La pandemia da Covid ha messo in ginocchio interi settori, colpendo direttamente aziende e lavoratori. Per questo motivo, il Governo Conte prima e il Governo Draghi poi, avevano scelto di bloccare i licenziamenti fino al novembre 2021. Da questo mese, però, si è ricominciato a licenziare, creando un'impennata di disoccupati, tutta incentrata in questo periodo.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 15 ottobre scorso, aveva approvato il Decreto Fiscale secondo il quale avrebbe incluso tutti i provvedimenti per la tutela dei lavoratori, esteso anche al 2022. Ma allora come è potuto decadere il provvedimento del blocco dei licenziamenti? Tra l'altro, siamo ancora in emergenza sanitaria, estesa, almeno ad oggi, fino al 31 dicembre prossimo.

Eppure, dal 1 novembre il blocco dei licenziamenti è decaduto, per tutte le società destinatarie di cassa integrazione in deroga (CIDG) e di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA). Per non farci mancare nulla, inoltre, da qualche giorno è terminato il blocco dei licenziamenti anche per i datori di lavoro appartenenti ai settori ATECO: parliamo delle industrie coinvolte nel settore sartoriale e tessile. Ma c'è stata una piccola proroga del blocco, giusto per arrivare tranquilli al 2022. Vediamo come è organizzata.

Il prolungamento del blocco dei licenziamenti di qualche settimana

Il Governo Draghi, però, ha previsto ulteriori settimane di assegno ordinario e di cassa in deroga. Questa speciale proroga dovrebbe coprire l'ultimo periodo dell'anno, arrivano al 2022 col blocco. Si tratta della versione definitiva della manovra studiata per il 2022 e consegnata al Consiglio dei Ministri qualche giorno fa.

"Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 15 ottobre scorso, aveva approvato il Decreto Fiscale secondo il quale avrebbe incluso tutti i provvedimenti per la tutela dei lavoratori, esteso anche al 2022. Ma allora come è potuto decadere il provvedimento del blocco dei licenziamenti? Tra l'altro, siamo ancora in emergenza sanitaria, estesa, almeno ad oggi, fino al 31 dicembre prossimo."

Grazie alla Proroga della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), esaminata dal sito factorial.it, prevista dal Decreto Fiscale, sono comparse nuove date a cui fare riferimento. Perciò, come testimonia il comunicato della Gazzetta Ufficiale, il blocco dei licenziamenti è stato prolungato ancora di qualche settimana. Una misura di cautela che francamente rincuora poco, facendo solo da palliativo a una situazione drammatica che stiamo vivendo.

Al lavoratore coinvolto non cambia molto questo prolungamento, visto che da molti è concepito come una estensione di una lenta agonia. Ai lavoratori servono certezze e sicurezza nel futuro, ma stando ai fatti, le aziende faticano a tirare avanti, e il Covid19 ha dato loro la mazzata finale, rivoluzionando il mondo del lavoro.

Il Decreto Fiscale, comunque, ha introdotto delle novità fino al 31 dicembre 2021, che sono:

  • proroga di tredici settimane di cassa integrazione in deroga e di assegno ordinario
  • proroga di nove settimane per la cassa integrazione ordinaria per i datori di lavoro delle industrie sartoriali e tessili

Blocco licenziamenti, tra proroghe e novità

Insomma, il blocco dei licenziamenti è stato prorogato fino a fine anno. Un piccolo respiro che poco cambia la situazione dei lavoratori, ma anche quella dei datori, imprenditori con l'acqua alla gola che devono far fronte alla crisi innescata dalla pandemia e dal mercato in generale, cambiato drasticamente negli ultimi anni, a seguito della crisi economica.

Gli imprenditori perciò possono richiedere un paio di mesi aggiuntivi per il blocco dei licenziamenti, senza poter provvedere alla procedura definita di "licenziamento collettivo", valida solo per le società con più di quindici dipendenti. I licenziamenti sono attuabili per motivazioni diverse, dall'inadempienza agli obblighi contrattuali a ragioni inerenti all'attività produttiva. Recedere il contratto deve essere giustificato in ogni caso.

Il licenziamento, in Europa, viene sempre tutelato e deve esser giustificato, anche se i difetti dei cavilli burocratici si trovano comunque. Ma almeno c'è una bella differenza tra il sistema lavorativo europeo e quello americano. Ma nonostante il blocco dei licenziamenti, ci sono dei casi in cui l'imprenditore ha la facoltà di licenziare il proprio dipendente.

