I miei nonni direbbero che il mondo sta andando al contrario.

Lo affermerebbero anche tutte quelle persone che appartengono alle generazioni passate, figlie di un’era in cui amare e provare attrazione per lo stesso sesso era motivo di derisione e vergogna.

Eppure i tempi cambiano, esattamente come cambiano le concezioni e le esperienze personali.

Dichiararsi omosessuale, rendere esplicito un orientamento che diverge dall’eterosessualità è diventato all’ordine del giorno.

Purtroppo però ancora troppo pericoloso per essere espresso senza il rischio di incorrere in discriminazioni verbali o aggressioni.

L’omofobia è una presa di posizione collettiva molto presente, per questo motivo si sente il bisogno di approvare il testo contenuto nel DDL zan che, per motivi burocratici, continua ad essere soggetto a posticipazioni.

DDL zan e governo: gli influencer attaccano sui social

L’approvazione del DDL zan è tema di grande riflessione nelle aule del governo e, secondo fonti ufficiali, potrebbe non vedere la luce prima della fine di ottobre 2021.

Il motivo di questo blocco è imputabile allo svolgimento del primo turno di elezioni amministrative e ai ballottaggi, situazioni in cui a nessuna delle forze politiche converrebbe riaprire il dossier.

Una decisione che lascia perplessi e sfiduciosi migliaia di attivisti dell’LGTBQ che continuano a manifestare nelle piazze muniti di bandiera arcobaleno.

La proposta di legge contro l’omotransofobia sembra essere appesa un filo e i numeri di Palazzo Madama non fanno sperare nella riesamina del testo tanto presto.

Precedentemente graziato dal salvataggio dell’ultimo momento da parte del senatore del gruppo misto, Lello Ciampolillo, in Assemblea, sembra scomparire dai programmi del calendario.

Si congela, appeso ad un filo sottilissimo che potrebbe spezzarsi quando si riprenderà in mano la discussione tra le forze politiche in tensione, PD e Italia Viva.

Spiega gazzettadelsud.it:

“ha incassato il primo via libera dalla Camera il 4 novembre del 2020. Da allora è impiantato al Senato, dove il centrodestra di governo, assieme a Fdl, chiedono di modificarne l’impianto, mentre Pd, M5S e Leu insistono affinché venga approvato entro l’estate senza alcuna modifica.”

I punti da discutere non sono molti ma toccano ambiti delicati per i quali occorre massima attenzione e ponderazione.

Un punto di vista che la maggioranza favorevole non vede di buon occhio, anzi, pensa sia solo una giustificazione per posticipare ancora e ancora una legge che serve più che mai.

Ad esprimere la propria vergogna verso le lungaggini del governo anche Chiara Ferragni, regina degli ingfluencer e il marito, Federico Lucia (Fedez).

Nel video di La7 Attualità, viene spiegato il difficle rapporto tra opinione pubblica (della quale Fedez si fa portavoce) e DDL zan, con riferimento anche a Matteo Renzi:

I possibili rischi di una decisione presa alla leggera potrebbero rivelarsi fatali, ma al contempo, non si può attendere per sempre.

DDL zan e governo: cosa contiene il disegno di legge?

Il DDL zan è un provvedimento in attesa di approvazione e conversione in legge, che si occupa di definire una misura di prevenzione contro l’omofobia.

Più nello specifico, mira a debellare e a contrastare ogni tipo di discriminazione e violenza per motivi collegati a:

  • orientamento sessuale
  • definizione di genere
  • disabilità

Gli elementi che costituiscono il provvedimento sono proposte mosse a favore dei diritti e della tutela degli LGTBQ e sono così riassunti:

  • delineamento dell’omofobia come reato penale: modifica alla Legge Mancino e aggiunta degli atti di violenza o incitamento alla violenza tra i reati di propaganda e istigazione relativi alla discriminazione razziale, etnica, religiosa ( punibili con la detenzione)
  • punizione delle discriminazioni contro i disabili, detenzione in carcere fino a 6 anni: articolo 604 bis c.p, il reato di omofobia è punibile con la reclusione o con multa fino a 6.000 euro per coloro che istigano a commettere atti di discriminazione sia razziali, etnici, religiosi che fondati sul sesso/ orientamento sessuale.
  • proclamazione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la biofobia e la transofobia: il 17 maggio viene indetta una giornata dedicata alla promozione della cultura, del rispetto e dell’inclusione
  • avvio di iniziative di informazione nelle scuole (elementari e medie)
  • definizione e ufficializzazione di nuove forme di identità di genere
  • “clausola salva idee”: tutela del pluralismo delle idee e della libertà delle scelte personali, in risposta alla critiche mosse dalle opposizioni e dalla sfera del mondo cattolico
  • nascita di centri antidiscriminazione: stanziamento di 4 milioni per il Fondo per le politiche inerenti ai diritti e alle pari opportunità. Nascita di centri per garantire adeguata assistenza legale e sanitaria, nonché psicologica alle vittime, fornendo loro vitto e alloggio.

Per approfondire vi lascio l'articolo scritto da Giulia Governa per trend-online, in cui vengono spiegati anche i punti controversi della proposta di legge.

DDL zan e governo: tensioni nell'LGTBQ

Naturale pensare che tutti gli attivisti LGTBQ perseguano la stessa linea attuativa e combattano per gli stessi ideali.

Ma c’é una vicenda che fa desumere il contrario.

