Confcommercio ha dato i numeri. No, purtroppo, dobbiamo essere corretti, e dire che Confcommercio ha diramato i dati, e sono dati che fanno rabbrividire.

Per la prima volta dopo 25 anni di crescita, il settore terziario, ossia il commercio, riduce la quota di valore aggiunto.

Insomma per dirla in maniera più chiara, i commercianti ed i liberi professionisti, per la prima volta negli ultimi 25 anni, contribuiscono negativamente al nostro Prodotto Interno Lordo.

Di quanto è calato? Di una enormità, il 9,6%.

Ma forse così non rende l’idea, ed allora traduciamo in euro sonanti. Stiamo parlando di 130 miliardi in meno, non so se ora è più chiaro.

A subire le maggiori conseguenze di questo sfacelo quattro settori,  infatti l'83% del calo, pari a circa 107 miliardi, è stato registrato in questi quattro settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ha così dichiarato:

Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Occorre, quindi, che il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c'è ricostruzione, non c'è rilancio.

Certo, ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino, questo è normale, ma occorre riconoscere che effettivamente il terziario ed in particolare i settori che ho citato, hanno subito non un semplice calo, ma un crollo verticale.

Occorre poi rilevare che il terziario negli ultimi anni aveva sorretto il nostro Pil, quindi il crollo registrato risulta ancor più preoccupante.

 I settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%; i maggiori cali si registrano nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore delle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27%) e dai trasporti (-17,1%); il segmento del commercio, in virtù della tenuta del dettaglio alimentare, ha in una certa misura contenuto le perdite, attestandosi a -7,3%. 

E tutto ciò che impatto ha avuto sull’occupazione? Potete ben immaginare: 

I servizi di mercato registrano la perdita di 1,5 milioni di unità su una flessione complessiva di 2,5 milioni. Se pensiamo che dal 1995 al 2019 in quei settori erano stati creati quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro, significa che siamo tornati indietro di almeno vent’anni.

E’ da rimarcare l’importanza che ha avuto il terziario negli anni pre Covid per quanto riguarda l’occupazione, perché appunto i quasi 3 milioni di posti di lavoro creati dal 1995 al 2019 sono stati una manna, visto che il settore primario, ossia l’agricoltura negli stessi anni aveva perso 433.000 posti di lavoro e l’industria addirittura 877.000.

Quindi il terziario aveva riassorbito il milione e trecentomila posti persi dai due settori primari e dato da lavorare ad altre 1 milione e seicentomila persone.

Insomma lo sapevamo, la nostra società si era enormemente terziarizzata, come tutte le società maggiormente progredite, ed ora ci è capitata una vera e propria catastrofe.

Ed allora facciamo il bilancio totale del 2020 per quanto riguarda l’occupazione:

All'ulteriore riduzione di 512mila unità di lavoro standard nell'industria, si aggiunge la perdita di 1,5 milioni di unità nei servizi di mercato (considerando gli altri comparti si giunge a -2,5 milioni di unità di lavoro circa).  

E per concludere un’alta annotazione che ora è ufficiale, ma che avevamo già tutti un po’ capito, sono sempre meno le ditte individuali, mentre aumentano le società, quindi insomma stiamo distruggendo le piccole e piccolissime imprese.

Sarà un bene?

Ce lo chiede l’Europa? 

Lascio a voi le risposte a queste domande, ma voglio chiudere con una semplicissima considerazione.

Ovviamente fa bene il Presidente di Confcommercio ha reclamare la sua parte di Recovery Fund, ammesso che davvero fra un po’ di mesi sia disponibile, personalmente però, consiglierei a Carlo Sangalli di chiedere al Governo qualcosa che porterebbe maggiori benefici ai suoi associati ed anche immediati.

Riaprire tutto e subito, far tornare a vivere il nostro Paese, questo sarebbe il toccasana per la nostra amata Italia.