Una mia lettera aperta al Presidente Draghi che, cari ascoltatori, vi chiedo, se possibile, di pubblicizzare mediante condivisioni.

Una lettera aperta che trae la sua origine da una frase pronunciata appunto dal nostro Premier in occasione di questa giornata molto particolare per il nostro Paese, quella del 25 Aprile, anniversario della Liberazione.

Essendo una lettera aperta, oserei dire quindi qualcosa di ufficiale, per evitare fraintendimenti o equivoci di sorta che si possono generare parlando a braccio, permettetemi quindi di leggerla.

Questa la frase pronunciata dal Presidente del Consiglio:

25 APRILE. DRAGHI: LIBERTA’ E DIRITTI NON SONO CONQUISTATI PER SEMPRE, SONO FRAGILI

Mai frase pronunciata da lei, caro Presidente Draghi, fu più veritiera.

Bravissimo Presidente Draghi, la ringrazio per la sua onestà, intendo dire la sua onestà intellettuale, l’aver riconosciuto, da parte sua, che Libertà e Diritti non sono conquistati per sempre, ci induce quindi a lottare per riottenerli, visto che da tempo ormai ci sono stati negati.

Perché vede, carissimo Presidente Draghi, se c’è un lato positivo che questa storia dell’epidemia ha reso del tutto evidente, è che ha chiarito a tutti noi fino a che punto l’establishment, il potere costituito, si può spingere nel toglierci, intendo dire nel togliere a noi cittadini, anche i più basilari diritti.

E abbiamo così potuto tutti constatare che praticamente non c’è limite, non c’è limite alle imposizioni intendo dire, il potere non si ferma davanti a nulla, non c’è limite che non possa essere superato nel togliere o negare anche i diritti fondamentali delle libertà individuali, diritti che tutti noi abbiamo creduto fossero stati conquistati per sempre e mai più messi in discussione.

Come ad esempio quello di potersi liberamente spostare all’interno del nostro Stato di residenza.  

Eravamo abituati, ad esempio, ad avere un passaporto per andare all’estero, cos’era un passaporto? Era un documento che ci consentiva appunto di recarci in altri Stati e sul quale venivano “registrati”, attraverso un timbro, i nostri spostamenti in Paesi differenti.

Poi l’establishment che ha costituito questa Unione europea, ci ha raccontato trionfalmente di aver raggiunto una grande conquista, non era più necessario un passaporto per spostarsi all’interno dei vari Paesi dell’Unione, ma bastava una semplice tessera di riconoscimento.

Ci raccontavano quindi che l’Europa non solo non ci stava riducendo i nostri diritti ottenuti in anni di rivendicazioni, ma al contrario li ampliava, infatti, così come eravamo liberi di viaggiare all’interno del nostro Paese senza la necessità di un Passaporto che registrasse i nostri spostamenti, la stessa libertà veniva ampliata a tutti gli Stati appartenenti l’Unione europea.

A tal proposito, però, mi permetta una breve digressione, questa maggiore libertà di spostamento, senza vincoli, ormai da diversi anni, è più virtuale che reale. 

Tutti noi, infatti, è come se viaggiassimo sa con quell’aggeggio che non si sa più quale fine abbia fatto, certamente una fine ingloriosa, come accade  a volte alle invenzioni, mi riferisco a quello che veniva chiamato braccialetto elettronico, che sarebbe stato più corretto chiamare gambaletto visto che avrebbe dovuto essere applicato alla caviglia di coloro ai quali, in base a sentenze di carattere giudiziario, si volevano applicare restrizioni negli spostamenti all’interno del nostro Paese.  

Ed allora, come le dicevo, si tratta di una libertà più virtuale che reale, dal momento che, ormai da diversi anni, tutti noi abbiamo applicato un gambaletto elettronico che registra ogni nostro movimento, e lo abbiamo tutti, anche coloro che non sono soggetti a misure restrittive o cautelari, e lo portiamo di nostra spontanea volontà, questo gambaletto si chiama telefono cellulare o smartphone. 

Ma chiudo immediatamente questa digressione, e torniamo a parlare delle limitazioni delle libertà individuali applicate in maniera forzosa anche dal Governo che lei presiede.

Ovviamente mi riferisco al cosiddetto passaporto vaccinale, tuttavia anche i vostri esperti nella comunicazione si devono essere accorti che non era conveniente definirlo in questo modo.

Si son resi conto che non si sarebbe dovuto utilizzare il termine passaporto che evoca appunto uno sbarramento da superare, all’inizio lo hanno quindi ridenominato Pass, ma insomma non ci voleva molto a capire che anche il termine Pass non era altro che una abbreviazione e che così evocava ancora il termine passaporto, ora quindi hanno consigliato tutti di utilizzare il termine certificato.  

Ed anche il termine vaccinale sarebbe stato sconveniente, evoca comunque un farmaco e quindi una malattia, ed anche in questo caso è stato sostituito con il termine inglese green, ora in uno slancio di nazionalismo si sono convinti invece di utilizzare l’analogo termine italiano verde.

Quindi non Passaporto vaccinale, ma Certificato verde.

Naturalmente ci vuole un po’ di tempo per familiarizzare con la nuova terminologia e mi permetta così di sorridere sentendo in una trasmissione andata in onda proprio oggi su Rai News 24 la eurodeputata pentastellata Sabrina Pignedoli … impappinarsi più volte, dicendo, riporto letteralmente: “non vedo l’ora che venga introdotto questo pass … ehm … certificato verde”, e sentendola ripetere immediatamente dopo lo stesso lapsus freudiano.

Ma al di là della terminologia, so che lei ama il pragmatismo, ed allora penso concorderà, caro Presidente Draghi, sul fatto che sostanzialmente il Passaporto vaccinale o Certificato verde, non sia altro che un documento che discrimina i cittadini italiani, punisce di fatto chi liberamente decide di non vaccinarsi e non è disposto a sottoporsi ad un tampone, un tampone che tuttavia, gli renderebbe una libertà di spostamento molto limitata nel tempo, di brevissima durata.   

Ebbene, caro Presidente Draghi, mi permetta così, concludendo questa mia lettera aperta, di darle un consiglio: non si illuda che gli italiani disposti a perdere anche i più elementari diritti siano solo una sparuta minoranza.

E non si illuda che accettino tutto ciò senza manifestare il proprio assoluto dissenso in ogni maniera.

Le ricordo infine i due commi che compongono l’Art. 13 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Che l’Onu, l’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite, approvò e proclamò 10 Dicembre 1948.

ARTICOLO 13

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.