La BCE non dà fiducia

Oggi era in programma un’audizione della Presidente della Banca Centrale europea, Christine Lagarde al Parlamento europeo, se qualcuno si aspettava novità rispetto alla conferenza stampa di una decina di giorni fa a margine della decisione sui tassi, ebbene, è rimasto deluso.

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Oggi era in programma un’audizione della Presidente della Banca Centrale europea, Christine Lagarde al Parlamento europeo, se qualcuno si aspettava novità rispetto alla conferenza stampa di una decina di giorni fa a margine della decisione sui tassi, ebbene, è rimasto deluso.

Ricordo che nella sessione di settembre è stato annunciato l’ennesimo aumento dei tassi arrivati al 4,5%, record storico per la Bce.

Nelle audizioni che sono tenuti a rispettare, i Banchieri Centrali rispondono alle domande che vengono poste dai Parlamentari, ma la Lagarde di fatto, come detto, ha ripetuto le stesse cose dette una decina di giorni fa.

Ossia che il 4,5% è un tasso ritenuto appropriato per far scendere l’inflazione, che lo scopo primario della Bce è la stabilità dei prezzi quindi in questo momento occorre fare tutto il possibile per far rientrare l’inflazione su valori considerati ottimali, ossia intorno al 2%.

Quindi questo tasso sarà mantenuto a lungo, anche se non si possono escludere ulteriori interventi della Bce qualora i dati dovessero imporre un cambiamento della politica monetaria.

La Lagarde ha anche ribadito che l’inflazione dovrebbe tornare al livello considerato ottimale, ripeto, intorno al 2%, alla fine del 2025.

Questo è l’andamento previsto per quanto riguarda il tasso di inflazione nei prossimi anni da parte della Presidente della Bce, 2023 5,6%, 2024 3,2% e 2025 2,1%.

Naturalmente se ciò dovesse accadere ci attendiamo che il tasso di riferimento deciso dalla Banca Centrale torni a superare il tasso di inflazione, ma dovremmo vedere anche i primi ribassi nel corso del prossimo anno.

Naturalmente hanno fatto notare alla Presidente della Bce che mantenere a lungo i tassi di interesse su livelli storicamente elevati significa penalizzare le famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile, ebbene la Lagarde per questo si è detta veramente dispiaciuta, ecco le sue parole:

"Abbiamo bene in mente quanto dolore infliggono i tassi d'interesse a questi livelli nell'area euro, quanta sofferenza c'è".

Quindi insomma lei sa perfettamente che tassi elevati significa sofferenza per molte famiglie in Europa, si calcola infatti che il 30% delle famiglie negli Stati membri abbiano in corso mutui a tasso variabile.

Ma sempre la Lagarde aggiunge: "Sappiamo anche che il prezzo della benzina alla pompa e i prezzi dell'energia in generale pesano fortemente sulle famiglie a basso reddito. Lo sappiamo, ma sappiamo anche che la nostra missione, il nostro dovere è riportare l'inflazione all'obiettivo in maniera tempestiva. Più rapidamente si tornerà e più stabili torneranno i prezzi, meno dura sarà andare avanti, sia per coloro che hanno investito sia per coloro che si sono indebitati".

Insomma fin qui la Presidente della Bce è rimasta nel proprio ambito, tuttavia è corretto che ricordi come le politiche economiche siano di due tipi, quelle monetarie, appunto, decise dalla Banca Centrale e quelle fiscali che invece sono ancora di competenza dei Governi nazionali (almeno quelle, dico io).

A questo punto, tuttavia, la Lagarde, a mio avviso,ha commesso un errore entrando in un campo che non è il suo, la Presidente della Bce ha infatti detto che: Sarebbe opportuno che i governi dell’area euro riducessero gli incentivi e le agevolazioni per bollette energetiche e carburanti.

Certamente si riferiva ad altri Paesi, non certo il nostro, il Governo Meloni infatti è proprio criticato per non aver preso iniziative in tal senso, se non in maniera assolutamente risibile.

Tuttavia ritengo che la Lagarde avrebbe potuto risparmiarsi frasi del genere, anche se è capibile che questi interventi dei diversi Governi all’interno dell’eurozona, interventi spesso determinati da scadenze elettorali, portano i vari Paesi ad avere tassi di inflazione decisamente diversi fra di loro.

Ma questa audizione non poteva non trattare un tema che personalmente ritengo di importanza cruciale, mi riferisco naturalmente al patto di stabilità.

La Lagarde ha naturalmente auspicato che venga trovato al più presto un accordo per quanto riguarda il patto di stabilità poiché, queste le sue parole: “c’è un rischio di rinvio sine die e non possiamo permettercelo perché non si conoscerebbe il quadro di governance per gli Stati e per noi come decisori sarebbe un contesto molto difficile”.

Insomma, il linguaggio è un po’ da burocrate, ma intendeva dire che senza un accordo sul patto di stabilità ogni Paese si sarebbe comportato in maniera diversa, insomma avremmo una situazione caotica, e se ogni Paese va per la propria strada il lavoro per un Banchiere Centrale diventerebbe molto più complicato.

Alla fine poi la solita raccomandazione per i Governi che devono mirare ad una: “riduzione del debito sovrano e minore eterogeneità dei livelli di debito tra Paesi”.

Ecco qui, invece si riferisce soprattutto a noi, ossia ai Paesi con il maggior debito pubblico, ma ormai siamo abituati ad essere bacchettati per il nostro debito pubblico che non ci facciamo più caso.

Ah, dimenticavo, reazione dei mercati alle parole della Lagarde?

Le Borse europee male, in calo di circa un punto percentuale, e l’euro scende ancora arrivando sotto quota 1.06 rispetto al dollaro, e così si prospetta l’undicesima settimana di fila nella quale scendono le quotazione della moneta unica rispetto al dollaro, ma questo non è un problema.

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Foto di Alessandra Todde

Giancarlo Marcotti

01 mar 2024