Esiste un luogo dove il destino biologico scritto nel nostro DNA non viene preso come un dato assodato e immutabile ma al contrario come base di partenza per una nuova avventura ai confini dell'esistenza.

Da quando è uscito dalle caverne e preso coscienza di sé come essere senziente capace di cose meravigliose e impensabili, l'uomo ha costantemente cercato una via di fuga al suo destino di mortale, consacrando la propria vita alle divinità e immolando al cielo sacrifici di ogni genere: nella letteratura ha cercato risposte spesso impossibili, stringendo diaboliche alleanze e dando vita a creature improbabili animate dalla forza del fulmine.

Quando la scienza ha timidamente fatto la sua comparsa nel regno dell'uomo, questi ha cercato di piegare le leggi della fisica, spesso contravvenendo alle regole imposte dalla natura a noi mortali; dopo cinquemila anni di Storia dell'umanità ora si intravede la concreta e reale possibilità per noi esseri transitori che la tecnologia venga in nostro aiuto: si apre uno spiraglio e si intravede il barlume fino a questo momento rimasto gelosamente celato, possibilità che forse non aspettava altro che essere colta.

Certamente Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon, vuole carpire questa opportunità offertagli da una scienza ai limiti della magia e farla sua, perché nel suo caso una vita sola è troppo poco.

Jeff Bezos e l'immortalità: chi l'ha detto che i miliardari sono tutti uguali?

Elon Musk porterà tutti noi fra le stelle, Jeff Bezos garantirà più longevità per tutti; il capitalismo al servizio della comunità, un capitalismo "democratico" e lungimirante, appannaggio di pochi, frutto del duro lavoro di uomini che arricchendosi non hanno perso di vista quel valore etico e morale senza il quale la ricchezza è fine a sé stessa:

e allora ben vengano i miliardari se grazie a loro, oggi come in passato, le porte dell'impensabile e dell'impossibile si dischiudono di fronte agli sguardi attoniti dell'umanità.

Immaginate cosa avrebbe significato se Dante, Michelangelo, Leonardo, Einstein, Beethoven, Mozart e molti altri personaggi unici e straordinari avessero potuto contare su un'esistenza più lunga invece di accontentarsi di "solo" mezzo secolo (chi più chi meno): cosa ancora avrebbero potuto creare questi giganti della letteratura, della scienza e delle musica?

Se la Quinta di Ludwig van Beethoven non avesse rappresentato l'apogeo della sua arte ma fosse stata solo l'inizio di una "rivoluzione" melodica e musicale destinata a concludersi con qualcosa di ancor più straordinario?

Se alla Divina di Dante Alighieri fosse seguito un altro inimitabile capolavoro del genio fiorentino, la cui potenza evocativa avesse travolto ancora una volta gli schemi di pensiero occidentali?

Se la teoria della relatività einsteniana fosse stata ampliata ed estesa dal matematico tedesco e portata a livelli sconosciuti a noi mortali?

Una vita più lunga, un'esistenza meno condizionata dalla sua stessa prematura caducità per portare a compimento progetti e idee rivoluzionari, o solamente (e anche questo non è poco) per vedere i propri nipoti metter su famiglia: non male vero?

Innumerevoli sono le cose che potremmo fare vivendo più a lungo, a patto di non sprecare il tempo concessoci!

Jeff Bezos: invecchiare va bene, ma non così in fretta!

Leggendo il MIT Technology Review sembrerebbe proprio che il magnate americano Jeff Bezos, founder ed executive di Amazon, abbia deciso di investire risorse nella società Altos Labs, startup californiana unica nel suo genere: la neonata azienda infatti si propone l'ambizioso obiettivo di invertire il decadimento cellulare dei nostri organismi "riprogrammando" le cellule stesse.

Il prestigioso periodico di proprietà del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ripercorre le tappe che hanno portato alla creazione di un polo scientifico all'avanguardia, nato per volere del miliardario di origine russa con cittadinanza israeliana Jurij Milner, che ha ospitato nella sua mega villa a Los Altos, California, un meeting particolare tenutosi nell'ottobre dello scorso anno, a cui hanno partecipato importanti esponenti del mondo scientifico: frutto della riunione, che verteva principalmente sugli impieghi della biotecnologia nel campo dell'invecchiamento, è stata la successiva costituzione e registrazione nel Delaware della nuova società che ha preso il nome di Altos Labs.

