G20: passa la Global Minimum Tax di Biden

Finalmente approvata una legge che imporrà una tassa minima in tutto il mondo per le multinazionali. Le grandi imprese non potranno più approfittare delle agevolazioni fiscali di alcuni paesi senza comunque dover pagare la differenze al paese d provenienza!

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“Questo è ben più di un semplice accordo sulle tassazioni, questa scelta riconfigurerà le regole dell’economia mondiale.”  

Così si esprime un rappresentante della delegazione statunitense in un'intervista col Guardian riguardo l’approvazione della Global Minimum Tax al G20 di Roma.  

Nell’ultimo finesettimana di ottobre, infatti, i leader delle 20 economie maggiori del mondo si sono riunite nella capitale italiana per discutere i prossimi step per clima, economia e politica

La proposta della Global Minimum Tax, una imposta sulle imprese che sarà fissata al 15% in tutto il mondo, è stata portata avanti dal Presidente USA, Joe Biden, e poi approvata dai leader.

Con budget sempre più all’osso per via della crisi Covid-19, molti governi volevano già scoraggiare le multinazionali a spostare i propri profitti e gettiti fiscali all’estero, in paesi dove le tasse erano più basse nonostante le loro operazioni fossero altrove.  

Sempre di più, i ricavati da risorse intangibili come brevetti su farmaci, software e royalties su proprietà intellettuali sono migrati verso queste giurisdizioni, permettendo così alle aziende di evitare tasse più alte nei loro paesi di provenienza.  

Accordi e disaccordi per la tassa Global Minimum Tax 

Già dalla bozza di conclusione mostrata sabato 30 ottobre, si capiva che le forze economiche si sarebbero mosse in questa direzione e la decisione finale è arrivata senza destare troppa sorpresa. A partire dal 2023 verrà applicata la tassa in tutto il mondo, nonostante ci siano scetticismi riguardo la effettiva possibilità dati i tempi burocratici. 

Non tutti i paesi però erano stati entusiasti alla prima ideazione della tassa. Paesi come l’Irlanda che dovranno alzare le loro tasse avevano mostrato qualche tensione nel sentire dell’elaborazione della proposta quest’estate. 

L’accordo, raggiunto grazie a una proposta redatta dall’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), è progettato per salvaguardare il gettito fiscale di tutti i paesi e offrire stabilità a quelle aziende che operano anche oltre i propri confini nazionali. 

Il Ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha anche espresso la sua opinione riguardo le negoziazioni:  

“Il fatto che si sia riusciti ad arrivare ad un accordo su questo nuovo sistema fiscale internazionale è nell’interesse di tutti i presenti e una buona notizia. Questa è chiaramente una rivoluzione del sistema di tassazione globale.” 

I dettagli della tassa sulle multinazionali 

L’amministrazione Biden aveva cercato inizialmente di far passare un 21% come aliquota minima per l’imposta sulle imprese multinazionali. Il 15% viene però considerato un successo per gli Stati Uniti che poco dopo hanno partecipato anche alla conferenza sul clima Cop26 di Glasgow.  

Il 15% sarà applicato ai profitti delle grandi aziende che solitamente riescono ad aumentare le loro entrate aggiuntive nella maggiorparte dei governi e spostano il carico fiscale nei paesi in cui vendono i loro prodotti, invece che dove fanno base. Le multinazionali coinvolte contano 868 milioni di dollari in vendite in tutto il mondo

I governi avranno ancora la libertà di avere qualsiasi percentuale per le aliquote di imposta sulle imprese ma se il paese ha una quota inferiore rispetto a quello di provenienza dell'azienda, i governi del loro paese di origine potranno richiedere la differenza per raggiungere il minimo del 15%.  

Una seconda sezione della revisione permetterebbe ai paesi da dove provengono effettivamente i guadagni di tassare al 25% i profitti in eccesso delle multinazionali più grandi. 

In questo modo si andrà a limare le disparità della competizione fiscale e le multinazionali avranno meno margine per riuscire ad applicare schemi di evasione del fisco. Tra le compagnie sotto la luce dei riflettori ci sono ovviamente grandi nomi come Google, Pfizer e Apple. 

Le nazioni che hanno aderito alla nuova regolamentazione infatti sono 136 e includono sia paesi più ricchi che quelli più svantaggiati economicamente e che vengono solitamente scelti come bersaglio dalle multinazionali in cerca di tasse meno salate. 

