Nei giorni scorsi ho guardato un canale della piattaforma Sky che non avevo mai visto, Crime Investigation, mi sono soffermato per la prima volta su quel canale perché veniva trasmesso un documentario che riguardava Monte dei Paschi di Siena ed in particolare la morte del capo della comunicazione della Banca senese, David Rossi.

Morte che, in maniera un po’ affrettata è stata derubricata a suicidio.

Ricordo perfettamente il fatto avvenuto otto anni fa, ma naturalmente non voglio parlare della morte di David Rossi, bensì di quel documentario trasmesso su Crime Investigation.

Occorre specificare che quel documentario non è recentissimo probabilmente risaliva ad almeno un paio di anni fa. Lo si capiva da come gli esponenti del Movimento 5 Stelle parlavano del PD in maniera fortemente critica, quindi sicuramente doveva riferirsi a prima dell’agosto 2019 quando è nato il Governo Giallorosso.

Un documentario, che, già dal titolo “Monte dei Paschi: suicidio imperfetto” lasciava trasparire che la versione ufficiale, ossia quella del suicidio mostra più di qualche lacuna.

Ma colgo l’occasione per tornare su un argomento, non tanto quello della finanza in generale, ma in particolare di Monte dei Paschi di Siena, la Banca più vecchia del mondo, fondata 20 anni prima che Cristoforo Colombo salpasse verso le Indie, anzi, verso l’America.

Insomma quante ne aveva passate il Monte dei Paschi in 550 anni? Sanguinose guerre, terribili pestilenze e drammatiche carestie … eppure, eppure aveva resistito a tutto, c’è voluto il PD, per riuscire a distruggerlo.

Il rappresentante del Movimento 5 Stelle che viene intervistato nel documentario dice espressamente che la Banca senese è stata utilizzata dal Pd come un Bancomat, ed era stato fin troppo gentile, nella realtà il Monte dei Paschi non era solo il Bancomat per il Partito democratico.

Tuttavia ciò che mi preme sottolineare è un fatto che ritengo molto importante e che non è mai stato raccontato dai media nella maniera corretta.

Ricorderete tutti come i media abbiano sempre attribuito i problemi del Monte dei Paschi all’acquisizione di Banca Antonveneta, un Istituto con sede a Padova. Acquisizione che sarebbe stata ottenuta pagando un prezzo decisamente fuori mercato. Certamente quell’operazione fu perlomeno scriteriata, ma non fu solo l’acquisto di Antonveneta a determinare il crollo di MontePaschi, ed ecco allora cosa accadde.

Nel 2005 scoppiò uno dei più grandi scandali, anzi forse il più grande scandalo che abbia riguardato il nostro Paese, lo scandalo che, giornalisticamente, prese il nome di Bancopoli.

Un giorno, magari potrò parlarvi anche di quello, perché effettivamente fu una svolta per l’Italia, ma ora mi limito a raccontarvi cosa accadde ad Antonveneta e Montepaschi. 

Allora siamo nel 2006 ed Antonveneta viene acquisita per 6,6 miliardi di euro dalla ABN AMRO, una Banca olandese che poco tempo dopo quella acquisizione, a sua volta, fu acquisita da un consorzio di banche europee, la Royal Bank of Scotland (di fatto la Banca della Regina d’Inghilterra), il Banco di Santander del banchiere spagnolo Emilio Botin ed il colosso bancario belga-olandese Fortis.

L’intero Gruppo Antonveneta finì sotto il controllo del Banco di Santander, il quale tenne per sé la Banca d’affari Interbanca e cedette il resto del Gruppo al MontePaschi. 

Il prezzo pattuito per l’acquisto del Gruppo Antonveneta (quindi con l’esclusione di Interbanca) fu di 9 miliardi di euro, quindi, ribadiamo, l’anno prima tutto il gruppo Antonveneta venne venduto per 6,6 miliardi di euro e l’anno successivo il Gruppo Antonveneta, meno Interbanca che poi era il gioiellino del gruppo era infatti la più importante banca d’affari in Italia, insomma il Gruppo Antonveneta meno Interbanca venne acquistato da Montepaschi per 9 miliardi di euro.

Ma questo sarebbe niente!!!

Perché Montepaschi non dovette sborsare solo 9 miliardi di euro, bensì  quasi 17 miliardi perché si accollò anche un debito di altri 8 miliardi (7,9 per la precisione), un debito che Antonveneta aveva nei confronti di ABN AMRO.

Diciassette miliardi di euro per il Gruppo Antonveneta (ripeto senza Interbanca) era un prezzo folle, ma è ovvio che una simile operazione doveva essere autorizzata dalla Banca d’Italia.

E Banca d’Italia diede l’autorizzazione?

