Testa a testa tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni nei sondaggi.

Mentre secondo la Supermedia dei sondaggi Agi/YouTrend, Giorgia Meloni e il suo partito attualmente sono al 20,1% rispetto al 20,5% di Salvini, i sondaggi di Swg per il TgLa7 hanno già registrato un netto sorpasso di Fratelli d’Italia ai danni della Lega.

La verità è che, nonostante il testa a testa tra i due partiti principali di destra, come dice Lorenzo Pregliasco a Omnibus, il centrodestra vede comunque un consenso nazionale del 50 per cento come coalizione. Il PD invece è al 19,2%.

A questa crescita di Fratelli d'Italia, si affianca il caos che invece sta accadendo negli ultimi giorni, nel Movimento 5 Stelle, con una possibile ulteriore scissione grillina e la messa in discussione dell'alleanza di governo con il Partito Democratico. 

Giorgia Meloni e Matteo Salvini rispondono ad Ernesto Galli della Loggia

Meloni e Salvini, nonostante il testa a testa nei sondaggi, in quest'ultimo periodo si stanno muovendo all'unisono compresa l'azione concreta di inviare lettere di risposta al Corriere della Sera per replicare ad un editoriale di Ernesto Galli della Loggia che si concludeva con il consiglio alla Meloni, di cacciare via dai comizi gli appartenenti a  Forza Nuova o di CasaPound a Botte.

Secondo Della Loggia, questo gesto vrebbe un effetto superiore a qualsiasi dichiarazione o ricostruzione storica. In parole povere il partito della Meloni per dimostrare di essere chiaramente anti-fascista, dovrebbe comportarsi come le peggiori squadre fasciste, usando violenza su alcuni partecipanti ai comizi, con i quali, bisogna specificare, Fratelli d'Italia non ha nulla a che vedere.

Dopo il consiglio assurdo e antidemocratico di Della Loggia alla Meloni, l'onorevole Santanchè lo ha smascherato facendo notare che il consiglio dell'editorialista per dimostrarsi anti fascista è più fascista del fascismo. 

Giorgia Meloni e Matteo Salvini firmano il Manifesto Europeo con altri partiti sovranisti

Intanto sia Lega che Fratelli d'Italia hanno firmato l'«Appello sul futuro dell'Europa»  in cui si contesta a chiare lettere l'Europa senza nazioni che si vorrebbe creare, una sorta di «Superstato europeo» che porterebbe nella realtà ad una rinuncia alla propria sovranità di ogni stato europeo. 

Gli altri firmatari sono l'ungherese Viktor Orban, il Rassemblement National di Marine Le Pen, gli spagnoli di Vox e i polacchi del Pis. 

Questa scelta, ovviamente, è stata immediatamente e ferocemente criticata dalla sinistra e dal Pd, che  ha accusato Salvini di incoerenza. Il leader della Lega, infatti, si ritova all'interno di una maggioranza di Governo europeista, mentre firma un Manifesto con altri partiti non propriamente a favore dell'Europa.

C'è da dire che che il Centrodestra, nonostante le varie difficoltà e anche le divergenze di pensiero, con un partito al governo e l'altro all'opposizione, alla fine è sempre in grado di ritrovare l'unità e un fine comune da raggiungere. Lo ha fatto durante le amministrative, lo ha fatto in Europa e lo farà certamente quando si dovrà scegliere il successore di Mattarella. 

La scommessa di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi

Tra più di un mese inizierà il semestre bianco, il periodo nel quale il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere e i partiti si sfideranno su chi sarà il candidato come Capo dello Stato.

Secondo molti il piano della Meloni sarebbe: lei al Governo, Cartabia al Quirinale e Draghi a Bruxelles

La spaccatura tra Conte e Grillo nel Movimento 5 stelle avrà delle gravi ripercussioni anche sul Pd che aveva scommesso molto su un'alleanza con il M5S guidato da Conte. Insieme avrebbero potuto scegliere il candidato Presidente della Repubblica, ma ora è saltato tutto.

Marta Cartabia, il Presidente della Repubblica ideale secondo il Centrodestra, è una  costituzionalista, giurista, accademica, oltre ad essere attuale ministro della Giustizia. E' una figura rassicurante di garanzia, soprattutto se dovesse essere approvata la riforma della giustizia a sua firma. 

L'Alleanza europea di cui fanno parte Giorgia Meloni e Matteo Salvini

“Unione dei patrioti europei”: è questo il nome dell’alleanza  siglata dai principali partiti sovranisti europei. L'alleanza è firmata da: Le Pen, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, Viktor Orban, Santiago Abascal, il polacco Jaroslaw Kaczynski e da altre dieci partiti.

Con il documento di questa Alleanza, i partiti firmatari vorrebbero impedire che si crei un Superstato europeo che tolga, nei fatti, la sovranità ad ogni stato europeo. L'obbiettivo della destra è anche difendere la politica a favore della famiglia, che dovrebbe essere la risposta concreta rispetto all’immigrazione di massa.

Fratelli d’Italia ci ha tenuto a specificare che non ha scheletri nell’armadio, o aspetti opachi da chiarire. "La nostra missione è difendere il nostro interesse nazionale, le imprese e i posti di lavoro italiani, le nostre radici classiche e cristiane",ha detto la Meloni.

