Mancano tre giorni a venerdì 15 ottobre quando in Italia, sia nel settore pubblico che privato, e per i lavoratori autonomi e le colf e badanti presso le abitazioni private, ci sarà l'obbligo del Green Pass per accedere al proprio posto di lavoro. 

Non fa marcia indietro il Governo guidato da Mario Draghi, anche dopo gli scontri di sabato 9 ottobre con l'attacco alla sede nazionale della CGIL e con il preventivato ma non riuscito attacco a palazzo Chigi. Anzi il presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, dopo avere espresso solidarietà al leader della CGIL, Fabrizio Landini, e dopo averlo incontrato, ha dato un'altra accelerazione firmando un nuovo DPCM che dovrebbe in qualche modo dare un supporto alle aziende per poter effettuare i dovuti controlli previsti dal decreto legge n.127 del 21 settembre.

L'obbligo del Green Pass si è reso necessario per continuare ad aprire sempre di più in sicurezza tutto il Paese. Lo dimostrano anche gli ampliamenti delle percentuali di capienza nei vari settori. La normalità ormai è sempre più vicina, e la curva epidemiologica mostra un trend decrescente da settimane. Per non vanificare i risultati ottenuti fin'ora, sia con le misure restrittive imposte nei mesi precedenti che con la campagna vaccinale, aprire il mondo del lavoro in sicurezza era uno degli ultimi tasselli per dare un'accelerazione anche alla ripresa economica dell'Italia.

Senza Grenn Pass, ad esclusione di coloro che per legge sono esenti, il lavoratore non potrà accedere al posto di lavoro e soprattutto non percepirà lo stipendio. 

Per le conseguenze sullo stipendio ho approfondito la questione nell'articolo Busta paga e Green Pass: ecco le novità di ottobre di Draghi.
Spetterà ai datori di lavoro effettuare i controlli. Il DPCM firmato da Mario Draghi martedì 12 ottobre, da anche delle indicazioni sulle modalità, al fine di tutelare i dati del lavoratore. Non cambiano invece le durate di validità dei vari Green Pass, anche se si sta valutando di estenderne il termine dal 1 gennaio 2022. 

Green Pass al lavoro: obbligo dal 15 ottobre

Il 15 ottobre i lavoratori e lavoratrici che dovranno recarsi al lavoro, devono essere in possesso del Green Pass. Il possesso può essere sia cartaceo che digitale. L'importante è averlo con se e poterlo esibire per i controlli che il datore di lavoro è chiamato ad espletare per assicurarsi che tutti i lavoratori presenti sul luogo di lavoro siano in possesso del Green Pass. Diverse però le criticità che sono emerse, come le modalità di controllo, la tutela del dato del Green Pass, come ovviare a chi non ha il Green Pass e quindi consentire il tampone in tempi rapidi. 

Su alcuni punti è intervenuto il DPCM di martedì 12 ottobre, firmato da Mario Draghi, che apporta novità in termini di controllo che rimangono in capo al datore di lavoro, il quale dovrà privilegiare il controllo al momento di accesso. Si tratta di un suggerimento non vincolante, che invece le linee guida presenti nel DPCM approfondisce prevedendo che il datore di lavoro possa fare durante la giornata controlli a tappeto o a campione non inferiore al 20% a rotazione al fine di toccare tutti i lavoratori. 

L'assenza del Green Pass non permetterà di poter accedere al luogo di lavoro, anche per i consulenti, enti di formazione, fornitori, coloro che consegnano la posta e pacchi. Per i lavoratori in caso di assenza per mancanza della certificazione verde, ci sarà anche la decurtazione dello stipendio e la cancellazione di ogni voce dello stesso. Se si è colti a lavoro senza Green Pass invece scatterà anche la comunicazione al Prefetto che comminerà la sanzione pecuniaria fino a 1.500 euro.

Il DPCM firmato il 12 ottobre da Mario Draghi invita però i datori di lavoro a non usare l'escamotage dello smart-working per quei lavoratori che non hanno il Green Pass. 

Green Pass: i controlli sul luogo di lavoro

Superato il problema di privacy, con cui già il Garante per la Privacy aveva espresso parere favorevole al controllo del Green Pass, a condizione di mettere in campo misure di sicurezza per la utela del dato sensibile, in azienda come nella pubblica amministrazione, spetterà al datore di lavoro incaricare alcuni soggetti alla verifica dell'esistenza del Green Pass.

Il datore di lavoro può organizzare in modo indipendente le attività di controllo, pur dovendo però assicurare che almeno il 20% dei lavoratori sia controllo giornalmente a campione ma su base rotativa, così da assicurare almeno ogni cinque giorni il controllo del 100% dei lavoratori.

Ai datori di lavoro privati, sarà data la possibilità come per il settore pubblico, di utilizzare un’applicazione che, grazie a un database, evita la verifica del Qr Code a tutti i dipendenti al momento dell’ingresso. Il sistema di verifica del Green Pass potrà essere integrato nel sistema di accesso all'azienda oppure nel sistema di rilevazione della presenza. Tuttavia i dati raccolti non potranno esser conservati in alcun modo, neanche l'inquadratura del QR code. 

