Per lo Smart Working non è ancora finita. Dopo le ultime dichiarazioni del ministro Brunetta che riguardavano l’eventualità di far tornare tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione ai propri uffici, in presenza, adesso il ministro sembra aver cambiato idea. 

Dopo aver parlato con le parti sociali, sembrerebbe che lo smart working potrebbe essere utilizzato in casi particolari, ma così com’è non funziona, dovrà essere regolamentato da un contratto

Ma poi c’è anche il Green Pass. Dopo l’estensione dell’obbligo a tutti i dipendenti pubblici e privati con le eventuali sanzioni in caso di contravvenzione a suddetto obbligo, sarà possibile per il lavoratore dipendente usufruire del lavoro agile, continuando a lavorare da remoto, qualora non fosse provvisto di Green Pass.

Lo smart working sembrerebbe un’opportunità da dover sfruttare per garantire più flessibilità, innovazione e progresso e a riconoscerlo è stato proprio il ministro Brunetta.

Quindi, è in arrivo un nuovo contratto che regolamenterà lo smart working, ma per adesso solamente per i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Con la proroga dello stato d’emergenza al 31 dicembre 2021, i dipendenti statali potranno usufruire del lavoro agile ancora per qualche mese, ma senza una regolamentazione o accordi individuali e preventivi.

Ma vediamo quando sarà lanciato e in cosa consiste.

Nuovo contratto di smart working, quando arriverà?

La speranza di molti lavoratori è che il contratto di smart working arrivi il più presto possibile, ma per adesso non vi sono certezza. I lavoratori statali della Pubblica Amministrazione attualmente sono circa 3,2 milioni e per molti di lavoro il lavoro in smart working è dovuto cessare. 

Le singole amministrazioni hanno la facoltà di decidere quanti dipendenti richiamare in presenza e di decidere, altresì, i dipendenti che continueranno a lavorare da remoto. Secondo le disposizioni che entreranno in vigore nel 2022, ogni ufficio dovrà dotarsi di un piano per organizzare i lavoratori che svolgeranno il loro lavoro da casa, ma soltanto il 15 per cento di loro.

Questo perché attualmente i lavoratori in smart working sono in media più della metà dell’intera forza lavoro. È necessario, quindi, tutelare i lavoratori cercando di porre tutte le condizioni affinché il lavoro agile possa diventare anche sicuro.

Quando arriverà il contratto? 

L’annuncio da parte del ministro Brunetta è arrivato durante il Festival dell’Innovazione e A parlare stavolta è stato anche il responsabile governativo della PA, che il 18 settembre ha dichiarato:

“Tra un mese per la prima volta ci sarà un vero contratto per il lavoro agile: ci vorrà un pacchetto organizzativo parallelo al lavoro in presenza sul lavoro da remoto.”

La bozza del contratto per il lavoro agile nelle Funzioni centrali è stata già presentata il 15 settembre all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ed il contratto potrebbe essere pronto il 15 ottobre. Esso riguarderà i ministeri, gli enti non economici e le agenzie fiscali. 

L’obiettivo principe sarà quello di rendere migliori di servizi della Pubblica Amministrazione, garantendo al contempo anche l’innovazione e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata.

Vi consiglio la visione del video di Investire Money sui lavori in smart working più retribuiti:

Cosa prevederà il contratto di Smart Working?

Tenendo in considerazione la bozza presentata all’Aran, il contratto di smart working sembrerebbe essere un accordo individuale che permetterà la regolamentazione dell’intero rapporto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro, dell’attività svolta e delle modalità di svolgimento dell’attività.

In particolare, il contratto regolamenterà:

  • la durata del lavoro;
  • le giornate di lavoro da remoto;
  • il luogo dal quale suddetto lavoro potrà essere svolto, che non dovrà essere diverso dal territorio italiano.

Attualmente, il lavoro in smart working viene svolto senza alcuna regolamentazione adeguata alle esigenze familiari del lavoratore. Il contratto individuale vuole invece tutelare il diritto di disconnessione del lavoratore e, quindi, garantire un maggior equilibrio tra lavoro e vita privata.

In particolare, il lavoro sarà diviso il tre fasce:

  • operatività;
  • contattabilità;
  • inoperabilità.

Durante il periodo di inoperabilità, il lavoratore avrà diritto alla disconnessione totale. Inoltre, sempre secondo la bozza, il contratto dovrebbe prevedere delle agevolazioni per tutti quei genitori con dei figli disabili e con minori di tre anni.

Invece, “non riguarda invece i dipendenti della Pa che fanno uso di strumentazioni non remotizzabili oppure in turno.”

Il parere del Ministro Brunetta sul contratto di Smart Working

Il ministro Brunetta sembrerebbe soddisfatto della decisione presa. Ha ammesso che la decisione presa dal governo Conte di portare durante il lockdown il lavoro in smart working è stata un’idea intelligente, ma fino ad ora è stato uno smart working all’italiana.

Nonostante ciò, il ministro ha affermato che grazie al lavoro da remoto si è mantenuta la produttività e ha garantito al contempo la conservazione di milioni di posti lavoro. 

