La Disunione europea continua ad avanzare, ma come ho ripetuto più volte, non può essere una sorpresa, anzi, è proprio la naturale conseguenza di un’Unione che non funziona, o, più precisamente, che non può funzionare.

Io ho più volte dimostrato che un’unione monetaria non può funzionare, e su questo tema tornerò senza dubbio ancora in futuro, ma oggi mi limito a dimostrare che non funziona neppure una unione politica ed economica a carattere sovranazionale.

E se slegarsi da una unione monetaria non è per nulla agevole, anzi è obiettivamente estremamente intricato, abbandonare un’unione politica ed economica lo è molto meno.

Certo la Brexit non è stata una operazione agevole, ma le complicazioni sono venute in particolare per questioni geopolitiche specifiche del Regno Unito, ad esempio il problema Irlanda del Nord, l’uscita dall’Unione europea di Stati, soprattutto dell’ex patto di Varsavia, che anche loro non hanno mai aderito all’euro, potrebbe invece risultare molto più agevole.

Ed a proposito di Varsavia ciò che ha stabilito recentemente la Corte Costituzionale polacca non è una decisione che rimarrà priva di conseguenze.

Giovedì scorso, infatti, il Tribunale Costituzionale della Polonia, ossia l’equivalente della nostra Corte Costituzionale, ha affermato che la Costituzione del Paese ha la precedenza su alcune leggi dell'UE.

In particolare, state bene a sentire:

Il tribunale polacco ha stabilito che in alcuni casi la massima autorità legale dell'UE, la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), "viola il principio dello stato di diritto", nonché la sovranità della Polonia e il primato della costituzione polacca, e ha sostenuto che alcune sentenze della CGUE non avevano la supremazia sulla giurisdizione polacca. 

Chiaramente per la Commissione europea questa è di fatto una violazione dei trattati che appunto sanciscono la supremazia della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

La Presidentessa della Commissione europea, Ursula von Der Leyen ha atteso ordini da Berlino, come sempre, e dopo che la Germania ha dichiarato il suo pieno sostegno alla Commissione europea ha diramato una nota molto dura nei confronti della Polonia.

Queste le sue parole:

Sono profondamente preoccupata per la sentenza di ieri del Tribunale costituzionale polacco. Ho incaricato i servizi della Commissione di analizzarlo in modo completo e rapido. Su questa base, decideremo i prossimi passi. 

Ed ha aggiunto:

Sosterremo i principi fondanti dell'ordinamento giuridico della nostra Unione. I nostri 450 milioni di europei si affidano a questo … Useremo tutti i poteri che abbiamo in base ai trattati per garantire questo.

Traduciamo dal politichese il significato di “decideremo i prossimi passi”, ossia stabiliremo quali ritorsioni potremo infliggere alla Polonia, la cosa più probabile è infliggere pene pecuniarie, ossia toccare il portafoglio.

Ma dato che la Polonia mai pagherebbe “multe” le pene pecuniarie si materializzerebbero in mancati trasferimenti alla Polonia, in particolare la sospensione di alcuni pagamenti di bilancio.

Ricordiamo infatti che la Polonia è uno dei Paesi che maggiormente beneficia dei fondi europei, anzi probabilmente è proprio il maggior beneficiario dei fondi europei e questo perché da sempre ha rapporti stretti con la Germania che negli ultimi decenni ha trasferito in Polonia molta della propria manifattura.

Conosciamo tutti i rapporti più che burrascosi fra la Polonia e la Russia, rapporti che hanno portato la Polonia a rivolgersi sempre più verso la Germania, ma non solo, è arcinoto che la Polonia ha un’importanza fondamentale dal punto di vista geopolitico, i rapporti con la NATO sono così diventati sempre più stretti al punto che per la prima volta lo scorso anno la Polonia ha preso il comando della Task Force congiunta di intervento rapido della NATO.

Ma lasciamo perdere l’aspetto geopolitico della vicenda per soffermarci su quello economico.

E’ chiaro che questo “distacco” della Polonia dall’Unione europea preoccupa in particolare la Germania, la quale non avrebbe assolutamente il diritto di parlare su questo tema, sono stati sempre i tedeschi a rivolgersi diverse volte a Karlsrhue, sede della loro Corte Costituzionale per dirimere controversie nei confronti dell’Ue.

I tedeschi non cambiano.

Loro sono sempre disponibile al confronto, basta che poi, alla fine, si decida nella maniera a loro più favorevole.

In effetti, poi, non è che la Polonia sia l’emblema della correttezza. 

Per anni non solo loro hanno preso soldi dall’Unione europea, ma hanno utilizzato questi soldi per far concorrenza agli altri Paesi dell’Unione, in primis alle aziende italiane.

Hanno imparato da noi (alcuni dicono hanno rubato) la tecnologia ed ora che si parla di ridurre i trasferimenti europei alla Polonia, perché vengono a mancare i contributi degli inglesi a loro favore, fanno la voce grossa.

Tuttavia sapete come la penso, non guardo a chi agisce in un certo modo, ma alle conseguenze del suo agire, quindi se la Polonia mina alle fondamenta i trattati europei che vengono così messi in discussione, e se la Polonia, dopo il Regno Unito dovesse decidere di lasciare l’Unione europea, a noi, a noi italiani intendo, non può che fare piacere.

Speriamo, anche per questo fatto, che si torni a parlare del problema principe per il nostro Paese, ossia l’euro e l’Unione europea.