Sapete che ho sempre detto che alla base di quanto sta accadendo nel mondo negli ultimi due anni ci debbano essere motivi economici/finanziari e di estrema gravità.

Abbiamo tutti visto che fine hanno fatto le persone che hanno messo in dubbio la supremazia del dollaro e l’uso della moneta americana come moneta di riserva.

L’ho già spiegato diverse volte quindi non ritorno sull’argomento. Questo problema si è presentato perché non è mai esistita una moneta sovranazionale che potesse essere utilizzata per gli scambi internazionali.

Di fatto chi governava il mondo imponeva la sua moneta, senza tornare agli antichi romani, ma restando solo nell’ultimo secolo prima il Regno Unito, essendo lo Stato imperialista per eccellenza ed avendo colonie nei quattro angoli del mondo aveva imposto la sterlina, dopo la seconda guerra mondiale sappiamo tutti che il primato è passato agli Stati Uniti d’America e quindi al dollaro.

So che adesso molti di voi mi parleranno dell’oro, ma credetemi, l’oro poteva essere utilizzato come moneta di scambio solo quando appunto la moneta aveva valore intrinseco. In quel caso, però, non aveva senso parlare di monete diverse, sterline piuttosto che fiorini o scudi, il valore della moneta derivava da quanti grammi di oro era composta.

Tuttavia poteva essere utilizzato l’oro finché ci si trovava in un sistema economico che chiamerei medioevale, quindi nel quale i commerci internazionali erano decisamente limitati.

Già nell’immediato dopoguerra nessuna moneta europea poteva essere agganciata all’oro, e nemmeno quella americana, ma si fece credere che il dollaro potesse essere la sola moneta convertibile in oro.

Il dollaro diventò così la moneta di riserva mondiale e questo fattore fu fondamentale per permettere agli Stati Uniti d’America uno sviluppo economico mai visto in precedenza.

Ma quella convertibilità era fittizia, di fatto lo è sempre stata fittizia. Ed ad un certo punto, nel 1971, l’allora Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, fu costretto a palesare quell’ipocrisia ed annunciare al mondo intero ciò che tutti sapevano, ossia che tutti i dollari che venivano scambiati nel mondo non avevano un corrispettivo in oro nei caveau di Fort Knox.   

Attenzione ora perché questo è un fattore fondamentale.

Molti economisti attribuirono a questo fatto, ossia alla mancata convertibilità del dollaro, un lasciapassare ad una sovraemissione monetaria da parte della Banca Centrale americana, la Federal Reserve, e questo fatto innescò un fenomeno inflattivo che ben presto contagiò il mondo intero.

Insomma tutti noi ci ricordiamo degli anni a cavallo dagli anni ’70 agli anni ’80 come gli anni della grande inflazione.

Ebbene certamente quel fatto, ossia l’annuncio della mancata convertibilità da parte del Presidente Nixon, contribuì ad alimentare il processo inflattivo, ma la sovraemissione monetaria era già avvenuta in precedenza, era senza dubbio iniziata sul finire degli anni ‘60.

Negli anni nei quali maggiore fu lo sforzo bellico statunitense impegnato nella famigerata guerra del Vietnam, certamente la Federal Reserve aveva supportato spese straordinarie, spese che le finanze pubbliche statunitensi non potevano permettersi.

Ma oltre alle spese belliche le finanze pubbliche furono messe alle strette anche per le spese stratosferiche dovute alla corsa verso lo spazio, una corsa che gli americani non avrebbero potuto perdere ed i russi stavano stravincendo.

Con l’annuncio della mancata convertibilità del dollaro nacque il petrodollaro ossia un’emissione monetaria di dollari che venivano utilizzati al di fuori degli Stati Uniti. 

In questo modo, di fatto, gli Stati Uniti esportarono l’inflazione, un’espressione curiosa che tuttavia descrive bene quel che accadde.

A quel punto per gli Stati Uniti si aprivano spazi immensi, ed allora perché utilizzare i dollari solo per gli acquisti di quello che nel frattempo era stato denominato “oro nero”? 

L’ingordigia da parte delle amministrazioni americane che si succedettero portò gli Stati Uniti a far sì che il dollaro diventasse la sola moneta utilizzata negli scambi internazionali delle commodities.

A quel punto chi avesse messo in dubbio quel primato avrebbe aperto una breccia che poteva portare un danno enorme alle finanze americane.

