La variante Delta sta sconvolgendo i piani anche dei paesi ultra virtuosi con le vaccinazioni di massa. E tra varianti che bucano i vaccini e trasmissibilità elevata, ecco che la classifica dei paesi più resilienti fatta da Bloomberg, vede capovolgersi nettamente alcune posizioni.

La Nuova Zelanda, che dallo scorso novembre, mese in cui è debuttata questa classifica, è sempre stata al primo posto, è crollata di 26 posizioni, a causa della rigida posizione del governo su lockdown e blocchi, dopo l'arrivo della Delta.

Usa e Isrsaele che avevano festeggiato un ritorno alla normalità dopo la vaccinazione di massa, stanno invece facendo i conti con nuovi picchi di infezione, anche tra vaccinati con doppia dose.

A causa di questi cambiamenti, la classifica di Agosto stilata da Bloomberg si è completamente rivoluzionata. 

La classifica dei paesi più resilienti al Covid di agosto

Ad agosto, la classifica di Bloomberg delle nazioni più resilienti al Covid è questa:

  • Norvegia
  • Olanda
  • Finlandia
  • Irlanda
  • Austria
  • Belgio
  • Germania 
  • Singapore 
  • Svizzera
  • Spagna
  • Danimarca
  • Francia 
  • Turchia
  • Repubblica Ceca
  • Emirati Arabi
  • Italia
  • Romania
  • Hong Kong
  • Arabia Saudita
  • Svezia
  • Grecia
  • UK
  • Canada
  • Cina Continentale
  • Usa
  • Corea del Sud
  • Colombia
  • Portogallo
  • Nuova Zelanda
  • Cile
  • Australia
  • Polonia
  • Giappone
  • Russia
  • Brasile
  • Israele 
  • Nigeria
  • Perù
  • Egitto
  • Messico
  • Taiwan
  • India
  • Pakistan
  • Bangladesh
  • Iraq
  • Sud AFrica
  • Argentina
  • Iran
  • Thailandia
  • Vietnam
  • Indonesia
  • Filippine
  • Malesia

Classifica paesi resilienti al Covid: il primo posto della Norvegia a cosa è dovuto?

La Norvegia ha somministrato dosi sufficienti per coprire il 60% della sua popolazione, ha mantenuto i decessi a un livello molto basso e ha aperto i suoi confini ai viaggiatori vaccinati. I bassi tassi di mortalità, la rapida diffusione dei vaccini e l'apertura ai viaggi, posizionano i Paesi Bassi e la Finlandia al secondo e al terzo posto.

In Norvegia la vita sta ritornando simile a quella prima della pandemia. L'alcol può essere servito  dopo la mezzanotte, gli studenti sono esentati dal mantenere le distanze durante le lezioni e fino a 7.000 persone possono partecipare agli eventi all'aperto. Il governo norvegese mira a eliminare gli ultimi limiti rimasti, quando tutta la popolazione adulta avrà ricevuto almeno la prima dose di vaccino.

Quasi ovunque, purtroppo, l'avanzata della variante delta ha fatto svanire le speranza che la fine dell'era Covid-19 fosse vicina.

Come viene stilata questa classifica dei paesi più resilienti al Covid?

Il Covid Resilience Ranking è un'istantanea mensile che stabilisce in quale paese il Covid viene gestito con il minimo impatto sociale ed economico.

Esaminando dodici indicatori tra cui, assistenza sanitaria, la copertura vaccinale, la mortalità complessiva, la ripaertura delle frontiere, la classifica riflette le prestazioni delle 53 economie più grandi del mondo.

I Paesi bassi sono la dimostrazione che, sebbene le infezioni di delta abbiano raggiunto livelli record, ci sono stati poche morti e nessuna chiusura.

Ma i vaccini saranno in grado di respingere la variante Delta? Oppure la strategia di imparare a “convivere con il virus” farà nascere degli imprevisti? Da questi elementi dipenderà l'evolversi della classifica dei prossimi mesi.

I paesi più resilienti al Covid: esaminiamone alcuni

La Repubblica Ceca è salita di 15 posizioni perché ha aperti ai viaggi per vaccinati e ha mantenuto limitati sia i decessi che i contagi.

Hong Kong è salita di ben 12 posizioni perché ha acconsentito ai viaggi per i vaccinati e ha registrato una serie di giorni con zero infezioni.

L'Italia e la Spagna sono salite rispettivamente di 11 e 10 posizioni, grazie ad una buona percentuale di vaccini somministrati e ad una riapertura che porterà ad una crescita rapida dell'economia.

Gli Stati Uniti sono crollati di 20 posti con l'aumento delle nuove infezioni, e le strutture sanitaria di nuovo travolte dai ricoveri.

Israele, primo paese al mondo ad aver raggiunto percentuali elevatissime di vaccinati, è sceso di 19 posizioni mentre è alle prese  con un aumento record di casi. Nel frattempo nel paese è stato approvato il terzo richiamo per gli over 60.

La Cina è scivolata di 15 posizioni poiché ha utilizzato rigidi controlli, blocchi, divieti di viaggio e test di massa. E di questo la comunità ne ha molto risentito.

La Thailandia ha perso otto posizioni in quanto ha visto una ripresa alimentata dal delta nei casi, seguita da severe restrizioni.

Sebbene abbia ospitato con successo le Olimpiadi senza diffondersi tra gli atleti in visita, il Giappone ha perso sette posizioni poiché la variante Delta ha provocato un'impennata record tra la popolazione locale, mettendo a dura prova il  sistema sanitario.

