Il green pass torna ad infiammare il dibattito politico.

Al tavolo del Governo, le decisioni in merito alla sorte che lo attenderà nel 2022, creano agitazione e rafforzano le tensioni tra le parti in causa.

Una sua prematura abolizione comporterebbe la chiusura delle attività che, a fatica, hanno appena ripreso il ritmo dopo il boom di contagi da parte del Coronavirus.

Al contrario, una sua proroga potrebbe rivelarsi sufficiente per far sì che il vaccino raggiunga la percentuale di popolazione utile a porre fine allo stato di emergenza.

È proprio quest’ultimo punto a smuovere il popolo che, prontamente, scende in piazza portando le manifestazioni all’estremo.

Green pass abolito: il popolo scende in piazza

In ogni piazza d’Italia sembra che sia scoppiata una rivoluzione.

Lo scroscio delle fontane, l’andirivieni quotidiano, le voci dei mattinieri che fanno colazione all’aperto vengono sovrastate da cori concitati, trombette e altoparlanti a tutto volume.

Il popolo è sceso dalle scale di casa, ha imbracciato i cartelloni e (a volte) indossato la mascherina per dire di no, per urlare la propria indignazione su una possibile proroga del green pass.

Tale certificazione verde si è palesata, sin dalla sua introduzione, uno strumento di discriminazione e privazione, del diritto di libertà dell’individuo.

Le ragioni di questo dissenso comune si sono moltiplicate dopo il recente obbligo imposto ai lavoratori, pena sospensione dalla propria mansione e decurtazione dello stipendio.

Ma non solo, a fare da perno alla questione anche il fatto che tale certificazione verde comporti la somministrazione del vaccino (motivo principale), oltre al dubbio utilizzo dei propri dati personali una volta forniti.

Come se non bastasse, ora a metterci il dito nella piaga anche una futura terza dose che, già da un pò, viene indirizzata ai soggetti fragili e agli over 50.

Sebbene una parte di questi incontri si siano svolta pacificamente ed abbia rispettato il volere del ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli, in altre situazioni sono scoppiate in vere e proprie rivolte.

Il video del Corriere della Sera vi mostra la manifestazione choc di Novara, in cui i cittadini si sono travestiti da deportati dei lagher nazisti per far comprendere quanto tale certificazione sia anticostituzionale: 

Da Trieste a Roma i no pass e i no vax si uniscono contro le scelte del governo, danneggiando non solo i progressi fatti finora per eludere i contagi ma anche i commercianti.

A Milano, solo nei sabati interessati dai cortei (il 9, il 16 e il 23) si è potuta calcolare una perdita del fatturato di 10 milioni su 37, sia da parte degli esercenti di Corso Buenos Aires che da quelli del centro storico.

Secondo Confcommercio e i vertiti dell’organizzazione di rappresentanza, spiega milanotoday.it:

“ salvo il sacrosanto diritto di manifestare, occorre trovare il sistema per evitare ricadute sui commercianti, soprattutto in via del Natale [..] i cortei ripetuti possono rendere meno attrattiva la ‘città dello shopping’.”

Il danno economico commerciale, rilevato dagli ultimi sondaggi interni, potrebbe aggravarsi ancora di più con la persecuzione di queste manifestazioni che, oltre ad arrivare al di sopra del limite della violenza, lede i diritti dell’intera comunità.

Non tutti i cittadini milanesi, infatti, la pensano allo stesso modo.

Quel 70% che preferirebbe il green pass ad un’altra chiusura, lamenta forte insofferenza ed è stanco di dover sorbire le conseguenze delle proteste.

Green pass abolito: una fake news, perché?

Non molto tempo fa si era sentito parlare di un’abolizione del green pass subito dopo alla sua obbligatorietà per tutti i lavoratori, sia pubblici che dipendenti.

La notizia bomba era comparsa nelle pagine principali di tutte le testate giornalistiche online, indentificandosi in titoli accattivanti che hanno colpito l’attenzione dei lettori in tempo zero.

Sfortunatamente, per coloro che ci avevano creduto sin da subito, la verità è giunta dopo pochi giorni, affilata come la lama di un coltello.

Dopo quanto riportato da quifinanza.it si riesce già a comprendere i dettagli che renderebbero l’informazione una vera e propria fake news:  

“Il motivo risale allo scorso luglio, quando la redazione di Facta ha ricevuto un messaggio vocale di whatsapp registrato da una persona spacciatasi per segretario nazionale di un partito. Nell’audio si faceva riferimento ad una scadenza dei vaccini per il 20 ottobre e l’approvazione di cinque terapie di protocollo obbligatorie per curare il covid, convalidate dall’Unione Europea.”

Innanzitutto è bene prestare attenzione al mezzo di comunicazione di cui si parla, ovvero Whatsapp.

Una comunicazione ufficiale di certo non passerebbe per un’applicazione di tutti i giorni e sicuramente non verrebbe consegnata in un messaggio di due righe.

In aggiunta, il fatto che non vi sia alcuna identificazione del mittente lascia presagire che il mittente rappresentato dal segretario nazionale  in realtà sia una persona qualunque.