Chiariamo era solo togliere agli Stati Uniti ciò che era un privilegio, ed un privilegio nasconde sempre un’ingiustizia, ma vai a spiegarlo a chi gode di questo privilegio, mai vorrà privarsene.

Chi gode di un privilegio normalmente nega di averlo, di solito giustificandolo per il fatto di dare in cambio una contropartita. 

Gli americani hanno sempre sostenuto che in cambio, loro, hanno sostenuto anche la crescita delle altre economie diventando i principali consumatori. 

E ciò avrebbe permesso appunto di svilupparsi anche alle altre economie.

Fu così prima per l’Europa e poi, in anni più recenti per la Cina. Ma le due cose sono assai diverse. Perché?

Ma è semplice, in Europa i due Paesi di gran lunga più importanti dal punto di vista manifatturiero, ossia Germania ed Italia, con la scusa di essere i Paesi sconfitti della seconda guerra mondiale sono di fatto delle colonie degli Stati Uniti, sul loro territorio infatti hanno un numero impressionante di basi militari statunitensi.

Ma la Cina no!

Non è una colonia degli Stati Uniti, sul suo territorio non ci sono basi militari statunitensi, e poi la Cina ha un miliardo e quattrocento milioni di persone, dieci volte gli abitanti di Germania ed Italia messi assieme.

Oggi la Cina è certamente lo Stato numero uno al mondo in campo manifatturiero, l’unica sua fragilità sono la mancanza, o perlomeno la scarsità di materie prime e fonti energetiche delle quali ha ovviamente un estremo bisogno.

Ebbene il Nord America, diciamo Messico, Stati Uniti e Canada è certamente un continente autosufficiente, può quindi essere autarchico, così come Russia Cina ed India, ma non è così per l’Europa e non basta riunire i diversi Paesi europei, ossia non basta l’Unione europea, anzi, per assurdo l’Unione europea rende il continente ancora più debole.

L’Europa occidentale ha goduto fin quando pur rientrando sotto l’influenza americana ha potuto tessere rapporti anche con l’Unione Sovietica prima, ma soprattutto con la Russia poi.

Attenzione ora, se Cina, India e Russia, ma anche molti altri Stati come ad esempio l’Arabia Saudita, stanno mettendo in dubbio la supremazia del dollaro saremmo portati a pensare che la moneta statunitense dovrebbe deprezzarsi ed invece sta accadendo il contrario, perché?

Per due motivi, il primo è che comunque il dollaro durante le crisi viene ritenuto una valuta di riserva, un bene rifugio, ricordiamo cosa accadde subito dopo lo scoppio del Covid.

Ma a parte questo, la forza del dollaro oggi è dovuta essenzialmente alla politica monetaria che la Federal Reserve è costretta ad intraprendere visto il tasso di inflazione che negli Stati Uniti ha ormai da tempo superato ogni livello di guardia.

Ora il dollaro è addirittura arrivato ad 1,05 nei confronti dell’euro, e naturalmente c’è chi vede a breve addirittura la parità e non parliamo dello yen. 

E’ impressionante quello che è accaduto alla moneta giapponese negli ultimi due mesi, è letteralmente crollata, oggi sono addirittura necessari 131 yen per un dollaro, ne bastavano 115 soltanto due mesi fa.

Questa forza del dollaro, quindi, nasconde una grande debolezza dell’economia americana, non è un paradosso, certo sono ancora molti coloro che pensano che gli americani riusciranno, come sempre accaduto in passato, a superare le proprie difficoltà scaricando la loro inflazione nel resto del mondo, ma …

Ma questa forza del dollaro, come dicevo, nasconde una grande debolezza, sappiamo infatti che la forza di una moneta di un Paese ha il rovescio della medaglia, ossia quello di rendere meno competitive le proprie aziende, quindi il dollaro sarà anche ritenuto un bene rifugio, ma questo finché gli Stati Uniti saranno percepiti come un Paese solvibile e se venisse a mancare questa fiducia?

Il mondo intero verrebbe sconvolto.  

Capite ora che in gioco c’è qualcosa di molto ma molto importante, e si giustificano così le tensioni geopolitiche che mai dal dopoguerra erano state così roventi.

Per questo io vorrei che il mio Paese, l’Italia, non si schierasse, perché così corre il rischio di venir stritolato, purtroppo però a Palazzo Chigi siede Mario Draghi, sdraiato a pelle d’orso sulle posizioni dell’Amministrazione statunitense.