Tuttavia, non essendo regolamentato da accordi individuali o preventivi, lo smart working potrebbe diventare un’arma a doppio taglio. E’ necessario tutelare i diritti del lavoratore anche se questo lavora da casa.

Attualmente, “non c’è un contratto, non c’è l’organizzazione del lavoro, non c’è la piattaforma tecnologica”.

Problemi, questi, che si sono palesati solamente dopo l’avvio del lavoro da remoto, evidenziati immediatamente dai sindacati e dagli analisti. Purtroppo, in alcuni casi lo smart working ha causato diversi disagi, come l’aggiunta di ore di lavoro e straordinari non retribuiti. 

Proprio per questo sarà necessario dotarsi di una piattaforma atta a controllare l’attività lavorativa, quindi, le ore di lavoro e di connessione. 

Il ministro Brunetta ha dichiarato che:

“Si voleva far diventare questa esperienza un modello. E per questo “mi sono arrabbiato”, facendo dichiarazioni contro lo smart working. Il cambiamento partirà dunque con un contratto per il lavoro agile, che arriverà nel giro di un mese, quindi intorno a metà ottobre.” 



Tutto grazie al Green Pass

Secondo il ministro, attualmente il nostro paese sta attraversando un “momento magico”. La produzione sembrerebbe essere in aumento del sei per cento grazie al Green Pass e potrebbe arrivare anche a 7

Tutto ciò grazie anche alle riaperture e al gran numero di vaccinati, quasi 50 milioni di persone, di cui il 75 per cento ragazzi dai 12 anni in su. Secondo il ministro, però, questa è solamente una “congiuntura astrale strepitosa” che se non viene alimentare rischia di perdersi nel nulla. 

Ma tutti quelli che non hanno il Green Pass potranno lavorare in smart working?

Questa è una domanda che si pongono tantissimi lavoratori. Tuttavia, bisogna ricordare che il Green Pass è solamente un certificato che consente a tutti i soggetti di accedere nei luoghi pubblici, perciò anche nei luoghi di lavoro.

Non è necessario, quindi, possederlo per poter lavorare da remoto, anzi sembrerebbe il contrario. Tutti coloro che non lo possiederanno potranno lavorare da remoto, anche se questa possibilità è ancora sotto dibattito.

L’unica cosa certa è che tutte le aziende che attualmente propongono il lavoro smart, non chiedono il possesso del Green Pass, a meno che il lavoratore non venga richiamato a lavorare in presenza. In questo caso la Certificazione verde è necessaria.

Ricordiamo che il Green Pass resterà in vigore fono al 31 dicembre 2021, grazie alla proroga dello stato d’emergenza, e resteranno in vigore anche tutte le disposizioni previste in caso di mancato possesso di questo all’interno dei luoghi di lavoro

 Nel gennaio del 2022 potrebbero arrivare ulteriori comunicazioni, come anche un’altra proroga dello stato d’emergenza. 

Sarà obbligatorio lavorare in smart working?

Ci si chiede anche che, una volta firmato il contratto, il lavoratore venga obbligato o meno a lavorare da remoto o in presenza

Ovviamente, i lavoratori non saranno obbligati a fare nulla che non abbiano già concordato preventivamente. Quindi, se da questo accordo emergerà che il lavoratore sarà disposto a lavorare da remoto, allora potrà farlo, nel rispetto delle ore pattuite e della retribuzione concordata.

Ovviamente, dovranno anche essere concordati i tempi di connessione come quelli di disconnessione, le modalità di svolgimento dell’attività, le strumentazioni utilizzate e, cosa fondamentale, dovranno essere concordati anche i diritti ed i doveri del lavoratore. 

Fino alla fine del 2021 non sarà necessaria alcuna regolamentazione, ma sono state eliminate le soglie massime per lo svolgimento dell’attività da remoto, fissate al 50 per cento. Adesso tutte le amministrazioni potranno scegliere autonomamente quanti lavoratori mandare in smart working e quanti in presenza.

Le previsioni per il 2022: il futuro dello smart working

Da gennaio 2022 le cose potrebbero cambiare. Ogni amministrazione sarà obbligata a presentare il Piano Organizzativo del Lavoro Agile, POLA, con il quale si intende fissare tutte le modalità di attuazione e di sviluppo. 

Nel 2022, solamente il 15 per cento delle attività potrà essere svolto da remoto. Inoltre, per alcune categorie di lavoratori sarà possibile usufruire del lavoro agile, ed in particolare:

  • lavoratori fragili;
  • lavoratori con figli disabili;
  • lavoratori con figli minori sotto i 14 anni.

Queste disposizioni sono attive già da adesso e continueranno ad esserlo fino alla fine del 2021. Invece, da gennaio 2022, lo smart working verrà regolamentato da precise norme e da un contratto che garantirà la tutela dei diritti del lavoratore.

Nel contratto sarà necessario fare riferimento:

  • ai tempi riservati al riposo;
  • ai tempi di operabilità;
  • ai tempi di contattabilità e inoperabilità;
  • ai giorni di lavoro fuori sede e in sede;
  • alle modalità di controllo dei datori di lavoro.