Oltre a questo, si parla di una scadenza troppo vicina all’appena nato obbligo della certificazione verde. Per quanto riguarda le cinque terapie di controllo, occorre fare una precisazione.

Il numero riportato è esatto ma sono ancora tutte in fase di sperimentazione e non consentirebbero di guarire dal Covid in 48 ore, ma soltanto ad affrontarlo meglio.

Il vaccino resta, dunque, l’unica opzione valida.

Un fatto strano è che proprio questa notizia giungesse durante l’avvio del referendum abrogativo atto ad eliminare i decreti legge relativi alle misure di prevenzione e restrizione.

A ragione di ciò, la maggior parte dei lettori che ha pensato subito che la notizia potesse essere ufficiale si sono ricreduti ed hanno potuto evitare di incappare in spiacevoli situazioni alimentate dalla confusione, generatrici di sanzioni e disaccordi.

L'articolo di Denise Miceli offre un ottimo spunto di riflessione sul referendum abrogativo no green pass. 

Dateci uno sguardo!

Green pass: niente abolizione, a quando la proroga 2022?

Una prima proroga del green pass era arrivata lo scorso luglio dal premier Draghi, quando l’intero Paese, reduce da un 2020 disastroso, si apprestava ad aderire alla campagna vaccinale.

Un allungamento che ha generato dissensi ma non in numero maggiore rispetto alla prossima proroga in vista, che potrebbe arrivare fino a marzo 2022.

Il prossimo anno, sarebbe difatto il terzo in cui l’Italia si trova nella morsa delle norme di emergenza per le quali rimangono attive le competenze del commissario straordinario del CTS e tutti i provvedimenti atti ad arginare quanto più possibile la diffusione del virus.

Sebbene la scadenza dello stato di emergenza sia fissata al 31 dicembre (così come l’obbligo della certificazione verde), il ministro Roberto Speranza ha già chiarito che, qualora si ripresentasse un aumento dei contagi, la scelta di mantenerlo sarebbe inoppugnabile.

Una volontà che la Lega e Forza Italia non vedono di buon occhio e per la quale, il generale Figliuolo offre una spiegazione più precisa.

Se la percentuale dei cittadini vaccinati non riuscisse ad arrivare al 90%, non vi sarà alcuna possibilità di allentare le misure come il green pass.

Differentemente, se il comportamento dei cittadini continuasse ad essere responsabile e le curve confermeranno l’andamento, il governo potrà scegliere di optare per un’alleggerimento delle restrizioni.

Sebbene lo stato di emergenza, per legge, non potesse superare i 12 mesi ed essere prorogato per altri 12, il governo farà di tutto per poterlo portare fino a primavera, se non fino a giugno 2022.

Occorrerà un passaggio parlamentare, forse anche l’ inserimento di una norma del decreto Milleprororghe di fine anno, ma non si è intenzionati ad eliminarlo.

Il ministro Di Maio, insieme al sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri, ribadisce la linea e difende il green pass, definendolo come l’unica soluzione per la ripartenza.

Prima di poterne promuovere l’abolizione si passerà ad accantonare le restrizioni “minori” come mascherine e distanziamenti.

Green pass: come avere i tamponi gratis?

I green pass scaricati finora superano alla lunga i 100 milioni ma almeno l’1,8 di questo totale deriva dai tamponi effettuati su persone che ancora non vogliono farsi somministrare il vaccino.

Da oggi, chiunque desiderasse sottoporsi ai test ma senza spendere un soldo, potrà rivolgersi alle strutture allestite dalla Croce Rossa presenti nella maggiori stazioni ferroviarie italiane.

Spiega cri.it:

“ l’iniziativa, resa possibile grazie al finanziamento della Commissione Europea, consente a pieno regime di effettuare fino a 3.000 test antigienici al giorno su tutto il territorio nazionale [..] senza alcun costo, limite di età o prescrizione medica”

Sebbene il target prefissato sia già molto vicino alla soglia del 90%, la Regione Piemonte si fa avanti prima di tutte le altre, effettuando tamponi gratuiti a tutti i lavoratori che sono già vaccinati con la prima dose e sono in attesa del green pass.

Una strategia che il presidente della Campania, Vincenzo de Luca, giudica come insensata.

Riporta ilfattoquotidiano.it:

“ Io sono per raddoppiare il prezzo dei tamponi, non per darli gratis. Lo Stato ti dà la vaccinazione gratuita. Se non vuoi vaccinarti, il diritto di andare a contagiare altri colleghi o compagni di scuola non ti è concesso dalla Costituzione”

Questo a riprova di quanto si desideri portare il vaccino sopra tutte le possibili alternative, soprattuto visto l’indebolimento della protezione offerta dallo stesso, che renderebbe ancor più concreta la somministrazione della terza dose a tutti i cittadini.

L’aumento di casi in diverse parti del mondo come la Cina e il lieve incremento dell’RT in Italia, preoccupa.

Le scelte del Governo e le fratture che rendono il green pass discutibile, non ci spaventano affatto. 

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