I vantaggi della tassa sulle multinazionali 

Ci si aspetta dunque che alcune nazioni riescano ad avere maggiori vantaggi. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, negli Stati Uniti le entrate aggiuntive provenienti dall’imposta sulle imprese minime saranno addirittura 15 volte maggiori di quelli ottenuti dalla Cina.  

Un secondo report del WSJ stimerebbe che il boost totale per i paesi in via di sviluppo che hanno aderito alla Global Minimum Tax, 52 nazioni in totale, potrebbe aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di dollari, massimo 2 miliardi, all’anno. Una cifra decisamente inferiore a quella prevista per paesi del “primo mondo”.  

Biden ha parlato riguardo le aliquote definendo le azioni precedenti come dannose: 

“La “corsa verso il fondo” per imposte sulle imprese sempre più bassenon ha solo danneggiato i lavoratori americani, ma ha anche messo molti dei nostri alleati in difficoltà con uno svantaggio competitivo non indifferente.” 

Il Presidente degli Stati Uniti ha poi continuato:

 “Un accordo riuscirebbe ad azzerare gli incentivi a spostare le proprie operazioni e profitti all’estero e farebberò sì che le multinazionali paghino la loro giusta parte qui nel loro paese. Questa collaborazione internazionale è la prova che anche il resto del mondo vuole che grandi aziende possano e debbano fare di più per far sì che si possa ricostruire meglio [riferimento al Build Back Better].” 

L’effetto sulle piccole imprese di tasse uguali ovunque per le multinazionali 

Per decenni, le piccole imprese sono state soffocate dal meccanismo corrotto delle multinazionali. Mentre le mega-aziende potevano trasferire i loro lavori all’estero in cerca di prezzi più agevoli, mentre le piccole aziende rimanevano ferme e incapaci di crescere ai livelli di Amazon o Facebook.  

Come riportato sopra, Biden ha definito il fenomeno come “la corsa verso il fondo” perchè numerosi paesi hanno continuato per anni ad abbassare le loro aliquote per attrarre l’interesse delle grandi società

Ad esempio, le tasse sui redditi di impresa federali erano fissate al 21% nel 2020, ma molto inferiore nei paradisi fiscali. Alcuni di questi, come le isole Cayman e Caicos sono diventate famose per per la loro aliquota d’imposta legale dello 0%, mentre altre come le Barbados (5,5%) e l’Irlanda (12,5%) sono meno rinomate.  

Anche per quanto riguarda i crediti d’imposta e le detrazioni fiscali per le imprese, gli Stati Uniti continuano ad avere aliquote più efficienti di quelle di altri paesi. Gli Stati Uniti infatti le hanno fissate all’8% invece che al 4% presente nei 10 maggiori paradisi fiscali.  

I dati sui dissapori con le multinazionali 

Un sondaggio dell’aprile del 2021 condotto dalla Pew Research ha reso noto che l’81% della popolazione statunitense pensa che le grandi aziende non stanno pagando abbastanza tasse. Infatti, nel 2018, una coppia sposata che guadagnava 150mila dollari l’anno grazie alla loro piccola attività pagava più del 20% delle loro entrate in tasse sul reddito federali e imposte per lavoratori autonomi.  

Le multinazionali basate negli Stati Uniti, invece, pagavano meno del 10% in tasse sul reddito d’impresa per i guadagni ottenuti sul suolo nazionale. A molti questo sembra ingiusto, ma, per di più, rende ancora più difficile per le piccole aziende di accumulare capitale per riuscire ad ingrandirsi e operare negli stessi luoghi delle corporazioni.  

Un'altro sondaggio pubblicato nel maggio 2021 della Small Business for America’s Future ha rivelato che le pccole aziende stanno sentendo gli effetti di queste pressioni con un preoccupante 76% dei proprietari che dichiarano di sentirsi danneggiati ogni volta che le grandi aziende approfittano delle falle del sistema per evadere il fisco.  

La Global Minimum Tax sembra essere una delle poche opportunità per riuscire ad appianare certe disuguaglianze.   

Pascal Saint-Amans, un alto funzionario delle imposte presso la OECD, ha anche confessato che l’antagonismo e rifiuto verso la globalizzazione che è emersa in tutto il mondo avrebbe dovuto tradursi in un antagonismo per il multilateralismo fiscale. Se si vuole proteggere la propria sovranità la cooperazione fiscale è la soluzione.   

La proposta deve essere ancora ratificata dai paesi che hanno deciso di partecipare. Negli Stati uniti, data la trafila attraverso cui i trattati devono passare, potrebbe voler dire la necessità di un’approvazione da parte dei due terzi in un Senato diviso a metà e non molto chino alla cooperazione fra partiti.  

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01 mar 2024