Torno nuovamente sulla conferenza stampa di Draghi di qualche giorno ed in particolare sulla uscita del nostro Presidente del Consiglio che ha creato, di fatto, un incidente diplomatico con la Turchia.

Ed ipotizziamo che non sia stata una gaffe l’aver attribuito l’appellativo di Dittatore al Presidente turco Erdogan da parte del Premier Draghi, bensì un ricercata e voluta provocazione.

Ovviamente, in questo caso, dovremmo chiederci a che pro?

Per sostenere questa ipotesi, questa chiave di lettura, dovremmo partire da lontano.

L’Italia è senza dubbio uno dei pochi Paesi europei che non possono dirsi colonialisti, sì certo abbiamo avuto anche noi delle colonie, ma è stata un’esperienza di breve periodo ed in ogni caso non paragonabile neppure lontanamente a ciò che hanno fatto ad esempio i francesi, gli spagnoli, i portoghesi, gli olandesi i belgi e fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento anche i tedeschi.

Le nostre colonie, Eritrea, Somalia ed Etiopia non possiamo dire che abbiano giovato al nostro Paese, diversa la storia della Libia, e non solo perché era un territorio a noi geograficamente più vicino, ma soprattutto perché molti nostri connazionali hanno abitato quel territorio.

Naturalmente non la sto a far lunga su come sia finita, male per noi, ma anche male per i libici.

In una situazione assolutamente caotica, nel 1969 un giovanissimo Colonnello, Muammar El Gheddafi, nato fra l’altro quando la Libia era ancora italiana, prende il potere con un colpo di Stato.

Comunque la si pensi, la rivoluzione che nel 1969 ha portato al potere il Colonnello Gheddafi, è stata un punto di svolta per il Paese, anche e soprattutto perché pochi anni dopo, nel 1973 la crisi petrolifera ha fatto schizzare all’insù il prezzo di ciò che proprio da allora venne anche denominato “oro nero”.

Per Gheddafi fu vera manna dal cielo, il prezzo del petrolio infatti in brevissimo tempo salì da 2 a 12 dollari al barile, le casse pubbliche della Libia immediatamente ne beneficiarono e questo fu un fattore fondamentale per le fortune politiche del Colonnello.

Ebbene, allora, per  questioni storiche, e per grande merito di Enrico Mattei, la società petrolifera più attiva in Libia era già da tempo la nostra Eni, che intensificò appunto le esplorazioni nel Paese assumendo quasi una posizione monopolistica.

Evito di dilungarmi sui rapporti diciamo altalenanti fra lo Stato Italiano e la Libia, ma di sicuro essi migliorarono dapprima quando Gheddafi finanziò la nostra principale industria privata, la Fiat e successivamente quando a Palazzo Chigi arrivò Silvio Berlusconi.

Tutto però precipitò nel 2011, quando con una mossa che ad essere gentili potremmo definire folle la Francia di Sarkozy subito appoggiato dagli Stati Uniti di Obama, iniziò a bombardare la Libia.

Come sia finita lo sappiamo tutti, nella maniera peggiore possibile, Libia un Paese distrutto e nel caos.

Dopo aver combinato una carneficina e non sapendo come uscirne, come al solito i guerrafondai occidentali si sono fatti da parte lasciando due fazioni locali a combattersi perché, come tutti sappiamo, la Libia è un Paese praticamente diviso in due regioni, la Tripolitania e la Cirenaica.

Ovviamente per l’Eni i bombardamenti e la guerra in Libia sono stati una sciagura, le estrazioni di greggio nel Paese sono drasticamente diminuite, ma insomma non dilunghiamoci, su cose note.

Ebbene trovando campo libero all’inizio dello scorso anno Erdogan ha deciso di entrare in gioco, e dopo essersi accordato con i russi ha dispiegato sul territorio soldati e soprattutto mercenari pagati, si dice dal Qatar.

E l’Italia, che era il Paese europeo che aveva di gran lunga maggiori interessi commerciali in Libia?

Italia non pervenuta, ma è chiaro, se al Ministero degli Esteri mettiamo Giggino Di Maio cosa pretendiamo?

Ora pare che Draghi abbia confermato Di Maio agli Esteri perché sa che non conta nulla, di fatto Draghi vuole essere lui il vero capo della Farnesina, insomma pare che sotto questo punto di vista Draghi voglia comportarsi come Berlusconi che amava gestire rapporti internazionali in prima persona.

Ed ecco allora che in maniera del tutto inusuale, il primo viaggio all’estero del nuovo Presidente del Consiglio non ha avuto come meta un Paese dell’Unione europea, bensì ha avuto come destinazione proprio la Libia, certo Draghi ha portato con sé anche Di Maio, ma solo pro forma.

Cosa si sano detti Draghi e Dabaiba, il Primo Ministro libico, ovviamente non lo sappiamo, di certo il viaggio a Tripoli del nostro Premier non deve esser stato un successo, ovviamente i turchi avranno detto a Draghi senza mezzi termini che ora in Libia comandano loro.

Loro sono andati a combattere in quelle zone ed adesso devono portarsi a casa il loro bottino, all’Italia al massimo resteranno le briciole.

Probabilmente Draghi non ha gradito tutto ciò ed ha avuto quell’uscita su Erdogan.

La partita fra Turchia ed Italia è quindi finita 3 a 0 per i turchi e a casa tutti? Probabilmente Draghi non si vuol rassegnare.

Quando però si è rivolto all’Europa, quell’Europa che lo stima molto e con la quale sembrava avere rapporti idilliaci … quell’Europa si è girata dall’altra parte e per la partita Italia Turchia ha risposto … fatti vostri, sbrigatevela da soli.

Quindi a Draghi non è rimasto altro che rivolgersi Oltre Oceano. 

Ha spedito Di Maio a Washington dove ha incontrato il suo omologo Blinken ed ora non ci resta che attendere gli sviluppi, anche se dietro le parole di circostanza che sono arrivate dalla nuova Amministrazione statunitense, non penso ci sia la volontà di aiutare il nostro Paese in questa disputa con la Turchia.

Insomma ho provato a disegnare un altro scenario plausibile.

Ciò che comunque è certo è che negli ultimi anni il nostro Paese ha decisamente perso prestigio sullo scacchiere internazionale, ed ora non sarà facile recuperare credibilità.

Ma d’altronde una volta avevamo come Ministro degli Esteri tale Giulio Andreotti, oggi abbiamo Luigi Di Maio, trovate qualche differenza?