Parliamo di green pass, e di come stia entrando prepotentemente a far parte della nostra vita. E senza che possa davvero ritenersi strettamente collegato ad esigenze di salute pubblica da quanto sta emergendo.

Sarebbero tanti gli argomenti che potrebbero essere usati contro un lasciapassare che riporta inevitabilmente a periodi storici che ognuno di noi considerava ormai morti e sepolti. E il paragone non può dirsi così sbagliato se la conseguenza sottesa è, ancora una volta, la discriminazione.

Ma a fare ancora più specie è l'entità di applicazione raggiunta da questo “certificato verde” solo in Italia. Sì, perchè tra pochi giorni diventerà obbligatorio anche su tutti i luoghi di lavoro (o quasi tutti). La data da cerchiare in nero sul calendario è il 15 ottobre.

Se guardiamo ad altri paesi europei, come ad esempio la Germania, qui il green pass sul luogo di lavoro non è previsto. Ma possiamo aggiungere anche un elemento in più: la questione dei tamponi.

In Germania i tamponi sono forniti dal datore di lavoro e se un lavoratore non se la sentisse di sottoporsi allo screening, non succede nulla. Nessuna sospensione né sanzione.

Un interessante video sul canale Youtube Vivistoccarda dà informazioni utili su come ottenere il green pass in Germania:

In Italia invece green pass e tamponi saranno il nuovo modo di accesso al lavoro.

Vediamo dunque di capire, nel merito, come dovranno comportarsi i lavoratori e i datori di lavoro dal 15 ottobre, quali eventuali vie di fuga potrebbero palesarsi e il caos che una tale situazione genererà.

Green pass, la verifica al limite della privacy

Alla luce delle molte perplessità create con l'imposizione del green pass sui luoghi di lavoro, stava prendendo forma l'idea di un'eventuale proroga oltre il 15 ottobre, per permettere alle varie aziende di capire come muoversi, soprattutto in merito ai controlli.

Fumata nera invece, e resta così fissata la data indicata. 

Emergono intanto i primi chiarimenti, come riportati anche da ItaliaOggi :

il Ministero della Salute renderà disponibili ai datori di lavoro «specifiche funzionalità» di verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni verdi.  

E come si legge sul Dpcm firmato da Mario Draghi, le verifiche, nel dettaglio, saranno a carico del datore di lavoro o di un responsabile da lui preposto, e potranno avvenire in diverse modalità, a seconda anche del numero di dipendenti.

La verifica, inoltre, avverrà a rotazione, quotidianamente, e a campione (e non a tappeto) sul personale, purchè riguardi almeno il 20% del personale.

Sostanzialmente il controllo avverrà attraverso apposite app di lettura e verifica del QR Code all'accesso della struttura lavorativa. Il tutto in piena tutela della privacy, come sembrerebbe, e come il Garante della Privacy stesso avrebbe assicurato. Senza dunque che siano rilevati dati sensibili del lavoratore, nemmeno con riferimento al suo stato vaccinale.

Per quanto riguarda gli enti pubblici, i controlli avverranno attraverso sistemi di interazione sincrona tra la piattaforma Noipa (se l'ente vi ha aderito) e la Piattaforma nazionale-DGC.

Ma davvero la privacy può dirsi tutelata? Sono molti i margini attraverso cui potrebbe essere violata. 

Nell'ambito scolastico, in cui il green pass è previsto obbligatoriamente per tutto il personale già dal 1°settembre, si sono verificati casi in cui alcuni dirigenti scolastici hanno verificato nell'arco della giornata lavorativa che scadeva il green pass per coloro che avevano effettuato il tampone. Tanto da voler allontanare i malcapitati dalla scuola. 

Aspetto, questo, che è stato comunque chiarito con un'apposita faq del Ministero dell'Istruzione, come riportato dal portale Orizzonte Scuola:

le operazioni di verifica delle certificazioni verdi COVID-19 devono essere svolte prima dell’accesso del personale nella sede ove presta il servizio, e non devono essere ripetute nel corso dello svolgimento dello stesso.  

E lo stesso principio varrà anche ora in qualsiasi ambito lavorativo.

La privacy potrebbe essere violata anche attraverso la richiesta preventiva da parte del datore di lavoro circa il possesso o meno del green pass. O addirittura potrebbero verificarsi casi di datori di lavoro che richiedano ai propri dipendenti la copia del green pass

Tutto questo è sbagliato e configura una chiara violazione della privacy. Ma purtroppo il marasma che si è generato ha portato anche a questi comportamenti scorretti e lesivi.

Green pass e tamponi, la fregatura dei salivari e i costi eccessivi

E cosa possiamo dire poi a proposito dei tamponi

Ovviamente tutto parrebbe impostato in modo da scoraggiare i non vaccinati, incentivandone il vaccino.

Intanto va detto che i tamponi ammessi ai fini dell'ottenimento del green pass sono i tamponi naso-faringei, oro-faringei e nasali. 

I tamponi antigenici rapidi salivari non sono ammessi ai fini del rilascio del certificato verde, poiché non ritenuti sufficientemente attendibili, nonostante la loro efficacia sia stata già ritenuta valida al 98%. Pensiamo agli screening che a maggio sono stati svolti in molte scuole lombarde, e rivelatisi decisivi per un tracciamento di massa.

