Ciò che sta accadendo in Italia è veramente folle, io l’ho sottolineato da tempo che si è letteralmente capovolta la logica e si continua su questa strada, ripeto assolutamente irrazionale.

Chi limita le libertà altrui è colui che accusa gli altri di fascismo, ecco cosa sta accadendo, ripeto, chi impone delle limitazioni, delle prescrizioni dice di farlo in nome della libertà!

Venerdì prossimo il 15 ottobre sarà il d-day, entrerà in vigore quel decreto estremamente contestato da moltissimi italiani e non sono da coloro che non hanno voluto vaccinarsi.

Le conseguenze, a livello sociale, sono difficili da prevedere, ma ciò che è certo è appunto che si tratta di una decisione governativa tremendamente impopolare.

Tuttavia la cosa più singolare è che questo decreto, ripeto, assolutamente impopolare, ha al suo interno una data di scadenza, e non è molto lontana, il 31 dicembre di quest’anno. E’ scritto nero su bianco che la validità ha quella scadenza per cui la cosa assume un aspetto ancor più inquietante.

Ossia perché il Governo assume un’iniziativa assolutamente impopolare se è lo stesso Governo a attribuire a questa iniziativa una durata così breve.

Cioè perché per due mesi e mezzo gli italiani debbono diventar pazzi per ottemperare ad un decreto che appunto due mesi e mezzo dopo non sarà più in vigore?

Guardate che questa, che ritengo sia la domanda più ovvia e scontata da porsi, nella realtà non viene posta ai maggiori responsabili governativi.

E’ evidente infatti che per coloro che non intendono vaccinarsi in nessun caso questo obbligo è visto come una vera e propria provocazione.

Ed allora! Perché si vuol portare una gran parte della popolazione italiana all’esasperazione?

Sia ben chiaro, io sono totalmente contrario al green pass e non mi piegherò ad esso, ma dal punto di vista della logica riterrei più sensato che il decreto sull’obbligo del green pass anche sul luogo di lavoro non avesse una durata così breve, bensì una scadenza piuttosto lunga.

Fare un decreto di quel tipo dando ad esso una scadenza breve sembra proprio un controsenso. Quindi?

Quindi la gente dà per scontato che il nostro Governo ci stia prendendo in giro, ossia faccia un decreto con una scadenza breve per far abituare gli italiani a quella restrizione, per poi prorogare quell’obbligo a tempo indefinito.

E’ una tattica che abbiamo visto fare già più volte dai nostri attuali governanti, e forse anche per questo gli italiani non ci cascano più.

Non c’è nulla di più definitivo di un lavoro provvisorio, mi diceva un idraulico, ma è un detto che vale anche in politica, questa, a mio avviso, è la grande preoccupazione che hanno gli italiani.

Ed ora cambio discorso e torno a parlare di Polonia perché davvero questa vicenda può avere sviluppi imprevedibili e davvero importanti. 

Ciò che ha sancito la Corte Costituzionale di Varsavia, ossia che è la legge polacca ad aver preminenza rispetto a quella europea, di fatto pone la Polonia al di fuori dell’Unione europea. 

Se tutti i Paesi dell’Unione, infatti, approvassero una legge simile, di fatto l’Unione sarebbe svuotata di significato, insomma sarebbe la sua fine.

Oddio chiariamo che sono innumerevoli le volte che i Paesi dell’Unione non hanno rispettato direttive europee ed alla fine si è sempre trovata una soluzione di compromesso, quindi non è escluso che anche questa volta …

Comunque questo fatto, a mio avviso, ha messo in rilievo un aspetto rilevante che non è mai stato rimarcato come dovuto.

Ed è il fatto che ci sono Paesi dell’Unione europea che non hanno aderito all’euro, quindi esistono organismi dell’Unione composti dai 26 stati che ne fanno parte, ed altri organismi riguardanti più strettamente gli aspetti monetari che invece coinvolgono i 19 Paesi che utilizzano la moneta unica.

A mio avviso ciò produce in alcuni casi confusione ed in altri dei distinguo che rendono questa Europa una specie di armata Brancaleone.

Ma torniamo a noi e chiediamoci, quale rilievo potrebbe avere una Polexit, ossia una possibile uscita della Polonia dall’Unione europea?

A questa domanda alcuni rispondono che non creerebbe alcun problema all’Unione, dato che la Polonia ovviamente ha un peso molto relativo dal punto di vista economico, insomma non è neppure paragonabile all’uscita del Regno Unito.

Poi non avendo aderito all’euro non ci sarebbero ripercussioni di carattere monetario, tuttavia non si può negare che invece la Polonia ha una importanza assolutamente non irrilevante dal punto di vista geopolitico.

Insomma sotto questo punto di vista sarebbe uno sconquasso, ma io riterrei che comunque, anche se il Pil della Polonia non è certamente rilevante, la seconda uscita di uno Stato dall’Unione europea sarebbe un duro monito per Bruxelles.

Innegabilmente potrebbe aprire le porte anche ad altre uscite, in primis naturalmente, quella dell’Ungheria, insomma non si potrebbe sottovalutare l’ormai celebre effetto domino.

Si potrebbe così ipotizzare che l’Unione europea venga ridotta all’Unione monetaria, e per assurdo quest’ultima potrebbe addirittura rafforzarsi. 

Naturalmente non solo non me lo auguro, ma un rafforzamento dei vincoli europei lo riterrei esecrabile.

Il primo passo ora è vedere quale sia la risposta dell’Unione europea nei confronti della Polonia, se si limita ad una alzata di scudi oppure se verranno messe in opera ritorsioni vere, ritorsioni di carattere economico.

C’è infatti anche la possibilità che tutto finisca in una bolla di sapone, io mi auguro il contrario, questa che io ho battezzato Disunione europea deve finire come merita, ossia nel dimenticatoio della storia.

Anzi sarebbe bene che finisse il prima possibile, ma che non venga nemmeno dimenticata, che non venga in mente a qualcuno in futuro di rifare una follia del genere.

Quindi Forza Polonia, non mollare, il tuo esempio dovrebbe essere seguito anche da tanti altri Stati, in primis la nostra Italia.