Il successo innegabile di Giorgia Meloni è dovuto anche alla sua coerenza

Il successo personale e politico di Giorgia Meloni è innegabile persino per i suoi detrattori. Il successo di lei come leader politico e del suo partito, desta curiosità, ma anche invidia e, spesso, produce cattiverie gratuite.

Solo due anni fa, nessuno avrebbe mai scommesso su Fratelli d'Italia, che oggi si ritrova ad aver superato il 20%. D’altronde è la Meloni stessa ad averlo ammesso: «Sono pronta a governare», ha detto ospite da Lucia Annunziata, e con questi numeri potrebbe davvero farlo. 

Fratelli d'Italia, grazie alla sua forza, alla sua coerenza e alla compattezza del nucleo dirigente, favorito anche dalla presenza del co-fondatore Guido Crosetto, ha un successo forte, stabile e sempre in crescita. 

La scelta vincente di Giorgia Meloni di restare all'opposizione di questo Governo

Sicuramente la scelta di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia di non seguire la Lega e di restare all’opposizione del Governo Draghi, piuttosto che essersi impelagati in un governo di "largo respiro", si è rivelata la scelta più azzeccata.

Possiamo affermare che questa è stata in definitiva la molla che ha fatto scattare in avanti Giorgia Meloni, che ha visto aumentare vertiginosamente i consensi. Tutti coloro che non si riconoscono in questo Governo, che non si sentono rappresentati, che non condividono le ideologie o le scelte prese, trovano nel partito di Giorgia Meloni una enorme possibilità di sentirsi rappresentati e l'unica alternativa valida.

La coerenza paga, e tanto. Il difficile, tuttavia, arriva ora. La sinistra ricorrerà davvero a ogni mezzo pur di sabotare la Meloni e il suo partito, soprattutto prima delle politiche e dell'elezioni del Presidente della Politica.

La Biografia di Giorgia Meloni: "Io sono Giorgia", racconta la sua storia

Come descrive nella sua biografia "Io Sono Giorgia", la Meloni si è iscritta sin da giovane al Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi) dopo essere rimasta sconvolta dalle stragi di Mafia e dall'omicidio di Falcone e Borsellino.

Giorgia Meloni è nata nel ’77, in un quartiere di Roma, la Garbatella. E' cresciuta con sua madre e sua sorella, il loro padre le ha lasciate quando erano molto piccole per andare a vivere alle Canarie. Ha respirato la politica di destra per strada, fino a quando si è iscritta al Movimento 5 Stelle di Gianfranco Fini.

La sua necessità e il suo obbiettivo di costruire una comunità basata su lealtà e sulla solidarietà, nasce sicuramente dal non aver mai potuto fare affidamento su una figura paterna.  Suo padre, infatti, l'ha abbandonata poco dopo la nascita.  Questa esperienza ha forgiato il suo carattere e l'ha resa la donna e la leader politica forte che è oggi. 

Mentre tantissimi osservatori internazionali pronosticano un'irresistibile ascesa della Meloni, non soltanto nei sondaggi, al vertice della destra, ma anche a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni va avanti con le sue idee e la sua coerenza, senza arretrare mai di un millimetro. 

Come ha affermato più volte, la politica per lei non è una carriera o una professione, ma una vera e propria missione. Non l'ha mai considerata come il mezzo per arrivare a ricoprire questo o quell'incarico. E se oggi è la persona che è, dice lei stessa, lo deve anche a suo padre, cioè all'assenza di suo padre; perché nella vita serve anche il dolore.

La Meloni è diventata vicepresidente della Camera a ministro nel giro di una manciata di anni, fino alla scelta di fondare un partito tutto suo, staccandosi prima da Gianfranco Fini e dopo dal PdL; esperienza che Berlusconi all'inizio aveva dato per fallimentare, ma che invece a dispetto di qualsiasi critica e previsione, continua a crescere sempre di più e Giorgia sembra essere davvero la candidata perfetta per Palazzo Chigi

Le differenze tra destra e sinitra, secondo Giorgia Meloni

Secondo la Meloni la differenza tra la destra e la sinistra è l'approccio alle cose. 

La differenza sta nella libertà che la destra sente di avere e applica nella realtà, di poter leggere qualsiasi cosa, ascoltare qualsiasi cosa, senza pregiudizi. La sinistra sta perdendo, o ha perso ormai da anni, questa libertà, limitata in costanti compartimenti stagni e finte libertà. 

Questa è la ragione principale del loro declino, secondo la leader di Fratelli d'Italia. Non ci sono punti di riferimento a sinistra, ecco perché molti si aggrappano alle Sardine o a personaggi dello spettacolo, identificandoli come portatori dei propri ideali. 

Giorgia Meloni Premier?

"Su Palazzo Chigi - afferma Giorgia Meloni - in realtà, la questione è molto semplice. Nel centrodestra l'accordo è che il partito della coalizione che alle elezioni ottiene più voti è quello che esprime il Presidente del Consiglio in caso di vittoria. È anche questa sana competizione tra noi che fa del centrodestra la coalizione più forte in Italia".

Durante la presentazione del suo libro a Perugia, Giorgia Meloni ha dichiarato che il suo obbiettivo sarebbe ritornare alle urne subito dopo l'elezione del Capo dello Stato. Questo potrebbe essere lo scenario possibile se Draghi decidesse di accettare la carica al Colle. La sua speranza è che le elezioni si svolgano il più presto possibile, perché questo Parlamento non può produrre nulla di buono.