Jurij Milner, la mente dietro ai Breakthrough Prizes, al termine di due intense giornate che hanno visto numerosi interventi di alcuni fra i migliori esperti in materia, si è convinto che l'esplorazione di questi nuovi confini si rendesse necessaria per giungere a traguardi ambiziosi e rivoluzionari: il progetto che ne è scaturito vede il coinvolgimento anche di due premi Nobel.

Se all'inizio il coinvolgimento di Milner in quella che è stata definita la nuova era della riprogrammazione poteva dirsi prettamente filantropico, dopo l'inconto le cose si sono fatte più interessanti, a tal punto che lo stesso Milner ha fondato la Milky Way Research Foundation, ente senza scopo di lucro che sovvenziona triennalmente (1 milione di dollari/anno), con alla partecipazione al progetto di diversi studiosi ha dato inizio a ricerche sulla longevità umana.

Altos Labs: quando scienza e fantascienza si incontrano

Se Jeff Bezos ha deciso di iniettare nelle casse della startup americana un ingente somma di denaro è perché ha creduto nelle potenzialità dirompenti che quest'ultima si prefigge di attuare; Milner, il cui patrimonio si aggira intorno ai quattro miliardi e ottocento milioni di dollari, non ha badato a spese, "arruolando" nell'impresa professionisti di altissimo profilo, addirittura due premi Nobel: Jennifer Doudna, Nobel per la Chimica 2020 per l'elaborazione del metodo «taglia e cuci del Dna» denominato Crispr-Cas9 e Shinya Yamanaka, Nobel nel 2012 per aver scoperto come riprogrammare le cellule staminali, il quale siederà a titolo gratuito alla guida del comitato consultivo scientifico dell'azienda.

Proprio a Yamanaka si deve una scoperta incredibile, quella che vede 4 proteine (ormai chiamate "fattori Yamanaka") che aggiungendosi alle cellule permettono a queste ultime di ritornare a uno stato primigenio contando sulle stesse caratteristiche delle cellule staminali nella loro fase embrionale; e cinque anni fa fu proprio il collega e ora socio Izpisúa Belmonte ad aver sperimentato su topi vivi in laboratorio i fattori Yamanaka, giungendo ad ottenere segnali di inversione della "vecchiaia" cellulare: in quella sede si parlò infatti per la prima volta di "elisir di lunga vita" in rapporto alla riprogrammazione.

Una mezza vittoria comunque, visto che seppur seducenti (alcuni soggetti manifestavano chiaramente un ringiovanimento dei loro tessuti), i risultati sugli animali erano perlopiù preoccupanti: difatti, in base al tipo di riprogrammazione sperimentato, alcuni topi svilupparono devastanti tumori embrionali (teratomi): lo scienziato e inventore dei "fattori" si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti che, pur fra mille ostacoli, promettono un vastissimo potenziale.

Il novero delle personalità di spicco nel panorama scientifico non finisce qui; Juan Carlos Izpisúa Belmonte del Salk Institute (struttura famosa per gli esperimenti che si conducono sugli organismi chimera (noto per la ricerca che fonde embrioni umani e di scimmia e per aver previsto un aumento della durata della vita umana di ben cinquanta anni) e l’ex direttore del National Cancer Institute degli Stati Uniti Richard Klausner (noto per aver avviato aziende come la Juno Therapeutics e la Grail, che effettua test sul cancro, conosciuto anche per aver predisposto scommesse finanziarie sulle nuove biotecnologie poi rivelatesi vincenti), che dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato: è quasi certo che altri rinomati uomini di scienza si uniranno al progetto e si vocifera che accanto a questi esperti se ne affiancheranno altri in discipline umanistiche.

Il "Dream team" include anche Steve Horvarth, noto docente all'UCLA che ha sviluppato un "orologio biologico" capace di calcolare senza margini di errore il grado di invecchiamento umano.

Queste figure saranno retribuite per il loro lavoro con stipendi a sei zeri, considerato che, stando a quanto riportato dal MIT Technology Review, l'azienda dovrebbe aver incamerato investimenti per duecentosettanta milioni di dollari a cui andrebbero sommate le quote azionarie partecipate dai dipendenti illustri: l'obiettivo di Altos Labs nel breve termine sarebbe quello di fare "grande scienza" e nell'eventualità che l'evoluzione del processo che mira a ringiovanire le cellule dovesse dare risposte decisamente rivoluzionarie, allora si prospetterebbe un vasto ed economicamente redditizio impiego commerciale di questa rivoluzionaria scoperta.