Vaccinazioni, blocchi e viaggi: i principali parametri per stabilire la resilienza dei paesi al Covid

Per stabilire quale delle 53 economie sta reagendo meglio al Covid in questo momento, bisogna basarsi sui progressi della vaccinazione, sulla portata di blocchi, chisure e controlli e sulla riapertura ai viaggi. In questo modo si può stabilire quale paese sta tentando di tornare il più rapidamente possibile alla normalità.

L'Europa si sta dimostrando la più veloce nell'incrementare i viaggi tra un paese e l'altro e permettere l'ingresso senza quarantena per i viaggiatori vaccinati.

Romania, Germania e Svizzera sono le più connesse al mondo. L'Europa è l'unico luogo in cui i cosiddetti green pass sono ampiamente utilizzati per viaggiare.

Anche le economie che hanno in gran parte mantenuto aperti i loro confini durante la pandemia, come l'Egitto e il Messico, ottengono punteggi elevati sulle rotte di viaggio per i vaccinati. Tuttavia, ai viaggiatori di questi paesi potrebbe essere vietato l'ingresso altrove a causa del loro alto tasso di infezione e basso tasso di vaccinazioni.

Covid e resilienza: il divario tra paesi poveri e ricchi si allarga sempre di più

In questa rincorsia smaniosa al vaccino, bisogna ricordare che gran parte del mondo in via di sviluppo deve ancora iniziare a vaccinare in modo significativo la propria popolazione, non avendo il potere d'acquisto necessario per acquistare miliardi di euro di vaccini come hanno fatto i paesi occidentali. 

Il progetto Covax, lo sforzo sostenuto dall'OMS per aiutare i paesi più poveri a procurarsi le dosi, ha iniziato a distribuire i vaccini solo alla fine di febbraio e sta affrontando una carenza di forniture, soprattutto ora che, nonostante l'invito dell'Oms, i paesi più avanzati stanno pensando egoisticamente di procedere alla terza dose piuttosto che permettere ai paesi in via di sviluppo di procedere con la prima dose.

Su quasi 2 miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, COVAX ha distirbuito al momento solo 78 milioni di dosi. Il progetto ha consegnato circa 200 milioni di dosi in meno rispetto a quanto si era inizialmente programmato.

I paesi più ricchi, invece che aiutare i paesi più poveri, egoisticamente hanno stretto direttamente accordi con i produttori, acquistando i vaccini a prezzi più alti e dunque più vantaggiosi per le case farmaceutiche, riducendo sensibilmente le disponibilità per tutti gli altri.

Pensate che il 75% dei vaccini disponibili sono stati somministrati da 10 nazioni al mondo, mentre i paesi a basso reddito hanno vaccinato appena il 2% della loro popolazione.

"L'ingiustizia dei vaccini è una vergogna per tutta l'umanità e se non la affrontiamo insieme, prolungheremo la fase acuta di questa pandemia per anni, quando potrebbe finire nel giro di pochi mesi", ha affermato il capo dell'OMS Tedros ad agosto. 

Tedros ha invitato i paesi sviluppati ad evitare i richiami e aiutare invece quei paesi che sono così indietro da non aver iniziato a vaccinare nemmeno le persone fragili e a rischio.

Quello che si sta facendo è troppo poco, è una goccia nel mare! A giugno, i leader dei sette paesi più potenti al mondo, tra cui il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il primo ministro britannico Boris Johnson, si sono impegnati a donare centinaia di milioni di dosi, ma i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di miliardi di dosi.

La Cina ha colmato parte di questa lacuna, avendo consegnato oltre 650 milioni di dosi dei suoi vaccini locali tramite accordi per lo più bilaterali con paesi come Brasile, Indonesia e Cile.

COVAX ha avuto comunque problemi anche per colpa delle case farmaceutiche. Molte di loro non hanno reso prioritari i contratti firmati per il progetto. Pfizer ha venduto direttamente a questi paesi, solo 40 milioni di dosi a COVAX, ovvero meno del 2 per cento della sua intera produzione.

Moderna ha firmato un contratto per fornire a questi paesi 500 milioni di dosi di vaccino, ma le prime consegne sono previste per l’autunno e la maggior parte di esse non saranno effettuate perima dell'inizio del 2022. Quello che si sta facendo per i paesi poveri è davvero troppo poco, ed è imperdonabile.

Cosa accadrà dopo? Quali saranno i paesi più resilienti al Covid?

Il Covid Resilience Ranking di Bloomberg fornisce un'istantanea di come si sta affrontando la pandemia in 53 principali economie in questo momento.

Immaginando un'apertura graduale, una ripresa dei viaggi globali, si può immaginare come i vari paesi usciranno da questa pandemia. Ma con questo virus non c'è alcuna certezza e le cose possono cambiare rapidamente. 

Possono nascere nuove varianti e nuove mutazioni, contro le quali questa vaccinazione sarà completamente inutile e ci si avvierebbe verso una nuova fase della pandemia. E la variante Delta ha già reso questa prospettiva una realtà.

Tuttavia, dopo aver sopportato un anno e mezzo di lotta al Covid-19, i governi e le popolazioni ora hanno una migliore comprensione dell'agente patogeno, di come mitigare i danni che infligge e come sviluppare vaccinazioni contro le sue varie varianti.

Intanto sta per arrivare l'inverno, il vero grande test. "L'inverno nell'emisfero settentrionale sarà il prossimo grande test per vedere quanto siano stati efficaci gli alti livelli di vaccinazione", ha affermato Peter Collignon, professore di malattie infettive presso la Australian National University Medical School di Canberra.

La classifica si evolverà mese per mese.