice motivo che chi lo riceve constaterà le sue valenze. Se la legge dice che vale 1:1 per soddisfare obbligazioni d’imposta (a partire da una data futura sufficientemente prossima) non c’è ragione per cui debba essergli riconosciuto – volontariamente, da chi si trova a possederlo – un valore significativamente più basso dell’euro.

A condizione, naturalmente, che non lo si emetta in quantità tali da renderlo, in pratica, difficile da utilizzare, se non in tempi decisamente più lunghi di quelli ipotizzati. Ma è un’eventualità remotissima, per le ragioni qui illustrate.

L’esempio può sembrare banale, ma chi ha circa la mia età (o qualche anno in più…) ricorda bene l’utilizzo dei gettoni telefonici per ovviare alla scarsità di monete da 200 lire, negli anni Settanta.