Jeff Bezos investe in Altos Labs: dove si costruisce l'immortalità

Come abbiamo detto a inizio articolo, alcune fra le più brillanti menti scientifiche al mondo si sono date appuntamento lo scorso ottobre a Los Altos Hills, poco sopra Palo Alto; altri, impossibilitati a partecipare fisicamente alla conferenza, si sono uniti al gruppo in teleconferenza: Milner assegna ogni anno tre milioni di dollari a matematici, fisici e biologi fuori dal comune e ora ha deciso di fondare un'azienda che punti a deviare dai tradizionali obiettivi della scienza per virare verso qualcosa di totalmente nuovo.

Durante i due giorni della conferenza, gli scienziati sono saliti sul palco descrivendo le procedure decisamente rivoluzionarie per ringiovanire alcuni tipi di animali: si è partiti da queste scoperte per imprimere una svolta nel campo della riprogrammazione biologica degli organismi viventi, ovvero rinnovare le cellule in laboratorio, cosa che si pensa possa portare alla rivitalizzazione di interi corpi animali.

Altos Labs è stato costituita negli USA e nel Regno Unito con l'intenzione di istituire altri poli decentrati nella Bay Area, a San Diego, a Cambridge (UK) e in Giappone: nel mentre l'azienda in cui Jeff Bezos ha creduto, recluta scienziati e menti universitarie promettendo stipendi da capogiro, offrendo al contempo la possibilità di fare ricerca senza i tipici limiti imposti dai risicati budget statali, la cui unica preoccupazione sarà quella di non oltrepassare l'unico confine invalicabile, quello etico.

Lo stesso Milner, insieme alla moglie, sempre a detta del MIT Technology Review ha investito nella società costituendo una fondazione per l'occasione.

Jeff Bezos, Jurij Milner e Larry Page: accomunati dall'ossessione per l'immortalità

Per millenni si è cercata inutilmente la fantomatica "Fonte della Giovinezza" senza che mai si riuscisse ad approdare ad alcunché;

il fatto è che l'elisir di lunga vita si è cercato sempre FUORI, mentre ora la scienza ha capito che invece è necessario effettuare un cambio di prospettiva e rintracciare la quintessenza dell'immortalità DENTRO di noi:

epigenoma, è sempre stato questo l'anello mancante per comprendere a fondo il funzionamento della giovinezza, insieme di meccanismi che attivano e disattivano i geni umani e che consentirebbe di oltrepassare quel limite finora invalicato.

Ai più informati non sfugge il fatto che la neonata startup somigli nel nome e nei fatti ad un'altrettanto celebre realtà, la Calico Labs; fondata nel 2013 da Larry Page, l'uomo che ha dato al mondo niente meno che Google, la Calico ha arruolato personalità di spicco nel mondo della scienza offrendo loro budget di tutto rispetto: ad oggi però qualcuno mette in discussione i progressi (pochi) raggiunti dall'azienda americana, che fra i suoi progetti più ambiziosi annovera quello della riprogrammazione genetica.

Se è vero che le persone giovani agognano la ricchezza mentre quelle facoltose bramano la giovinezza, Jeff Bezos (classificato da Forbes come l'uomo più ricco al mondo, con una fortuna pari a 200 miliardi di dollari), Larry Page (118 miliardi) e Jurij Milner (4,8 miliardi) rappresentano degnamente questo eterno paradosso: se Page può dirsi il più giovane dei tre (48 anni), Bezos e Milner, dall'alto dei loro 57 anni il primo e 59 il secondo, forse si sentono un pò stretti in corpi che ormai hanno superato la mezza età, avviandosi verso il periodo della senilità.

Corsa alla riprogrammazione cellulare: un business che varrà miliardi

Il DNA è la chiave di tutto: esso detta le leggi di qualunque cosa accada nel nostro corpo (ovviamente anche la durata della nostra vita) e Jeff Bezos vuole che Altos Labs impari a leggerne il codice come mai avvenuto prima; ma Jeff Bezos sa che Altos non è l'unica realtà ad aver avviato sperimentazioni in tal senso: Shift Bioscience, Life Biosciences, AgeX Therapeutics e Turn Biotechnologies sono i maggiori attori che recitano la loro parte sul palcoscenico della scienza, anche se tutto fa pensare che la scommessa di Jeff Bezos sia stata fatta su quello che è il cavallo vincente del gruppo, visto che, a prescindere dai nomi illustri presenti in Altos Labs e dagli ingenti finanziamenti a disposizione della società, ad oggi tutte e quattro le suddette aziende non hanno ancora trattato pazienti umani con la tecnica della riprogrammazione.

