Una misura destinata all’intera popolazione in povertà assoluta potrebbe rappresentare un grande passo in avanti per il welfare italiano. Però il reddito di cittadinanza va disegnato in modo da rispondere realmente alle concrete esigenze dei poveri.

Un’occasione storica da non perdere

Il nostro paese ha atteso per oltre trent’anni l’introduzione di una misura destinata a chiunque si trovi in povertà assoluta. Questo risultato cruciale, sino a poco tempo fa impensabile, pare oggi a portata di mano. Ma se però il reddito di cittadinanza fosse costruito nel modo sbagliato, se ne pagherebbero le conseguenze per generazioni. Da una parte, infatti, è irreale aspettarsi nei prossimi anni una legge di bilancio con una dotazione per la lotta alla povertà paragonabile a quella in via di definizione. Dall’altra, quando vengono compiute scelte che comportano trasferimenti economici a specifici gruppi sociali, è poi estremamente difficile modificarle.

La scelta di introdurre il Rdc dal 1° aprile 2019 e di disegnarlo in totale discontinuità rispetto al Rei (Reddito d’Inclusione) porterebbe il caos a livello locale perché significherebbe l’azzeramento del lavoro faticosamente svolto sinora, con la sperimentazione del Sia dapprima e con del Rei dopo, e l’assegnazione ai centri per l’impiego di compiti che oggi non sono in grado di svolgere. In altre parole, nel 2019 non si riuscirebbe a introdurre il modello d’intervento previsto dal Rdc, ma si creerebbe molta confusione nei territori.

Evitare l’ennesima riforma della riforma