Sempre più spesso si sente parlare di economia circolare come il nuovo fattore strategico su cui puntare per accelerare proprio il passaggio a quello sviluppo sostenibile da più parti auspicato.

Ma che cos'è l'economia circolare? Ci rifacciamo per questo alla definizione data dalla MacArthur Foundation che intende per economia circolare un'economia in grado di autorigenerarsi. Nello specifico possiamo dire che in un'economia circolare ci sono due tipi flussi di materiali, quelli biologici e quelli tecnici.

Tutti i materiali biologici, per definizione, posso essere reintegrati in modo del tutto naturale all'interno della biosfera, i materiali tecnici invece, devono essere opportunamente rivalorizzare per entrare con il minimo impatto possibile, all'interno della biosfera.

L'economia circolare dunque, come dice il termine stesso, non è altro che un sistema economico ideato, progettato e pianificato per riutilizzare i materiali in cicli produttivi successivi allo scopo di ridurre al massimo gli sprechi.

Economia circolare: le origini

In effetti questo modello di economia circolare trova le sue origini e la sua ragion d'essere nel sempre più evidente sgretolamento del modello economico di tipo lineare caratterizzato dalle tre fasi del make-take and dispose sempre più in contrasto e comunque stridente rispetto alla realtà in cui tutti noi ci troviamo a vivere ed operare.

In effetti un modello di questo tipo ha alla base la possibilità di accesso a quantitativi di risorse ed energie praticamente illimitati, che è quanto di meno veritiero possibile e di cui invece, si sta finalmente prendendo coscienza, alla luce anche degli ultimi accordi siglati dalla COP26 di Glasgow.

In effetti sebbene si siano poste in essere delle azioni volte a ridurre la quantità di risorse naturali e di combustibili fossili consumati per unità di produzione realizzata, comunque siamo solo nell'ordine di soluzioni placebo.

Il loro effetto infatti, è solo quello di ritardare il momento di non ritorno della crisi dell'attuale modello economico, ma di fatto non bastano a fornire soluzioni alternative valide alla verità incontrovertibile che comunque la quantità di risorse che abbiamo a disposizione è limitata e che continuare con questi ritmi di sfruttamento produrrà conseguenze disastrose per l'ambiente e l'economia nel suo complesso.

Ecco perché si è ravvisato il bisogno di passare da un'economia di tipo lineare ad un modello di economia di tipo circolare che possa considerare tutte le fasi del processo produttivo complessivamente considerate non come comparti a sé stanti ma come parti di un tutto indivisibile.

Considerare e guardare nella globalità le fasi della progettazione, della produzione, del consumo fino a quella del fine vita del prodotto, ci consentiranno un uso più razionale delle risorse e delle fonti energetiche in ingresso, di minimizzare gli scarti e le perdite in uscita, ponendo un occhio di riguardo a tutto quello che il possibile impatto ambientale allo scopo di minimizzare le conseguenze negative per realizzare nuovo valore sia a livello sociale che territoriale.

Economia circolare: i cinque criteri di circolarità.

E' evidente quindi che nell'economia circolare si ha un ripensamento complessivo di tutto quello che è il modello produttivo classico che fino ad ora era unicamente rivolto a massimizzare i profitti riducendo per questo al massimo i costi di produzione.

Adottare un modello di tipo circolare vuol dire di fatto, ripensare in modo strategico l'intera filiera che è coinvolta nel processo produttivo.

Tutto questo può avvenire solo nel rispetto dei cinque criteri base che la stessa fondazione MacArthur ha espressamente individuati e che costituiscono cinque criteri cardini per la circolarità.

Questi cinque criteri sono:

1) l'eco progettazione che consiste nel pensare fin dall'inizio i prodotti da realizzare nell'ottica non solo del loro utilizzo ma anche e soprattutto con riferimento all'impiego nel fine vita, prevedendone caratteristiche e peculiarità che ne permettano lo smontaggio o la ristrutturazione;

2) la modularità e la versatilità che insieme all'adattabilità devono essere tre peculiarità che il prodotto deve avere affinché si possa adeguare al cambiamento delle condizioni esterne;

3) orientarsi verso l'uso di energie prodotte da fonti rinnovabili allo scopo di poter al più presto abbandonare l'attuale modello energetico basato sull'uso di combustibili fossili;

4) far riferimento ad un approccio ecosistemico, ovvero ad una visione olistica di tutto il sistema concentrandosi nel considerare relazioni di causa-effetto tra le diverse componenti o derivabili da decisioni di carattere produttivo o di politica aziendale;

5) avere sempre un'attenzione massima su quello che è il recupero dei materiali puntando sempre più a sostituire l'impiego di materie prime vergini con materie prime cosiddette seconde, provenienti cioè da filiere di recupero che ne conservino intatte tutte le qualità.