La motivazione da utilizzare, in questo caso, si chiama accordo collettivo aziendale, salvo altre motivazioni più drastiche, come il fallimento della società o il venire meno degli obblighi imprenditoriali verso il dipendente. Da gennaio 2022, comunque, tornerà in vigore il sistema di una volta, prima delle normative relative al Decreto Cura Italia stabilito nel 2020 allo scoppio della pandemia e che potete consultare sul portale del MEF.

Blocco licenziamenti e parziale ritorno alla normalità

In realtà, questo ritorno alle normative pre-Covid è già scattato sin dalla scorsa estate, quando molte società, in barba alle norme vigenti, hanno agito per contro proprio. Nel settore edile, ad esempio, l'Ispettorato Nazione del Lavoro ha stabilito una nuova tabella di marcia a partire dallo scorso luglio, aggiornandola di continuo fino ad arrivare a fine anno, col ritorno alla normalità.

"Gli imprenditori perciò possono richiedere un paio di mesi aggiuntivi per il blocco dei licenziamenti, senza poter provvedere alla procedura definita di "licenziamento collettivo", valida solo per le società con più di quindici dipendenti. I licenziamenti sono attuabili per motivazioni diverse, dall'inadempienza agli obblighi contrattuali a ragioni inerenti all'attività produttiva."

In questo caso, la tabella dell'Ispettorato, che riprendiamo dal portale Informazione Fiscale, chiarisce che c'è:

  • proroga di sette mesi sulla cassa integrazione in deroga e sull'assegno ordinario, più tre mesi aggiuntivi
  • quattro mesi aggiuntivi per le società richiedenti la cassa integrazione salariale operai agricoli
  • proroga illimitata per le società richiedenti la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria
  • sgravi contributivi per gli imprenditori del settore turistico e commerciale
  • quattro mesi di proroga per le società appartenenti alle categorie ATECO 13, 14 e 15 e richiedenti la cassa integrazione guadagni ordinari, più 9 settimane aggiuntive
  • proroga di tre mesi della CIGS per le aziende impossibilitate a richiedere trattamenti di integrazione salariale

Il cambiamento. Blocco licenziamenti scattato a novembre

A partire da questo mese il blocco dei licenziamenti è già scattato ma le cose non sono drasticamente cambiate. Sarà un cambiamento graduale, fino ad arrivare al prossimo 31 dicembre con il termine della normativa del Decreto Cura Italia. Salvo ulteriori proroghe per l'emergenza sanitaria, la cassa integrazione guadagni va di pari passo col Covid.

Già c'era stata la proroga, spostata dal 1 luglio al 1 novembre, e ora al 1 gennaio 2022. Una situazione imprevedibile che segue la curva di contagio della pandemia. Una situazione che nel giro di poche settimane potrebbe ribaltarsi, visto l'incremento di casi di positività per la variante del Covid che sta colpendo i paesi esteri. In Italia la situazione è ancora sotto controllo, ma è impossibile fare previsioni, specialmente ora con l'inverno alle porte.

Il fatto è che, oltre alla proroga, di cui il sito web Money.it ci informa sulle nuove scadenze, per le società interessate ad alcune categorie ATECO, come le industrie tessili, le pelletterie e le sartorie, le cose sono diverse. Per queste categorie sono state imposte ben diciassette settimane di cassa integrazione gratuita, perciò fruibile senza il pagamento del contributo addizionale.

Le eccezioni che permettono alla società di licenziare i proprio dipendenti sono:

  • accordo collettivo aziendale per spingere all'esodo
  • subentro nell'appalto
  • fallimento della società stessa
  • cessazione dell'attività

Le opinioni riguardanti il blocco dei licenziamenti

La situazione è complessa e genera una marea di opinioni e polemiche. Molteplici modalità di riflessione, sia per i lavoratori che per gli imprenditori, riguardanti il blocco dei licenziamenti. Il licenziamento ovviamente crea disoccupazione, la disoccupazione crea povertà, la povertà fa crollare il mercato del paese.

