Proseguiamo con l’analisi all’articolo apparso sull’inserto economico del Corriere della Sera dal titolo: L’Italia è una Repubblica fondata sul debito pubblico a firma del Prof. Alberto Mingardi.

Sentiamo come prosegue l’articolo del Prof. Mingardi:

Ci sono Paesi occidentali in cui il tasso di inflazione è attorno al 10%: in Italia, è poco più basso, il 7%. Il fenomeno è troppo rilevante perché la politica monetaria non ne tenga conto. Le banche centrali dovranno alzare i tassi d’interesse. Se salgono i tassi d’interesse, aumenta il costo di rifinanziare il nostro debito. Siccome il nostro debito è molto grande, questo «aggiustamento» si farà sentire.

Effettivamente il problema inflazione, all’inizio, ha sempre cercato di nasconderlo o perlomeno di minimizzarlo, ma adesso ormai è scoppiato, e con ogni probabilità è addirittura sottovalutato. 

Chiaramente la Bce ha già annunciato che fermerà a breve le operazioni di Quantitative easing e non passerà molto prima che si trovi costretta ad alzare i tassi proprio per cercare di frenare l’aumento dei prezzi.

Ebbene io sono alquanto pessimista nel senso che affinché si abbia un effetto significativo nel combattere l’inflazione i tassi dovrebbero aumentare notevolmente e questo porterebbe ad inasprire una crisi economica che metterebbe in difficoltà l’intera nostra economia.

Quindi non sono d’accordo col Prof. Mingardi che nell’aumento dei tassi vede come principale problema conseguente l’aumento del costo del rifinanziamento del nostro debito pubblico che certo ci sarebbe, ma non sarebbe significativo, perlomeno in un primo tempo, a mio avviso, invece, sono gli effetti deleteri che un aumento dei tassi comporterebbe sul nostro apparato produttivo ad essere un problema davvero drammatico.

E proseguiamo con l’articolo:

Siamo pronti a fare i conti con tale fenomeno? La politica italiana sembra avere una strategia, per una volta, condivisa: continueremo a chiedere soldi all’Europa. È verosimile che ce li diano? Lo stesso NextGeneration EU non è gratis: i Paesi europei dovranno dividersene il peso, o pro quota o con delle imposte comuni europee. Possiamo sperare che ci costerà meno di quanto ci avremo guadagnato, tuttavia non è, nemmeno questo, un pasto gratis.

È scontato che la risposta alla domanda che ci pone il Prof. Mingardi, ossia Siamo pronti a fare i conti con tale fenomeno? È indubbiamente NO! Ed è anche scontato non solo che il Next Generation Eu ci verrà a costare caro, ma sarà l’ennesimo spreco. 

E proseguiamo

Se i partiti politici fossero almeno in grado di traguardare le prossime elezioni, comincerebbero a porsi il problema. Dopo la pandemia in molti hanno sostenuto la necessità di aumentare la spesa sanitaria. Con la guerra, si è stabilito un certo consenso per l’aumento delle spese militari. L’aumento del costo dell’energia viene affrontato mettendo in campo risorse pubbliche, e così pure la sfida dei cambiamenti climatici. È comprensibile che le circostanze impongano allo Stato la necessità di farsi carico di nuovi compiti. È sensato pensare che ciò possa avvenire senza che si ragioni anche su quali sono i compiti di cui si può alleggerirlo?

Certo Prof. Mingardi, è chiaro che non saremo in grado neppure nei prossimi anni di ridurre il nostro debito, certamente in termini assoluti, ma io ritengo che non saremo in grado di ridurlo neppure rispetto al Pil, insomma è molto probabile che la situazione dei nostri conti pubblici, nei prossimi anni, sia destinata a peggiorare.

Ed ancora:

Dopo la parentesi del governo Monti, abbiamo vissuto pensando che la spesa pubblica fosse una coperta che si può sempre allungare. Ma il fatto che lo spread sia ritornato a salire suggerisce che c’è una percezione diffusa che le banche centrali non potranno andare avanti come hanno fatto negli ultimi anni. Fare politica dovrebbe essere scegliere: quali programmi finanziare, quali iniziative intraprendere, chi deve farsene carico. Indebitandoci, proviamo a non scegliere affatto. Possiamo andare avanti così?

Ebbene qui sono di nuovo in disaccordo con il Prof. Mingardi, egli infatti scrivendo che Dopo la parentesi del governo Monti, abbiamo vissuto pensando che la spesa pubblica fosse una coperta che si può sempre allungare. Lascia intendere che il Governo Monti ci avesse permesso di ridurre la spesa pubblica ed il nostro debito. Come certamente lui sa, più dell’ammontare in termini assoluti del debito è importante vedere il rapporto dello stesso nei confronti del Pil. E da quel punto di vista il Governo Monti è stato un fallimento totale.

Avendoci infatti trascinato in una recessione durata 13 trimestri ha di fatto distrutto il nostro Pil facendo salire così il rapporto Debito/Pil.

Concordo invece sul fatto che le Banche Centrali non potranno continuare la loro politica ultraespansiva adottata negli ultimi anni quindi l’ultima domanda, ossia Possiamo andare avanti così? Diventa banalmente retorica, ovviamente non possiamo andare avanti così.

E siamo arrivati così all’ultimo paragrafo dell’articolo:

Saggiamente, il primo ministro ha ricordato che il suo prestigio non basta a farne «lo scudo contro qualunque vento». Chiunque vinca le elezioni l’anno prossimo, non avrà il prestigio e le relazioni di Draghi. Il vento sarà presumibilmente più forte. Conviene affrontarlo issando a tutta tela le vele della spesa pubblica?

E qui il Prof. Mingardi mi delude profondamente, conclude infatti un articolo in certi punti certamente criticabile, ma sostanzialmente corretto, con una adulazione decisamente inopportuna nei confronti di Mario Draghi.

Macché saggiamente! Macché prestigio! Il nostro primo Ministro, ci stiamo riferendo a Mario Draghi, lo abbiamo appena detto, si è comportato come gli altri, anzi, peggio, molto peggio degli altri.

Ci ha fatto sprofondare in una crisi irreversibile dalla quale non potremo uscire, altro che prestigio e relazioni da parte sua. Gli italiani si accorgeranno ben presto dei disastri fatti dall’attuale Governo.

Carissimi ascoltatori è bene che voi sappiate che la situazione nella quale ci troviamo è senza via d’uscita, o meglio, la via d’uscita sarebbe quella di abbandonare l’euro e l’Unione europea, ma ce lo permetteranno solo dopo averci ridotto in miseria.

Ed il Governo Draghi è la più evidente conferma di quanto fondato sia il mio timore.