Economia russa...a gonfie vele!

La notizia non arriva da Mosca, bensì da Washington e precisamente dal civico 700 della diciannovesima strada, sede del Fondo Monetario Internazionale. Nell’anno in corso il Pil della Russia si prevede salirà del 2,6%.

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La notizia non arriva da Mosca, bensì da Washington e precisamente dal civico 700 della diciannovesima strada, sede del Fondo Monetario Internazionale.

Nell’anno in corso il Pil della Russia si prevede salirà del 2,6%.

Più degli Stati Uniti che si fermeranno ad un +2,1% e il triplo degli Stati che adottano l’euro la cui crescita si fermerà ad un misero +0,9%.

Quasi quattro volte la crescita italiana che si prevede non superi lo 0,7%.

E’ il World Economic Outlook ossia il report del Fondo Monetario Internazionale sulle previsioni economiche in tutto il mondo a sancire un simile successo da parte dell’economia russa.

La previsione è in netto aumento rispetto ad alcuni mesi fa quando si stimava un aumento del Pil dell’1,1%.

Insomma in questi ultimi mesi gli economisti del FMI si sono ricreduti, ecco cosa ha dichiarato il loro capo economista: «sembra proprio che l’economia russa stia andando meglio di quello che … sia noi, che tanti altri, s’aspettavano».

Sempre secondo il capo economista del FMI sono principalmente due i fattori che determineranno questo boom: il forte intervento pubblico di stimolo e la tenuta costante dei prezzi delle materie prime sul cui export si fonda l’economia del Paese (carburanti fossili, ma anche metalli).

Insomma, evidentemente, nonostante le sanzioni comminate dall’Occidente, la Russia deve aver trovato chi compra le materie prime delle quali è ricca.

A raffreddare un po’ l’entusiasmo la Governatrice della Banca Centrale russa, la mitica Elvira Nabiullina, la quale ha usato una metafora: «Se provi a guidare una macchina più veloce di quanto il suo design consenta, e pigi sull’acceleratore più forte che puoi, il motore presto o tardi si surriscalderà e non andrai lontano».

La Nabiullina, devo dire che svolge perfettamente il suo compito, il Governatore della Banca centrale deve agire sempre contro il mercato, deve quindi raffreddare gli entusiasmi, quando le cose vanno bene, e diffondere ottimismo quando le cose vanno male.

Ebbene, nonostante si debba ricordare sempre che trattasi di previsioni, e le cose possono cambiare, tuttavia una cosa possiamo senza dubbio dirla fin d’ora: il previsto crollo dell’economia russa che i nostri media ci hanno sbandierato in questi ultimi due anni, da quando è iniziata l’operazione speciale, ebbene questo collasso dell’economia russa non c’è stato, anzi è avvenuto il contrario.

Ma concentriamoci su questo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, che viene redatto con cadenza trimestrale, ed allora il Paese che ha avuto la maggiore variazione negli ultimi tre mesi non è la Russia, bensì l’Argentina.

Purtroppo però, al contrario della Russia, la variazione è stata negativa, ad ottobre si stimava per il 2024 una crescita del Pil in Argentina del 2,8%, oggi, invece, dopo l’elezione di Milei, la previsione si è letteralmente capovolta diventando -2,8%.

Migliora invece la previsione per il Pil cinese, la crescita nell’anno in corso passa da un +4,2% ad un +4,6%.

Ma naturalmente a noi interessa maggiormente l’Europa, e purtroppo come detto nel nostro Continente le previsioni sono state riviste al ribasso, se ad ottobre si stimava una crescita dell’1,1%, ora a gennaio è stata ridotta ad un +0,8%.

Ad abbassare la media la nostra Italia che, come detto, si prevede cresca dello 0,7%, e soprattutto la Germania che eviterà la recessione, ma la crescita si fermerà ad un asfittico +0,5%.

Ebbene sapete a cosa viene attribuita una crescita così modesta per l’economia europea? Alle sanzioni inflitte alla Russia e quindi alla mancanza delle fonti di energia a basso costo.

Sembrerebbe per alcuni un paradosso, ma non lo è. I miei ascoltatori più affezionati ricorderanno che io invece ho sempre sostenuto che le sanzioni avrebbero fatto più male all’Europa che non alla Russia.

Ora se n’è accorto anche il Fondo Monetario Internazionale.

Si potrebbe quindi pensare che la Bce inizi a ridurre i tassi prima del previsto, ma il FMI è di diverso avviso, ritiene infatti che i tassi in Europa, ma anche negli Stati Uniti verranno ridotti solo nella seconda parte dell’anno.  

Il capo economista del FMI, il francese Pierre-Olivier Gourinchas, ha voluto comunque concludere la presentazione del nuovo World Economic Outlook, vedendo il bicchiere mezzo pieno, infatti ha dichiarato che “Siamo molto lontani da uno scenario di recessione per l’economia mondiale”.

Insomma sembra ci voglia dire: accontentiamoci. 

 

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Foto di Alessandra Todde

Giancarlo Marcotti

01 mar 2024