Prima di iniziare il video odierno, una comunicazione alla quale tengo particolarmente. Volete passare un pomeriggio diverso dal solito, vi farebbe piacere incontrarmi personalmente.

Io sabato prossimo sono a Cesena, l’Associazione No Paura Day mi ha invitato a tenere una breve conferenza. Parlerò del tema che a me sta particolarmente a cuore ed è diventato anche lo scopo del mio impegno pubblico, sto naturalmente parlando dell’euro.

Per avere tutti i particolari potete riferirvi alle pagine social di No paura Day, ma comunque in questi giorni sarò anch’io più preciso.

Cambiamo questa Italia? Lo si può fare anche partendo da un pomeriggio nel quale nella più assoluta tranquillità potremo scambiarci opinioni, oltre che stringerci la mano.

Ed ora passo al video odierno.

Guardando gli articoli che appaiono sulla nostra stampa, si rimane piuttosto sbigottiti perché spesso sono assolutamente contrastanti ed allora non si sa a chi credere.

Oggi abbiamo proprio un esempio concreto.

Guardiamo infatti “Il Sole 24 Ore” che pubblica un articolo che induce all’ottimismo, questo il titolo: Lavoro: le aziende pronte ad assumere 1,3 milioni di lavoratori, ma mancano «talenti».

Ma contemporaneamente pubblica anche un altro articolo che invece è di tutt’altro tenore:

Istat, scende del 9% la spesa delle famiglie: -38,9% per la ristorazione, -23,3% per l’abbigliamento

Ebbene mi si potrà obiettare, quest’ultimo articolo, quello del calo registrato dall’Istat sui consumi si riferisce all’anno appena trascorso, ossia al 2020, mentre nel primo dei due articoli, quello delle aziende pronte ad assumere nuovo personale si guarda al futuro.

Bene, certo, è vero, ma allora io potrei ribattere che il crollo dei consumi, registrato nel 2020 è un dato reale che si è già verificato, ed ha prodotto effetti estremamente negativi, mentre le eventuali nuove assunzione che le imprese sarebbero intenzionate a compiere sono una prospettiva tutta da verificare, c’è infatti un “ma” “ma mancano talenti” che rende il tutto dubitativo.

Inoltre non posso esimermi dal far notare una enorme contraddizione. 

Il Governo, infatti, finora ha continuamente prorogato il divieto di licenziamento, una continua proroga derivante dal timore, anzi dalla certezza che la crisi indotta dal Covid avesse pesantissime ripercussioni sull’occupazione e creasse quindi gravi problematiche sociali. 

Insomma manteniamo in essere il divieto di licenziare il personale perché si teme così che milioni di italiani si trovino in mezzo ad una strada perdendo il proprio posto di lavoro, ed ora Il Sole 24 Ore ci dice che le aziende sono pronte non tanto a licenziare, ma addirittura ad assumere 1,3 milioni di persone.

Insomma la contraddizione sembra davvero enorme.

Però se cominciamo a leggere l’articolo del principale giornale economico italiano, qualcosa cominciamo a capire, sentite come inizia l’articolo:

Cloud Developer, Cloud Infrastructure Specialist, Data Engineer e Cybersecurity Specialist. Sono questi i profili di cui è alla ricerca Reti, la società dell’IT Consulting, quotata all’Aim e specializzata nei servizi di System Integration, B Corp e società benefit di Busto Arsizio che è alla ricerca di 70 persone da assumere

Insomma difficile che questa società possa assumere il panettiere che ha perso il posto perché il negozio ha chiuso stritolato da tasse, concorrenza della grande distribuzione e restrizioni varie che hanno costretto gli italiani a stare chiusi in casa.

Ed infatti se andiamo avanti a leggere l’articolo de Il Sole 24 Ore, a dispetto del titolo, scopriamo che nel corso dell’anno in corso il tasso di disoccupazione nel nostro Paese aumenterà arrivando al 9,8%.

Ricordiamo poi che il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat non comprende le persone che non stanno cercando una occupazione soltanto perché si sono stufati di farsi rispondere “No, non cerchiamo nuovo personale”.

E’ però chiaro che se si toglieranno le restrizioni per il Covid 19 certamente si apriranno spazi per nuove assunzioni, specialmente nel comparto turismo e servizi, ma qualcosa si muoverà anche nel comparto manifatturiero e delle costruzioni.

Ma riferiamoci ora all’altro articolo, ossia quello relativo al calo, anzi dovremmo dire al crollo dei consumi registrato nel 2020.

Il calo è risultato del 9%. Non vi sembra molto? Beh, dovreste pensare che perdendo questo 9% siamo tornati indietro di 20 anni, ossia ai consumi che si registravano in Italia nel 2000, ed è il calo più forte da quando vengono registrati questi dati sulla spesa delle famiglie a livello nazionale.

Il 9% è ovviamente un dato medio, come è facile comprendere ci sono stati dei settori che hanno subito tracolli assolutamente impressionanti, ne cito soltanto alcuni: Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%), ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4%), trasporti (-24,6%), abbigliamento e calzature (-23,3%). 

E’ anche immediatamente comprensibile che in genere si tratta di cali che non verranno nemmeno in parte recuperati, mi spiego.

E’ già improbabile che se mi sono comprato un paio di scarpe in meno nel 2020 difficilmente ne comprerò un paio in più di quelle che ho intenzione di comprare nel 2021, e se non sono andato al ristorante nel 2020 non è che quest’anno andrò il doppio delle volte alle quali ero abituato in precedenza, insomma quel che è stato perso, in larga parte, non si recupererà mai.

Ma ci sono stati dei consumi che non sono diminuiti neppure nello scorso anno in piena epidemia con le forti restrizioni che ci sono state imposte?

La risposta è sì! Anzi la risposta è … purtroppo sì!

Perché purtroppo?

Perché a non subire cali particolari sono state in particolare le spese relative all’abitazione, elettricità, acqua, gas ed altri combustibili, che anzi potrebbero essere aumentate proprio per la maggior presenza in casa delle persone.

Insomma non è che l’Istat ci abbia fornito dei dati sorprendenti, l’abbiamo tutti vissuto sulla nostra pelle il nefasto 2020, e speriamo proprio non si ripeta mai più, o meglio speriamo che gli italiani non accettino più restrizioni come quelle subite lo scorso anno.

Dobbiamo tornare a vivere normalmente.