Quindi i tamponi salivari sbandierati lo scorso mese e riconosciuti validi per il rilascio del green pass, in realtà sono solo quelli molecolari e praticati nel cavo oro-faringeo, con cui avviene la raccolta del campione di saliva.

Questi ultimi però, pur avendo il vantaggio di non essere invasivi, hanno costi esorbitanti, perchè parliamo di cifre che si aggirano sui 60 euro a test. Senza contare che i tempi di attesa dell'esito si può aggirare sulle 24 ore

La scelta quindi solitamente ricade sulle altre tipologie di test rapidi, dai costi più contenuti (dai 15 ai 20 euro), e con rilascio dell'esito in 15/20 minuti.

Tenendo conto però che il green pass da tampone ha una validità di 48 ore, e va ripetuto tendenzialmente 3 volte a settimana, quanto si ritrova a spendere un lavoratore nell'arco di un mese? 

Parliamo di una cifra che si trova compresa tra i 180 e i 200 euro al mese

Un costo quindi decisamente consistente che graverà su molte famiglie, e che andrà a sommarsi anche allo stress psicologico di doversi sottoporre con una certa frequenza agli screening, pena la sopsensione dal lavoro e sanzioni della "modica" cifra compresa tra 600 e 1500 euro.

Green pass, tamponi a carico delle aziende?

Un punto nodale, che permetterebbe di venire incontro ai tanti lavoratori non vaccinati, è quello dei tamponi a carico delle aziende.

Alcuni imprenditori si sono offerti di mettere a disposizione, a proprie spese, dei propri dipendenti test periodici, sollevandoli da ogni spesa. E questo in nome della tutela della salute sul luogo del lavoro.

Ma rappresentano solo una piccola fetta.

In merito si è pronunciato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il quale vorrebbe che la durata del green pass per i non vaccinati sia portato da 48 ore a 72 ore, per evitare intasamenti di farmacie e laboratori, e riddurre, sebbene di poco, i costi a carico dei vari dipendenti

Il segretario generale di Uil Veneto, Roberto Toigo, si è poi espresso chiaramente a favore dei tamponi a carico dei datori di lavoro in un'intervista rilasciata a Il Resto del Carlino.

Al momento però tutto tace.

Green pass, rischio caos farmacie per la richiesta dei tamponi

Un disagio aggiuntivo che si sta venendo a creare riguarda il caos che travolgerà le farmacie tra poche ore.

Ovviamente infatti la richiesta dei tamponi subirà un notevole incremento presso le farmacie, tanto che si legge che molte di esse hanno già prenotazioni piene per un mese.

Questo va quindi a creare ulteriore difficoltà ai molti lavoratori che avranno urgenza di effettuare tamponi, che saranno insufficienti per tutti i richiedenti. I dati parlano infatti di un numero compreso tra i 2,5 e i 3 milioni di lavoratori non vaccinati, come si legge su Quotidiano.net

E i problemi aumenteranno per i rientri al lavoro dopo il weekend. Molte farmacie al sabato sono aperte solo mezza giornata, mentre la domenica sono rare le farmacie aperte. Come potranno dunque districarsi i lavoratori per il lunedì?

Sono molti quindi i punti interrogativi, e gli ostacoli che potrebbero demotivare talmente tanto i lavoratori portandoli o a cedere di fronte al vaccino o preferendo la sospensione dal lavoro, o peggio ancora, optando per il licenziamento.

Green pass, il problema dei tamponi potrebbe essere aggirato

Ciò che si prevede possa accadere nei prossimi mesi potrebbe mettere a dura prova il mondo del lavoro, già opportunamente messo in ginocchio dalla crisi di molti ambiti che hanno risentito maggiormente della pandemia che ci ha travolti, e soprattutto dei lunghi lockdown degli scorsi mesi.

Al di là degli scioperi e dei blocchi dei prossimi giorni, molti lavoratori sfrutteranno probabilmente tutto ciò che è nel loro diritto richiedere. Dalle ferie non godute, ai giorni di permesso, alla legge 104 ( per chi ne ha i requisiti).

E non mancheranno anche richieste di aspettative non retribuite (sebbene non tutti potranno permetterselo).

Tutto questo non potrà fare a meno che avere ricadute in moltissimi settori.

Green pass, quando finirà?

Alla luce di tutti i dubbi, i disagi e le preoccupazioni connesse al green pass che abbiamo esposto, una domanda sorge spontanea: quando finirà?

Molti sono stati finora i tentativi di smantellamento nelle aule di tribunale, senza buon esito. E sta per essere ultimata la raccolta firme per il referendum contro il green pass stesso, che comunque, se fosse indetto, non sarà prima della primavera 2022.

Ma prima di allora esisterà ancora? Il Governo sembra dare per scontato che ovviamente perdurerà col perdurare dello stato emergenziale che, ricordiamo, dovrebbe chiudersi col 31 dicembre 2021.

Si comincia però a parlare di un green pass “parziale” a partire da gennaio 2022, come riportato su QuiFinanza, necessario quindi solo per alcune attività.

Ma sarà davvero così? Il desiderio di un ritorno concreto alla normalità si fa sempre più forte tra gli italiani, che non vedono l'ora di lasciarsi alle spalle questo brutto periodo.

In ogni caso, quello che si profilerà nelle prossime settimane, con ogni probabilità, sarà un caos economico e sociale, con ripercussioni notevoli sull'Italia.