E' indubbio quindi che l'economia circolare deve essere considerata uno dei paradigmi chiave per dar vita a quella transizione ecologica che ci possa portare ad un completa sostenibilità sociale ed ambientale.

Sfida che oggi è stata resa ancora più centrale nell'era post-covid dove il mondo è come se si stesse risvegliando da un sonno letargico e potesse gettare nuove fondamenta per una rinascita che possa poggiare però su basi differenti.

Non mancano le iniziative né le opportunità in tal senso, la vera sfida è però saperle effettivamente cogliere per realizzare produzioni sempre meno inquinanti, che possano ridurre gli scarti per mettere in moto dei circoli virtuosi che consentano economie di produzioni e al tempo stesso siano sostenibili da punto di vista ambientale.

E' evidente che il sistema economico deve essere ripensato nel suo complesso per passare dall'attuale modello basato sullo schema lineare del produrre-usare-smaltire, al modello di economia circolare le cui fondamenta si trovano nello schema così definito delle tre "R" ossia ridurre, riutilizzare e riciclare.

Per chi fosse intessato ad approfondire l'argomento un video tratto dal canale Youtube LentaMente - Slow Living Italia - YouTube, offre importanti spunti di riflessione.

Economia circolare: le opportunità da cogliere a livello europeo.

In effetti quando si parla di economia circolare, le opportunità da cogliere devono essere necessariamente colte guardando in una duplice direzione, a livello europeo e a livello nazionale.

Sempre a livello europeo merita menzione il DigiCirc che un gruppo attivo nella digital circular economy che ha come obiettivo quello di stimolare la crescita dell'economia circolare in Europa, spingendo sulle soluzioni digitali e supportando le Pmi e le varie start up in tutti i loro progetti di business, nelle soluzioni innovative, nelle politiche di marketing di prodotti e processi che affondino la loro radice nell'economia circolare.

Di recente lo stesso gruppo, nel suo ultimo bando, ha promosso e incentivato l'utilizzo di soluzioni circolari in risposta a 6 sfide di specifici settori.

I settori menzionati dal bando sono quelli dei:

1) prodotti farmaceutici per sviluppare prodotti e tecnologie che siano sempre più digitali e che rispondano a tutte le informazioni in materia di sostenibilità;

2) materiali da costruzioni allo scopo di trovare soluzioni che possano migliorarne efficienza, sostenibilità e circolarità;

3) macchinari, attrezzature, veicoli a motore e relative componenti sempre nell'ottica di una maggiore circolarità e sostenibilità;

4) prodotti elettronici ed elettrici allo scopo di migliorare la digitalizzazione degli stessi per aumentarne e migliorarne l'efficacia;

5) energia, biomassa e biocarburanti, perdite di alimenti e mangimi e rifiuti per il compostaggio allo scopo di creare tecnologie che facciano sempre più ricorso al digitale;

6) tessuti, abbigliamento e packaging per cercare soluzioni allo scopo di promuovere e aumentare la circolarità e la sostenibilità nei tessuti.

Economia circolare: le opportunità da cogliere a livello nazionale.

Con riferimento all'Italia lo sguardo deve essere necessariamente rivolto al Ministero della transizione tecnologica e a tutte quelle iniziative che sono stare messe in campo per promuovere e irradiare progetti che abbiamo come pilastro fondante il paradigma della circolarità. Si annoverano in tal senso tutte le iniziative rivolte a promuovere e spingere la raccolta differenziata e tutte le iniziative volte allo sviluppo delle cosiddette "città circolari".

Attualmente gli obiettivi fissati dalla comunità europea in tema di riciclo dei rifiuti prevedono che al massimo il 10% dei rifiuti finiscano in discarica e che il 65% venga invece riciclato.

Attualmente il progetto delle "città circolari" spingerà sull'adozione di misure volte al potenziamento, alla digitilazzazione, e all'ammodernamento di tutte le infrastrutture coinvolte nella raccolta differenziata.

Non solo secondo questo progetto si prevede che il 60% degli investimenti sugli impianti di riciclo sarà destinato al centro-sud zona considerata strategica per offrire nuove opportunità di lavoro e di sviluppo per consentire il rilancio dell'intero paese.

Pertanto più che attivo è l'impegno del nostro paese in questa svolta epocale.