Il caso della sociologa e scrittrice tran , Neviana Calzolari, è l’esempio che fa capire quanto, in realtà, vi siano altre forme di concezione inerenti al DDL zan.

Contesta tale provvedimento definendolo un’arma di distrazione di massa da quelli che sono i reali problemi dell’omosessualità e della transessualità.

Criticata ferocemente dagli stessi persecutori del movimento LGTBQ, spiega a secoloditalia.it

“Il problema del movimento Lgbtq e delle persone che dicono di rappresentarlo solo perché sono a capo di associazioni è che, alla fine, si pongono sempre in modo estremamente aggressivo e verbalmente violento nei confronti di chi esprime le posizioni divergenti dal mainstream del movimento.”

La questione motivo di inasprimento è legata all’identità di genere, materia totalmente diversa dal sesso.

Mentre la prima tratta della transessualità come una variante aggiuntiva all’omosessualità, la seconda la definisce come una spinta talmente forte da risultare insopprimibile.

Un impulso che porta a cambiare le caratteristiche originarie del proprio corpo per raggiungere il sesso a cui si sente di appartenere.

Purtroppo, puntando solamente all’identità di genere si rischia di rendere le categorie indistinguibili, come se il sesso e il genere fossero la medesima cosa.

DDL zan e governo: l'omosessualità è una malattia?

Ciò che non rientra nella normalità, viene sempre osservato con occhio critico e spesso, genera indisposizione.

Frequentando il mondo universitario e ascoltando le diverse opinioni in merito al tema dell’omosessualità, ho capito che moltissime persone la considerano ancora una malattia.

Una menomazione cerebrale che, di punto e in bianco, cambia la percezione della normale sessualità e la converte in una sessualità “malsana” e perversa.

Talvolta, forse è proprio il termine stesso a trarre in inganno, evidenziando prevalentemente la componente legata al sesso invece che quella emotiva.

L’omosessualità non è una scelta e non rende tutta l’erba un fascio. Cosa vuol dire?

Significa che, al contrario di quanto si pensi, comprende diverse sfumature entro le quali le persone si identificano non solo sessualmente, ma anche romanticamente e affettivamente.

Una persona che ha sempre creduto di appartenere all’eterosessualità, può sentirsi attratta in maniera maggiore o minore da persone dello stesso sesso.

Ciò che definisce questo orientamento non nasce da una preferenza sessuale ma da tutto ciò che fuoriesce dalla componente emotiva.

L’omosessualità non è una malattia ma una variante patologica del comportamento sessuale e ho prova tangibile che, chiunque dichiari il contrario è in errore.

La depatologizzazione dell’omosessualità ha origini risalenti al 1952, quando si pensava che fosse un disturbo sociopatico della personalità.

Addirittura nel 1968 la si identificò come una deviazione sessuale grave almeno quanto la pedofilia e la necrofilia.

Solo nel 1973 l’American Psychiatric Association prevedette a rimuoverla dalla lista delle malattie mentali nel Manuale Diagnostico.

Nel 1993 anche l’OMS accetta e condivide la definizione non patologica dell’omosessualità e la toglie dalla lista delle malattie mentali.

DDL zan e governo: rischio galera per molestie verbali

Gli insulti e le molestie verbali indirizzate verso gli omosessuali e i transessuali sono sempre esistiti, ma solo negli ultimi anni è stata data loro importanza.

Dire “gay”, “frocio”, “lesbica” era normale, soprattutto se rivolto con ironia o leggerezza.

Da quando però si sono palesate situazioni critiche come bullismo, pestaggi, omicidi e addirittura suicidi, si è deciso di pesare l’impatto negativo che hanno questi epiteti sulla vita delle persone LGTBQ.

Spiega lavocediasti.it:

“La corte di legittimità riferisce che le espressioni gay, lesbica, frocio, costituiscono oltre che una chiara lesione dell’identità personale, veicolo di avvilimento dell’altrui personalità e tali sono percepite dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana.”

Chi prosegue all’utilizzo di questi insulti, faccia a faccia o attraverso i social come Facebook, non solo viene a meno del rispetto altrui ma è passibile di ingiuria.

Se indirizzati con l’intento di denigrare l’altra persona, costituiscono reato che può portare all’arresto e alla carcerazione.

DDL zan e governo: una convivenza difficile!

È giusto arrivare a tanto?

Gli appartenenti alla parte omofoba direbbero di no, non tanto per il fatto di non poter più esprimersi come meglio credono, piuttosto per il fatto di favorire una parte piuttosto che l’altra.

Nessuno dice agli omosessuali di esporsi, di portare il loro esempio nelle scuole e “inculcare” nei bambini l’idea che sia giusto amare una persona dello stesso sesso.

Esattamente come non è giusto insegnare loro che possono esistere due mamme o due papà, mettendo in dubbio il senso della famiglia tradizionale.

Dall’altro lato c’è chi continua a far presente che è l’amore quello che conta, forse più del fatto di appartenere a movimenti che divergono dall'eterosessualità.

Se due persone dello stesso sesso si amano, dovrebbero avere gli stessi diritti di due eterossessuali che si amano, così come avere la possibilità di creare una famiglia.

Il DDL zan discute anche di questo, ma è ancora improbabile che possa venire approvato.

Le conseguenze sarebbero impensabili.

In un mondo in cui gli eterosessuali combattono con le unghie e con i denti per proteggere la sacralità della famiglia tradizionale, è difficile che il “nuovo” possa trovare il proprio spazio o, addirittura, coesistere.