David Sinclair sostiene che ci siano centinaia di milioni di dollari pronti per essere investiti nella riprogrammazione, nello specifico in quel settore che mira a rinnovare aree del tessuto umano o addirittura a ringiovanire l'intera struttura corporea: il ricercatore di Harvard ha attinto ai fondi e nel 2020 è riuscito a ripristinare la vista ad alcuni topi in laboratori utilizzando questa metodologia.

Quello della riprogrammazione è un business nascente, che a fronte di ingenti investimenti di capitale, promette guadagni a sette zeri, visto che tutti vogliono vivere di più, anche a costo di sborsare i soldi necessari a ringiovanire; Altos nel 2021 ha raccolto ben 270 milioni di dollari in finanziamenti e alla cordata si aggiungeranno sicuramente altri miliardari oltre Jeff Bezos e Jurij Milner e diversi venture capitalist: insomma, chi saprà giocarsi meglio le carte potrà contare su guadagni stratosferici, oltreché essere celebrato come il primo ad aver scoperto l'elisir della lunga vita.

Altos Labs e il ringiovanimento cellulare: nel "dream team" anche Walter, Reik e Serrano

Peter Walter, il cui lavoro pioneristico sulla memoria ha prodotto effetti sbalorditivi utilizzando una particolare molecola, è l'ennesimo scienziato entrato a far parte del team di Milner e in cui ha fortemente creduto Jeff Bezos, così come Wolf Reik, ex direttore del Babraham Institute, dimessosi dopo che l'azienda scoprì che stava per accettare un impiego da un'altra organizzazione scientifica, che si è scoperto essere per la Altos Labs.

C'è poi Manuel Serrano, ricercatore presso l'Istituto per la ricerca in biomedicina, a cui è stato offerto uno stipendio dieci volte superiore a quello che normalmente percepisce; lo scienziato spagnolo di stanza a Barcellona ritiene che l'idea della Altos è quella di intraprendere ricerche spinta dalla curiosità, la stessa filosofia che è alla base del lavoro dello stesso Serrano, il quale fa sapere che per l'occasione si trasferirà a Cambridge per entrare nel team Altos: senza dover aspettare fondi statali, ma contando su sovvenzioni private, avrà tutta la libertà d'azione che ogni scienziato sogna per il suo lavoro.

Jeff Bezos e la scommessa su Altos Labs: investire oggi per un domani migliore

Jeff Bezos sa che l'azienda a cui ha offerto la sua fiducia e il suo denaro inizialmente non produrrà utile; è il momento di essere lungimiranti investendo ingenti risorse economiche oggi per raccogliere i frutti domani, un domani che vista la natura degli investimenti, ci si aspetta non essere troppo lontano...

Se da una parte Jeff Bezos vede in queste sovvenzioni un modo per incrementare il suo patrimonio, dall'altra confida che la ricerca possa correre speditamente per raggiungere l'obiettivo che più gli sta a cuore: il ringiovanimento, una vita più lunga, un processo che prima di tutto va compreso, risolvendone gli insondabili enigmi.

Serrano, che per primo ha lavorato con i fattori Tamanaka, si domanda come riadattare la riprogrammazione con l'obiettivo di ringiovanire senza pericolo gli animali, evitando il sopraggiungere dei tumori; una volta messo a punto e reso sicuro il procedimento, la sfida consisterà nel produrre un farmaco che ne racchiuda l'essenza anziché ricorrere all'ingegneria genetica: i fattori Tamanaka sono malvisti dalle agenzie di regolamentazione perché l'introduzione dei geni concorre alla formazione di tumori e quindi il oro utilizzo in clinica risulta irrealistico.