Certo che diede l’autorizzazione, e la firma fu dell’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

Ancora lui, dopo la svendita delle nostre aziende pubbliche, svendita nella quale Draghi ebbe un ruolo principale in quanto allora ricopriva la carica di Direttore Generale del Tesoro ecco che ora lo troviamo, in veste di Governatore della Banca d’Italia ad autorizzare una operazione totalmente folle, un’operazione nella quale diversi miliardi di euro di una Banca italiana andavano verso un gruppo di colossi bancari stranieri.

Mi si potrà obiettare che comunque Draghi abbia autorizzato il pagamento “solo” di 9 miliardi.

Ebbene, a parte che per quanto detto già l’importo di 9 miliardi per pagare il Gruppo Antonveneta senza il gioiellino Interbanca era una cifra folle, ma … la domanda da porsi era :

Banca d’Italia sapeva che Monte dei Paschi si era anche impegnata a pagare i 7,9 miliardi di debito che Antonveneta aveva nei confronti di ABN AMRO?

La risposta a questa domanda si può dare, ed è SI’, lo sapeva.

Lo sapeva perché l’anno prima, ossia nel 2006, anno nel quale ABN AMRO acquisisce la totalità delle azioni Antonveneta, Banca d’Italia, in qualità di Istituto di controllo, aveva fatto un’ispezione in Antonveneta ed il giudizio finale sulla Banca fu «giudizio prevalentemente sfavorevole».

Sfavorevole quindi ci si attende che la Banca veneta non avesse profili patrimoniali in regola, invece, sentite cosa c’era scritto sul  documento ispettivo: «Sostanzialmente adeguati sono apparsi i profili patrimoniali e di liquidità anche per effetto del sostegno assicurato dalla capogruppo Abn Amro».

Chiaro quindi? Antonveneta non aveva profili patrimoniali adeguati, ma era sorretta dalla Capogruppo, ossia dalla ABN AMRO che quindi aveva fornito alla Banca Veneta un prestito.

E già tutto ciò che abbiamo detto sarebbe sufficiente per comprendere l’assurdità di una operazione del genere e la sconsideratezza di colui che l’aveva autorizzata, ossia Mario Draghi.

Certamente il prezzo pagato per l’acquisizione di Antonveneta era effettivamente fuori mercato, ma attenzione … era ancor più insensato poiché, oltretutto, Banca Antonveneta, non navigava in buone acque, i crediti in sofferenza, infatti, avevano appesantito in maniera considerevole, il bilancio dell’Istituto patavino.

Peccato che i media non si siano mai posti la domanda che sarebbe lecito porsi, ossia: come mai una Banca con sede in una delle regioni maggiormente sviluppate dal punto di vista economico, il Veneto, e prima dello scoppio della crisi economica del 2007/2008 aveva già così tanti crediti in sofferenza?

La risposta è semplice. Facciamo una breve cronistoria.

Banca Antonveneta nacque dalla fusione delle due Banche popolari che avevano entrambe sede a Padova, la Banca Antoniana e la Banca Popolare Veneta, ufficialmente la fusione dei due Istituti fu effettuata alla pari, ma di fatto fu la dirigenza dell’Antoniana a prendere le redini della “nuova” Banca.

Direttore Generale del nuovo Istituto, infatti, fu nominato Silvano Pontello, banchiere piuttosto chiacchierato, e Pontello era Direttore Generale dell’Antoniana, ma non solo, quasi tutti i posti chiave dell’Antonveneta furono assegnati a personaggi ex Antoniana.

Pontello aveva stretti rapporti con il Governatore della Banca d’Italia di allora, Antonio Fazio.

E fu proprio Fazio che spinse l’Antonveneta ad effettuare un gran numero di acquisizioni di altre Banche italiane, ma cosa avevano in comune queste Banche che venivano acquisite da Antonveneta?

Erano tutte Banche che, solo per usare un eufemismo, navigavano in cattive acque, nella realtà alcune erano proprio Banche di fatto … fallite.

Solo per fare alcuni nomi, a Banca Antonveneta fu fatta comprare la Banca Nazionale dell’Agricoltura, un Istituto con sede a Roma, una Banca del tutto improduttiva gestita in maniera ottocentesca.

Sempre ad Antonveneta venne fatta comprare la Banca Agricola Etnea, con sede a Catania, l’Istituto del Cavalier Graci accusato di collaborazionismo con la cosca mafiosa di Nitto Santapaola.

E che dire della Banca Regionale Calabrese con sede a Polistena provincia di Reggio Calabria e della Banca Popolare Jonica con sede a Grottaglie in provincia di Taranto entrambe fatte acquisire a Banca Antonveneta.

Chiaramente dopo queste acquisizioni il bilancio di Antonveneta si appesantì, avete capito che sto usando anche in questo caso un eufemismo, e naturalmente si gonfiarono, in maniera considerevole, i crediti incagliati e le sofferenze.

Quindi di fatto Monte Paschi pagò 17 miliardi di euro per acquistare un Gruppo Bancario che probabilmente non valeva nulla.

E chi autorizzò questa operazione? Mario Draghi.

C’è qualcos’altro da aggiungere? Direi di no!