Speriamo che con il voto odierno sia stato definitivamente affossato un disegno di legge veramente vergognoso, la cui approvazione avrebbe creato gravi ripercussioni di carattere sociale.

Ovviamente mi sto riferendo al DDL Zan quello sulla cosiddetta omotransfobia, ma l’arcigay, tanto per semplificare le cose, preferisce utilizzare il termine omobitransfobia termine derivato dall’unione dei termini omofobia, bifobia e transfobia.

Ad essere stato affossato è un disegno di legge che, ripeto, avrebbe potuto avere ripercussioni pericolose per la nostra società, non era una questione di diritti, sappiamo già che la nostra Costituzione stabilisce i principi fondamentali della convivenza civile.

Ricordiamoli perché purtroppo proprio in questi ultimi tempi la nostra Costituzione viene calpestata

Il rispetto della dignità della persona umana, l’uguaglianza morale e giuridica, la libertà di opinione, di stampa, di riunione, di associazione, di religione, il diritto di partecipare alle scelte che toccano tutti e ciascuno, il diritto all’istruzione, alla salute, alla giustizia, il riconoscimento del valore di ogni lavoro e la tutela di tutti i lavoratori, il riconoscimento della funzione essenziale della famiglia, 

ebbene questi che ho citato 

costituiscono il sistema di valori fondamentali sui quali si regge la società italiana.  

Tutto ciò è già all’interno della Costituzione, ci avevano pensato i nostri padri costituenti più di settant’anni fa a scrivere nero su bianco questi principi.

Non servono le giornate dedicate all’omobitransfobia e tanto meno serve la moltiplicazione dei generi, per i generi poi non serve neppure la Costituzione, ci ha pensato la natura ed ha fatto due generi, quello maschile e quello femminile, basta!

Naturalmente se al Senato la votazione ha dato quell’esito è chiaro che qualcuno della maggioranza non ha seguito le direttive di partito e non bastano i Senatori di Italia Viva per giustificare un simile risultato.

Ovviamente si è trattato di una sonora sconfitta per il Partito Democratico, sottolinearlo è banale, ma ad uscirne con le ossa rotte da questa votazione è soprattutto il Movimento 5 Stelle. Di Maio, infatti, aveva dichiarato, prima della votazione in aula:

Io penso che serva grande responsabilità. Questo è un disegno di legge sacrosanto dovrebbe diventare legge in pochi minuti invece sono ormai mesi e mesi che se ne discute. E’ un paese in cui ci sono ancora forti discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. Questo non è accettabile e dobbiamo ovviamente irrigidire i meccanismi normativi per evitare che queste discriminazioni, in alcuni casi aggressioni – lo abbiamo visto durante questo anno, casi ignobili – si fermino. 

Cambio totalmente argomento e torno a parlare della Polonia perché è accaduta una cosa che non mi limito a considerare grave.

La Corte europea di Giustizia ha infatti comminato una multa alla Polonia pari a 1 milione di euro al giorno. La multa non riguarda la recente sentenza della Corte Costituzionale di Varsavia, o meglio, solo indirettamente.

 La multa è stata inflitta “per non aver sospeso le disposizioni relative alla Camera disciplinare della Corte suprema, un organo che secondo l’Ue limita gravemente l’indipendenza dei magistrati, influenzandone l’operato”.

In pratica la Corte europea di Giustizia ritiene che la Polonia violi “l’ordine giuridico dell’Unione europea nonché i, in particolare quello dello Stato di diritto”.

Che strano però, l’Unione europea non permette che si giunga a violare i “valori sui quali l’Unione è fondata”, però quando è stato fatto notare che il nostro Governo non stava rispettando il regolamento del parlamento europeo e del Consiglio il  celeberrima 953 che sancisce chiaramente che nessuna persona debba essere discriminata se decide volontariamente di non vaccinarsi, in quel caso risponde che ogni Stato è libero di comportarsi come meglio crede.

Strano, davvero strano, a me pare che venga a mancare totalmente la logica.

Ormai fra la Polonia e l’Unione europea siamo arrivati ai ferri corti, come noto sono stati congelati i 23,9 miliardi che sarebbero dovuti andare alla Polonia come quota del Pnrr.

Il vice ministro della Giustizia polacco Sebastian Kaleta ha scritto su twitter che la sentenza della Corte europea è «una usurpazione e un ricatto».

E Piotr Muller, portavoce del premier polacco Mateusz Morawiecki, ha commentato la sentenza della Corte di giustizia Ue ribadendo su Twitter che «la questione dell’organizzazione della magistratura è di competenza esclusiva degli Stati membri». Il governo polacco, ha proseguito Muller, «ha parlato pubblicamente della necessità di introdurre modifiche in questo settore che ne garantissero l’efficace funzionamento. La via delle punizioni e dei ricatti verso il nostro Paese non è quella giusta»

Insomma il clima si fa sempre più caldo, anzi sempre più arroventato.