In molti mi hanno chiesto di parlare di finanza, in particolare di quel che sta succedendo in Cina. Ebbene come sapete non è mio costume discutere su indiscrezioni, oggi, invece siamo in presenza di fatti, quindi è venuto il momento di parlarne.

Come al solito per capire quel che sta accadendo occorre tornare un po’ indietro nel tempo, quindi riavvolgiamo il nastro.

Da tempo si parla, ed i miei ascoltatori più attenti ricorderanno che anch’io ne parlai in un mio video, dicevo da tempo si parla della bolla speculati immobiliare che sarebbe potuta scoppiare in Cina.

Non era qualcosa di sorprendente vedendo come si è sviluppato il mercato immobiliare cinese. 

Infatti come si crea una bolla?

Essenzialmente quando un settore ha un boom, ossia una crescita decisamente sostenuta.

I continui guadagni creano dapprima grande interesse, poi l’interesse si trasforma in avidità, e l’avidità fa perdere il contatto con la realtà, ed è la perdita di contatto con la realtà che fa nascere una bolla.

Una bolla, ossia un rigonfiamento innaturale dei prezzi in un certo settore.

Tutto nasce con la crisi del 2007/2008, (ma guarda un po’?). Io continuerò a ripeterlo all’infinito che nel 2007/2008 il mondo è completamente cambiato.

Comunque la crisi finanziaria pur essendo prettamente occidentale è chiaro che di riflesso tocca anche la Cina, perché naturalmente la cosiddetta “fabbrica del mondo” si vide ridurre drasticamente gli ordini e le sue esportazioni ovviamente calarono in maniera sensibile.

A quel punto per compensare il calo delle esportazioni il Governo cinese adottò misure di sostegno che avevano come obiettivo l’aumento dei consumi e degli investimenti interni. Ricordiamo infatti che in quegli anni il Pil cinese era sorretto quasi esclusivamente dalle esportazioni.

Venivano meno le esportazioni? Il Governo mise in opera un grande piano di infrastrutture che ovviamente portarono ad un aumento del debito pubblico.

E’ lì che si cominciò a gonfiare la bolla. 

Ed ecco che la Banca Centrale cinese cominciò ad avere seri problemi, allargare i cordoni della Borsa significava esporsi al rigonfiamento della bolla speculativa, stringere i cordoni avrebbe portato ad una drastica diminuzione della crescita del Pil.

Il 2015, in particolare è stato un anno difficile per le due piazze finanziarie cinesi che ricordiamo sono Shanghai e Shenzen.

Era chiaro che la Cina avesse la necessità di aumentare i consumi interni, i consumi in Cina in quegli anni coprivano solo un terzo del Pil, mentre come sappiamo nelle economie più sviluppate superano il 50% per non parlare degli Stati Uniti nei quali ben il 70% del Pil è dovuto ai consumi.                                                                            

Non solo, ma la Cina aveva un altro problema che molti ignorano proprio perché un simile problema da un Paese comunista sembra un paradosso, anzi di più sembra un ossimoro.

Ed è che c’è una grandissima sperequazione della ricchezza, l’1% delle famiglie cinesi controlla più del 60% della ricchezza nazionale, ed il 10% della popolazione è in povertà assoluta.

Quindi insomma il problema della Cina se vogliamo, è quello della coperta corta. Aumenti i salari e fai aumentare i consumi, ma riduci le esportazioni diventando meno competitivo, ma non solo, la popolazione preme per avere un maggiore welfare che, per quanto abbiamo detto in Cina è molto carente.

Insomma alla fine la Cina non frenò il comparto immobiliare per non avere ripercussioni sulla crescita economica e in questi ultimi anni si è così cominciato a parlare di bolla immobiliare sempre più pesante.

Oggi i nodi sono venuti al pettine.

Il secondo maggior gruppo immobiliare cinese, Evergrande è sull’orlo del fallimento. I debiti ammontano a 300 miliardi di dollari e l’azienda ha annunciato che gli interessi sui prestiti che scadono dopodomani non saranno pagati.

La notizia è ufficiale poiché è stata riferita anche dal Ministero dell’edilizia.

Chi sono i creditori di questa montagna di debiti, ovviamente in particolare le Banche, ma anche fornitori e proprietari di case.

Quindi tutto il settore immobiliare trema, in grave crisi naturalmente i fornitori, ma ad essere estremamente preoccupato è anche il comparto bancario. Gli Istituti di credito maggiormente esposti potrebbero mettere in pericolo tutto il comparto finanziario.

Come sempre accade in questi case le società di rating stanno drasticamente tagliando il giudizio sulla società ormai ad un passo dal Default.

Nonostante tutto ciò dai vertici di Evergrande si continua a bollare come “false”, anzi, “totalmente false” le voci di un imminente fallimento.

Visto che siamo in tema concludo il video con un’altra notizia che non riguarda espressamente il comparto immobiliare, ma quello alberghiero.

Premetto subito che per alcuni questa sarebbe una bellissima notizia.

Allora certamente conoscete una delle catene di alberghi di lusso più nota al mondo, la Four Season.

Ebbene sapete chi sono i principali azionisti? Allora il 5% delle azioni è in mano al fondatore della catena alberghiera, mentre il 95% era divisa in due parti uguali ossia il 47.5% alla Kingdom Holding Company e l’altro 47,5% alla Cascade Investment. Probabilmente questi nomi non vi dicono nulla ma ora sarà tutto più chiaro.

La Kingdom Holding Company è la società che gestisce il patrimonio del miliardario saudita il principe Alwaleed bin Talal. Mentre la Cascade Investment è la società che gestisce il patrimonio di Bill Gates.

Ebbene cosa è accaduto?

E’ accaduto che Bill Gates ha acquistato metà della quota in capo al principe Saudita, quindi ora le quote di partecipazione della catena di alberghi di lusso Four Season sono così ripartite: 5% al fondatore, 23,75% al Principe  Alwaleed bin Talal, ed il 71,25 a Bill Gates.

Ebbene mi direte dov’è la buona notizia?

Beh alcuni gestori di fondi ritengono che se Bill Gates fa un investimento del genere, ossia aumenta la sua quota in una catena di alberghi significa che nutre fiducia nell’aumento del settore turistico, quindi ritiene che possano essere ridotte le limitazioni ai viaggi soprattutto per la clientela Vip.

Insomma una riduzione dei vincoli agli spostamenti introdotti a causa del Covid-19.

Ma, fate un po’ voi. Io continuo ad avere molti dubbi.