In effetti quando si parla del nuovo paradigma dell'economia circolare e si fa riferimento al concetto delle tre "R", ridurre, riusare, riciclare, sembra sempre che si menzioni uno slogan pubblicitario e non un qualcosa che possa essere la base di una concreta e nuova rivoluzione industriale.

Economia circolare: alcuni dati per l'Italia.

Un settore nel quale tra l'altro, cosa difficile da immaginare, l'Italia ha un ruolo di primo ordine.

In effetti citiamo a riguardo i dati su scala globale del Circle Economy che nel suo Circularity Gap report 2021, misura la circolarità dell'economia a livello mondiale.

I dati del report rivelano che, se si raddoppiasse l'attuale dato di circolarità dall'8,6%-anno di ultima stima 2019- al valore del 17%, si ridurrebbe il consumo dei materiali dalle attuali 100 alle 79 giga-tonnnellate tagliando contemporaneamente le emissioni dei gas serra di 39 punti percentuali ogni anno.

Numeri da capogiro se ci si riflette attentamente.

Non solo, il report nazionale sui dati dell'economia circolare in Italia per il 2021, realizzato per il terzo anno consecutivo dal Circular Economy Network, colloca il nostro paese in una dell'economie di punta.

La stessa Commissione europea nel secondo Piano d'azione per l'economia circolare, ha poi ribadito che il vecchio modello di economia lineare che si basa su altissimi consumi di risorse e di energia non è in grado di raggiungere la neutralità climatica che la stessa comunità si è prefissato come obiettivo.

Per questo la Commissione vede nell'economia circolare un fattore strategico su cui puntare per procedere a ritmi più sostenuti verso uno sviluppo davvero sostenibile.

La Commissione ha espressamente invitato i paesi dell'unione a ricorre maggiormente all'utilizzo di materie prime rigenerative, a ridurre drasticamente la quantità di materiale impiegato per realizzare i prodotti e a realizzare un prodotto o in egual maniera fornire un servizio basandosi sul concetto di design circolare favorendo dove possibile il riutilizzo e contrastando vivamente l'obsolescenza programmata allungando, invece, il ciclo di vita del prodotto.

A tal riguardo il rapporto realizzato dal Cen che ha stilato una classifica delle maggiori economie europee su tutti questi punti, pone proprio l'Italia al primo posto con 79 punti, davanti a Francia (68), Germania e Spagna entrambe a 65, e Polonia (54).

L'Italia è anche la nazione che da sola fornisce un significativo contributo all'occupazione e alla generazione di nuovi posti di lavoro in tutti i settori dell'economia circolare.

Su un totale di circa 3,5 milioni di occupati nel settore, l'Italia con 519.000 occupati si colloca seconda solo dopo la Germania con 680.000 occupati; da notare che insieme i due paesi rappresentano circa un terzo dell'occupazione nell'intero settore.

Economia circolare: ruolo importante dell'Italia.

Se consideriamo poi i dati del 2019 per il riciclo dei rifiuti, i numeri relativi al solo settore dei rifiuti urbani collocano l'Italia sempre al secondo posto dietro la Germania con un valore del 46,9%; se però si analizza il settore del riciclo dei rifiuti nel suo complesso l'Italia stacca il resto dei paesi europei di una percentuale notevole con un valore del 68% a fronte di un dato medio comunitario del 57%.

Se si fa riferimento all'utilizzo circolare della materia, l'Italia si pone ancora una volta al di sopra della Germania con un valore del 19, 3% a fronte del 12,2% del paese teutonico, raggiungendo valori pressoché similari a quelli francesi (20,1%) e collocandosi molto dietro solo a paesi come Belgio (24%) e Paesi Bassi (28,5%) che però si collocano bel oltre la soglia media europea dell'11,9%.

In relazione al settore degli imballaggi l'Italia è riuscita a recircolare il 73% degli imballaggi utilizzati che è un risultato di tutto rispetto considerando che l'Europa ha fissato solo per il 2025 il target del riciclo del 65% .

Se poi facciamo un'analisi a livello regionale, il Nord Italia si afferma come un'eccellenza mondiale del settore e tra tutte le regioni, spicca il Piemonte che se si considerando tutti e 17 gli indicatori indicati nel rapporto di Circoeconomia si collocare al secondo posto nel ranking globale solo dopo l'Olanda.

E' evidente dunque che il settore dell'economia circolare sia in continua crescita e divenire, che possa portare a nuove opportunità di lavoro ed economie di produzione oltre a rappresentare proprio un propulsore verso quella transizione tecnologica di cui oggi non solo tutti parlano ma che tutti auspicano sia effettivamente raggiungibile, per la salvaguardia ed il benessere dell'intero pianeta.