Draghi e gli Stati Uniti d'Europa

Draghi torna sulle prime pagine dei quotidiani, e non solo in Italia. Come tutti sappiamo il suo nome era stato inserito fra i papabili successori di Ursula Von Der Leyen alla Presidenza della Commissione europea.

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Draghi torna sulle prime pagine dei quotidiani, e non solo in Italia. Come tutti sappiamo il suo nome era stato inserito fra i papabili successori di Ursula Von Der Leyen alla Presidenza della Commissione europea.

L’ex Presidente della Bce ed ex Presidente del Consiglio italiano si era però dichiarato “non interessato” a ricoprire quella carica.

Oggi sono arrivate anche le dimissioni di Charles Michel l’attuale Presidente del Consiglio europeo, che ha annunciato la sua intenzione di candidarsi per le elezioni europee.

Come tutti sapete il Consiglio europeo è l’organismo formato dai Capi di Stato e di Governo degli Stati aderenti all’Unione europea ed ha come compito primario quello di indicare le priorità e gli indirizzi politici generali dell’Unione europea.

Fra l’altro queste dimissioni hanno creato subbuglio, a Bruxelles non si parla d’altro, qualora infatti Michel risultasse eletto (cosa molto probabile in quanto capolista del Partito Riformista) e non si riuscisse a trovare in tempi rapidi un successore, la carica di Presidente del Consiglio europeo spetterebbe al Presidente dello Stato che in quel momento avesse la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, quindi l’Ungheria di Viktor Orban.

Ma lasciamo perdere sappiamo infatti che certamente gli europeisti riusciranno a scongiurare quella che per loro sarebbe vista come una disdetta, ossia Viktor Orban alla Presidenza del Consiglio europeo.

Ed ecco quindi che dopo esser stato fra i papabili a succedere alla Von Der Leyen, ora il nome di Draghi circola anche per quanto riguarda la successione di Charles Michel.

Insomma Draghi è un po’ l’uomo per tutte le stagioni, dopo la Banca Centrale europea, la Presidenza del Consiglio in Italia, ed ora uno dei due incarichi più prestigiose all’interno dell’Unione europea.

Il cosiddetto SuperMario gira un po’ per l’Europa, prima Francoforte, poi Roma ed ora Bruxelles.

Per la verità Draghi è da un po’ che respira l’aria di Bruxelles, la Von Der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione ha annunciato di aver affidato a Draghi un compito, queste le sue precise parole:

ho chiesto a Mario Draghi, una delle grandi menti economiche europee, di preparare un rapporto sul futuro della competitività europea”.

E Draghi dopo aver tanto studiato la situazione dell’Europa è giunto ad una conclusione che mi verrebbe da definire banale e scontata.

Draghi parla al Global Boardroom del Financial Times, queste le sue parole “O l’Europa agisce insieme e diventa un’unione più profonda, un’unione capace di esprimere una politica estera e una politica di difesa, al di là di tutte le politiche economiche . . . oppure temo che l’Unione europea non sopravviverà altrimenti se non come mercato unico”.

Le parole di Draghi sembrano abbastanza chiare, ma è bene specificare quel che dice, e soprattutto quel che non dice.

Inizialmente Draghi auspica per l’Europa “un’unione più profonda”, verrebbe da dire più profonda di così, come potrebbe essere, evidentemente più profonda di così c’è solo far diventare l’Europa un unico Stato.

Draghi non lo dice, dice però cosa egli intenda per “un’unione più profonda”. Draghi auspica che l’Unione europea arrivi ad avere un’unica politica estera, ed un’unica politica di difesa.

Ma come? Non dice un’unica politica economica?

No, ma non solo, dice una cosa sibillina, dice al di là di tutte le politiche economiche.

Sembra quasi che le politiche economiche siano meno importanti della politiche estere e delle politiche di difesa per le quali Draghi, come detto, auspicava fossero delegate all’Unione.

In pratica Draghi vorrebbe che gli Stati nazionali cedessero ulteriore sovranità all’Unione e specificatamente su due campi in particolare, ossia quello della politica estera e della difesa.

Ma, ripeto, perché non anche un’unica politica economiche, perché le politiche economiche possono rimanere in capo ai diversi Stati nazionali?

Ma semplicemente perché quello sarebbe il punto di non ritorno, ed al momento la Germania in particolare, ma anche l’Olanda e diversi altri Stati dell’Unione, non accetterebbero di mettere in comune le politiche economiche.

Ripeto, quello è il punto di non ritorno, imporre agli Stati europei un’unica politica economica potrebbe far sì che nei Paesi cosiddetti virtuosi i partiti euroscettici o meglio antieuropeisti potrebbero arrivare ad avere la maggioranza relativa in future elezioni.

Quindi Draghi su quello frena, però parla di unione per quanto riguarda la difesa che potrebbe essere estesa anche ad unione per quanto riguarda le Forze dell’Ordine.

Ed allora se cedessimo all’Europa anche quelle sovranità, è chiaro che avrebbe tutta la forza per imporre la trasformazione da Unione europea a Stati Uniti d’Europa.

Ed è chiaro che l’obiettivo di Draghi sia proprio quello ossia tramutare l’Unione europea in un singolo mega Stato federale.

Ovviamente io sarei un fiero oppositore di questo mega-Stato federale, ossia gli Stati Uniti d’Europa e lo riterrei un’enorme pericolo per il nostro Continente, tuttavia va riconosciuto a Draghi, ed agli europeisti che il loro obiettivo ha una logica, e l’introduzione dell’euro a questo punto era l’indispensabile punto di partenza.

In pratica, e questo Draghi lo dice con assoluta chiarezza: in questo momento ci troviamo in una via di mezzo, abbiamo superato il concetto di Comunità economica, ma non siamo ancora arrivati all’obiettivo finale ossia la costruzione di un singolo Stato naturalmente federale.

Quando dice: oppure temo che l’Unione europea non sopravviverà altrimenti se non come mercato unico” chiaramente, a suo parere, mancare l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa sarebbe una sconfitta che farebbe ritornare il nostro Continente alla Cee, dimenticando che la Cee, nata ufficialmente nel 1957 fu un fattore importantissimo, forse determinante nel dare impulso al periodo di maggior fulgore economico del nostro Continente.

Accordi commerciali fra i vari Paesi europei … siano il benvenuto, ma ognuno torni a comandare a casa propria.

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Giancarlo Marcotti

01 mar 2024