Investimenti privati e miliardari: quando i governi non stanno al passo

Diversi esperti del settore denunciano

la pachidermica lentezza degli organi governativi nonché la loro cronica indisponibilità di risorse economiche, essenziali queste ultime all'avvio di vere e proprie campagne e progetti di alto valore scientifico;

lapidario il direttore scientifico di Gordian Biotechnology, il Dott. Martin Borch Jensen, che sentenzia la paurosa lentezza dell'apparato statale nel prendere decisioni strategiche: Jensen afferma che se si vede un enorme massa d'oro, seppur lontana e quindi di non facile e immediata acquisizione, allora si dovrebbe partire in quarta e accaparrarselo il più velocemente possibile e prima degli altri.

Jensen accelererà la ricerca erogando fondi per venti milioni di dollari, risorse incamerate proprio grazie alle donazioni private: la scommessa è interessante e qualora la riprogrammazione cellulare dovesse funzionare e gli orologi molecolari si comportassero come dei biomarcatori, allora la sfida sarà vinta e produrrà una montagna di ricchezza per gli scommettitori e benessere per la società.

Riprogrammazione cellulare: siamo ancora lontani, ma non così tanto come si pensa

In pericoloso anticipo sui tempi?

Quella della riprogrammazione cellulare è una strada ancora lunga e Jeff Bezos ne è consapevole; per questo si sta facendo il possibile e l'impossibile per accelerarne la spinta propulsiva necessaria a ridurne i tempi di realizzazione.

Alejandro Ocampo, ex dipendente della Salk Lab fondato da Belmonte e attualmente docente presso l'Università di Losanna, si dice piuttosto scettico circa la possibilità che in questo momento la scienza della riprogrammazione possa tramutarsi in medicina.

Lo scienziato inoltre si domanda se questo fenomeno molto in voga fra gli ambienti sperimentali sia degno di beneficiare di così tante risorse economiche, considerato che, seppur portatore di un concetto molto potente che scaturisce interesse a tutti i livelli, è indubbia la sua traduzione in qualcosa di scientificamente plausibile.

Questo perché il procedimento presenta ancora dei rischi altissimi per la salute, dimodoché risulti ancora distante dal poter essere considerato una terapia tout court; se da una parte è vero che la riprogrammazione rende più giovani le cellule, dall'altra è innegabile che muti la loro identità, trasformandole alcune volte da cellule epiteliali a cellule staminali: troppi dubbi insoluti per non reputare pericolosa questa scienza che sicuramente non può essere sperimentata sulle persone, almeno per ora. 

Riprogrammazione cellulare: qualcosa che avviene da miliardi di anni

Se applicata a cellule prese singolarmente, la tecnica della riprogrammazione si dimostra valida ed efficace; Alejandro Ocampo sostiene che non c'è al mondo una tecnologia che sia in grado di prelevare una cellula molto vecchia e invertirne l'età per ringiovanirla se non quella della riprogrammazione: è lo stesso processo a cui viene sottoposto in maniera naturale un ovulo, nel momento in cui subisce il processo di fecondazione trasformandosi in un embrione che 9 mesi più tardi è un bambino fatto e finito.

In questo caso il DNA di mamma e papà viene "ripulito", ringiovanito e avviato nuovamente, processo in atto da un miliardo di anni e quindi suscettibile di imitazione in laboratorio.

Jeff Bezos: una vita sola non basta

Da tempo il miliardario americano Jeff Bezos è interessato alla ricerca scientifica sulla longevità umana, tanto che in passato, prima di Altos Labs, ha sovvenzionato un'altra società che si poneva come obiettivo il rallentamento dell'invecchiamento, chiamata Unity Biotechnology: anche se il MIT Technology Review non è in grado di confermare il coinvolgimento di Jeff Bezos nel progetto della Altos, sappiamo che l'inventore di Amazon sente che l'invecchiamento è l'unico ostacolo che si frappone fra i suoi grandi progetti e la loro fattiva concretizzazione.

Recentemente Bezos ha scritto agli azionisti Amazon citando una pensiero sulla morte e il decadimento trovato in un'opera del biologo Richard Dawkins, il quale ritiene che la morte sia un qualcosa su cui si debba lavorare affinché si possa in qualche modo eluderla, un pò come avviene fra il cavaliere e la morte che giocano a scacchi, nell'opera "Il settimo sigillo", di Ingmar Bergman.

Anche se saremo tutti più longevi e si presenterà il problema della sovrappopolazione, è intrigante pensare che un giorno la nostra stessa vita sarà causa e motore della svolta all'esplorazione spaziale, alla ricerca di mondi alternativi al nostro ormai divenuti troppo piccoli.