Per la pubblica amministrazione invece ci sarà interazione tra la piattaforma NoiPA e la piattaforma nazionale-DGC. Tale interazione sarà asincrona al fine di non conservare di dati. 
Per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, la verifica avverrà con l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC. Mentre per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche con uffici di servizio dislocati in più sedi fisiche, ci sarà una interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi operativi di gestione del personale e la Piattaforma nazionale-DGC.

Green Pass: come poter ottenerlo

Il vero dramma per il lavoratore sprovvisto di Green Pass è la perdita dello stipendio per ogni giorno di assenza ingiustificata dal posto di lavoro per quella causa. Ma non è solo la retribuzione a non essere corrisposta, ma anche gli altri elementi del cedolino. Quindi non si maturano i ratei di ferie e permessi lavoratori, non sono calcolati i contribuiti ai fini previdenziali e le eventuali detrazioni saranno calcolate solo sulle giornate effettive di presenza.

Per evitare tutto ciò, c'è una strada. Quella di avere il Green Pass. Ecco allora un excursus di come ottenere il certificato verde.

La prima strada è quella della vaccinazione. I vaccini autorizzati in Italia, Pfizer, Astrazeneca, Moderna e Jhonsson sono gli unici che permetto di poter ottenere il Green Pass. A tal proposito era emerso il problema di chi aveva fatto il vaccino sperimentale Reithera, oppure il vaccino Sputnik nello stato di San Marino i cui residenti possano recarsi a lavoro in Italia. Per i primi c'è l'esenzione dal Green Pass fino a fine ottobre. Per i secondi invece ci sarà la richiesta di dover fare una dose di uno dei vaccini approvati in Italia. 

Il Green Pass è rilasciato dopo 15 giorni dalla somministrazione del vaccino. Per i vaccini a due richiami, il Green Pass ha una validità intermedia tra una dose e l'altra. Mentre al completamento del ciclo vaccinale, il Green Pass ha una validità di 12 mesi dopo 15 giorni. 

L'altra via per avere il Green Pass è fare il tampone. I test ammessi sono due, ma con validità differenti.  Il test molecolare, più attendibile, per intenderci il naso-faringeo, ha una validità di 72 ore, mentre quello rapido resta a 48 ore. Con questa modalità il lavoratore può ogni 2 o 3 giorni, facendo il tampone recarsi al lavoro. Ma qui c'è anche il nodo della scadenza del test durante l'orario di lavoro. Se come per la PA, in caso di inizio del turno con testa ancora valido, il lavoratore completa il turno lavorativo, anche nel settore privato sarà applicata questa modalità. 

Infine, il Green Pass è rilasciato a tutti coloro che sono stati affetti dal Covid-19 e ne sono guariti da non più di sei mesi. Il Green Pass in questo caso ha una validità di 6 mesi. Per mantenere il Green Pass si dovrà procedere o con il vaccino oppure con tamponi ogni 48 o 72 ore. 

Green Pass e lavoro: i nodi da sciogliere

Restano però alcune criticità sulle modalità di controllo del Green Pass in alcuni ambiti lavorativi, meno adatti alle tecnologie della rilevazione del certificato verde. Ad esempio sui cantieri di lavoro, come edili, il controllo del Green Pass potrebbe essere difficoltoso, a meno che non ci sia ogni mattina un delegato del cantiere a rilevare la presenza della certificazione. Ma altro nodo è cosa succede se l'assenza di Green Pass è in capo a soggetti che lavorano in appalto potendo quindi bloccare l'andamento di una catena di lavori. 

Complessivamente l'onere del controllo in capo al datore di lavoro c'è non solo come obbligo normativo ma anche come aumento dei costi, collegati o all'assunzione di personale verificatore, oppure di strumenti atti a rilevare in automatico il Green Pass, come i tornelli con sistemi di rilevazione oppure lettori bagde della presenza aggiornati alla lettura del Green Pass.

Green Pass a lavoro: quali sanzioni scattano con i controlli

Il lavoratore è obbligato ad avere il Green Pass per poter accedere al luogo di lavoro. Se il lavoratore non ne è munito, abbiamo visto poco sopra che il datore di lavoro non paga per ogni giorno di assenza ingiustificata. Ma cosa accade se dal controllo giornaliero un lavoratore è sorpreso senza green pass? Il datore di lavoro per mezzo dei delegati alla verifica deve inviare al Prefetto l'elenco dei lavoratori sorpresi sul luogo di lavoro ma privi del Green Pass. Il Prefetto potrà comminare una sanzione pecuniaria fino a 1.500 euro.

Se invece a risultare non conforme alla legge, è il datore di lavoro, a seguito di ulteriori controlli da parte delle autorità competenti, sarà il datore di lavoro a subire la sanzione fino a 3.000 euro

Resta il dubbio se il datore di lavoro pur non perdere dipendenti importanti per le proprie lavorazioni, diventerà connivente con il lavoratore privo di Green Pass. Si spera in un rispetto totale da parte del mondo del lavoro.