"Grazie alla Proroga della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), prevista dal Decreto Fiscale, sono comparse nuove date a cui fare riferimento. Perciò, come testimonia il comunicato della Gazzetta Ufficiale, il blocco dei licenziamenti è stato prolungato ancora di qualche settimana. "

Un meccanismo del quale facciamo tutti parte, un problema che andrebbe arginato, ma la situazione è davvero delicata, specialmente in Italia. Se le aziende faticano ad andare avanti devono attuare determinati provvedimenti, anche drastici, e mandare a casa i propri dipendenti. Le aziende sono schiacciate da alte troppo elevate, ed è questo il problema principale dell'Italia.

Lo Stato sembra che al posto di venire incontro agli imprenditori e ai lavoratori, cerchi in tutti i modi di complicare loro la vita. Abbiamo gli stipendi medi tra i più bassi in Europa e le tasse più alte, una situazione paradossale che schiaccia l'economia e condanna alla fame un intero popolo. Il Governo ha il compito di monitorare la situazione e di ristabilire equilibrio, ma come fare?

La ripresa economica italiana è in volata, superando anche le più rosee aspettative. Questo perché tutte le aziende sono ripartite quasi a pieno regime e sfruttando i numerosi incentivi messi in campo. Ma la fine del blocco dei licenziamenti è una minaccia alla ripresa e spaventa tutti. Cosa accadrà da gennaio? Ci troveremo una marea di disoccupati e di posti di lavori saltati, e allora la ripresa economica subirà per forza un rallentamento.

Ripresa economica e campagna vaccinale

Fortunatamente, in Italia la campagna vaccinale sta andando benissimo, con quasi il 90% della popolazione vaccinata. A differenza di altri paesi, in cui la vaccinazione è rallentata, con le conseguenze che tutti noi vediamo, qui la situazone sembra sotto controllo.

Notizie si susseguono incessantemente, in mezza Europa e nel resto del mondo sono scattate ulteriori restrizioni per combattere l'esplosione della variante Covid. In Italia ci sono sporadici casi da tenere a bada, ma si teme per una nuova fase pandemica e bisogna far attenzione. Perciò tutto è ancora così incerto e non è possibile fare previsioni concrete. La piccola proroga sul blocco dei licenziamenti non risolve molto, in termini economici, e dal prossimo gennaio vedremo cosa accadrà.

All'estero quasi tutti i paesi sono ricorsi al blocco dei licenziamenti, proprio come in Italia, e anche questi li hanno prorogati al prossimo anno, il 2022. Ogni paese ha adottato misure differenti, alcuni non hanno nemmeno mai chiuso le attività, cercando di non affossare interi settori e garantire un minimo di attività. Facendo così, le perdite economiche sono state ridotte rispetto alle aziende italiane.

Come sarà il futuro dopo il blocco dei licenziamenti?

Ma la ripresa economica viaggia in tutto il Continente, specialmente in Italia, tra le prima in Europa, che lentamente si sta rialzando dopo la batosta della pandemia che ha stravolto il mondo intero. Stiamo andando veloci, abbiamo tra l'altro accelerato il processo di modernizzazione del paese e svecchiato tanti meccanismi che da noi erano rimasti indietro. Non resta che seguire la scia e non commettere l'errore di tornare indietro.

"Notizie si susseguono incessantemente, in mezza Europa e nel resto del mondo sono scattate ulteriori restrizioni per combattere l'esplosione della variante Covid. In Italia ci sono sporadici casi da tenere a bada, ma si teme per una nuova fase pandemica e bisogna far attenzione. Perciò tutto è ancora così incerto e non è possibile fare previsioni"

La modernità ci attende, bisogna saper sfruttare il meglio anche dalle situazioni drammatiche e negative. Abbiamo trattato il fenomeno in questo articolo dedicato allo smartworking, che è un bel balzo verso il futuro e la modernità, un'occasione da sfruttare al massimo per migliorare le condizioni di vita di tutti, ambiente compreso.

La disoccupazione è calata drasticamente nell'ultimo semestre grazie al blocco dei licenziamenti, ma cosa accadrà a partire da gennaio 2022? Tutti coloro che sarebbero dovuti essere licenziati nel 2020 e nel 2021 si ritroveranno a casa, ci sarà una disoccupazione spaventosa, che probabilmente rallenterà la ripresa.

Tanti dipendenti delle società sono già in protesta, come nel caso di Whirlpool di Napoli, esaminato nell'articolo della testata IlMattino, dove sono state rilasciate lettere di licenziamento o di trasferimento a tutti i lavoratori. Se è vero che dopo ogni crisi c'è la risalita, per noi l'ancora di salvezza si chiama modernizzazione.