L’Italia non firmerà il Global migration compact dell’Onu. È l’ultimo esempio di una politica migratoria che porta il nostro paese a subire il fenomeno e non a gestirlo. Ben diverse le scelte della Germania, dove la priorità è l’integrazione lavorativa.

Situazione demografica e del mercato del lavoro

In un’Europa che invecchia rapidamente e in cui non si fanno più figli la forza lavoro immigrata sarà sempre più rilevante. Tuttavia, la gestione delle migrazioni legali (ovvero l’ingresso di migranti economici) non sembra una delle priorità dei governi del continente. Ne è prova anche la recentissima polemica sul Global migration compact, l’accordo internazionale sulla gestione delle migrazioni,per il quale l’Italia non intende partecipare alla Conferenza di Marrakech del prossimo dicembre.

Una posizione diversa è rappresentata dalla Germania, in cui l’economia positiva aiuta a compiere ragionamenti a lungo termine, di natura demografica. Nonostante l’immigrazione sia uno dei temi più discussi all’interno della (fragile) coalizione, in ottobre il governo tedesco ha raggiunto un’intesa per la riforma della legge che la regola, introducendo un nuovo strumento per attrarre manodopera straniera.

Italia e Germania sono in questo momento i paesi Ue più in crisi dal punto di vista demografico, con saldi naturali profondamente negativi (differenza tra nati e morti, rispettivamente -190 mila e -148 mila). Tuttavia, nel 2017 la popolazione in Germania è cresciuta (+328 mila), mentre quella italiana è complessivamente diminuita (-105 mila).