Come vi abbiamo raccontato nel corso dell'articolo Roma assediata. Respinto il ricorso contro il Green Pass, i fine settimana italiani di questo autunno-inverno sono stati contraddistinti da movimenti e manifestazioni di novax e no-greenpass che hanno imperviato nelle piazze delle città più rappresentative del Belpaese come Roma, Milano Torino.

Sempre nel corso del precedente articolo, infatti, vi abbiamo raccontato come anche la Corte di Strasburgo abbia valutato come "irrecapitabile" il ricorso di un cittadino francese contro il certificato verde, dimostrando come insostenibile la tesi per cui rappresenterebbe una pratica discriminatoria ed indirizzata ad obbligare ad inocularsi il vaccino anti-Covid.

Dagli ultimi monitoraggi delle chat Telegram e dei gruppi organizzati che raccolgono numerosi esponenti del movimento anti-Green Pass si parlerebbe di numerosi coinvolgimenti che potrebbero riguardare anche i prossimi weekend, pronti a riscendere in piazza per riabbracciare l'urlo di Castellino che ha dato il via agli atti vandalici di Roma:

"Oggi ci prendiamo Roma"

Per questa ragione proprio la procura capitolina starebbe preparando una grande mobilitazione di forze di polizia per evitare un riepilogo dei fatti visti lo scorso sabato, documentati anche dall'attore e rockstar americana Jared Leto, a spasso per La Città Eterna quando è stato coinvolto dal lancio di un lacrimogeno.

Tra i dissidenti di Roma vedremo la storia di Paolo, colui che sarebbe stato tra i principali artefici dei disordini avvenuti all'interno dell'Umberto I di Roma, quando, lui insieme ad un gruppo di manifestanti hanno aggredito diversi medici ed infermieri creando scompiglio nell'ospedale della Capitale.

Intanto, vi proponiamo il video pubblicato dall'agenzia di comunicazione AdnKronos che mostra quali mosse la procura di Roma starebbe vagliando per evitare il ripetersi dei disordini già andati in scena.

La proccupazione principale arriva proprio dal monitoraggio di chat e social media, dal quale, sembrerebbe che le frange più estremiste di questo "movimento" siano pronte a tornare alla carica con manifestazioni e cortei già a partire dal prossimo week-end.

No-Green Pass a Roma: come è nato il tafferuglio dell'Umberto I

Mentre la questione relativa alla sicurezza sarà posta al centro del prossimo Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, disposto in data mercoledì 20 ottobre proprio  dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, oggi nell'occhio del ciclone per quanto accaduto, andiamo a vedere cosa è successo all'interno dell'ospedale romano Umberto I.

Il caos sarebbe partito da un singolo ricoverato, Paolo (50 anni) che nella notte tra sabato e domenica si sarebbe rivestito del ruolo dell'aggressore di tre infermieri e due poliziotti dando il via a quello chè stato l'assalto dell'ospedale capitolino, il quale avrebbe dato in escandescenza già a partire dall'ambulanza, come riportato dall'articolo de La Repubblica:

"In ambulanza mi hanno iniettato un liquido senza dirmi cos'era, in ospedale mi hanno chiuso in una stanza video sorvegliata, deridendomi e prendendomi a calci. Si sono rifiutati di visitarmi solo perché non volevo sottopormi al tampone e avevo chiesto che mi fosse fatto un test sierologico".

Tale versione risulta comunque incongruente, in quanto, proprio il manifestante ricoverato avrebbe più volte tentato di riferire fatti realmente non accaduti riguardo al corte dove, poco prima, era tra le prime file.
L'uomo, infatti, sosterrebbe di essere stato colpito più volte dalla polizia in largo Chigi, mentre le immagini catturate dalla Scientifica mostrano atteggiamenti differenti da quelli riportati, formati da "provocazioni" e "resistenza a pubblico ufficiale"-

Allo stesso modo sarebbe andata anche al Policlinico dove, sempre ai microfoni de La Repubblica, uno degli operatori sanitari aggrediti ha riportato come sarebbe andata la vicenda dimostrando l'impossibilità di offrire soccorso al manifestante:

"si rifiutava di dare le sue generalità e di farsi curare. È stato accompagnato nella sala di isolamento da Covid dove ha iniziato ad inveire contro chiunque provasse ad avvicinarsi. Filmava tutto con il cellulare, malediva la sanità. Sono stata aggredita solo perchè stavo facendo il mio lavoro".

Da lì a qualche istante avrebbero fatto irruzione all'interno dell'ospedale numerosi attivisti No Pass che hanno invaso i corridoi vandalizzando e prendendo a calci diverse proprietà dell'Umberto I e rendendo necessario l'intervento del reparto Mobile che è accorso ad arrestare i vandali.

Il 50enne, incensurato e non riconducibile ad alcun gruppo politico, ha rimediato diverse denunce per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità e qualsiasi forma di documento. Al momento, al vaglio della Procura, ci sarebbe la possibilità che la rabbia del manifestante potrebbe essere scaturita dal suo attuale status di disoccupato ed ex titolare di una impresa di trasporti, chiusa a causa dell'emergenza Covid, e che tra le altre cose l'avrebbe portato a scendere in piazza insieme a moglie e figli.

Proprio lui avrebbe specificato come avrebbe preso parte al corteo in quanto:

"stanno privatizzando tutto, ci affamano favorendo le multinazionali. Ci vogliono schiavi, ma io non ci sto. Non mi rispecchio in quest'Italia, più che italiano mi sento cittadino del mondo. Mi sono unito alla protesta quando ho visto che molti impoveriti dalla pandemia manifestavano nelle città italiane".



Come detto in precedenza, e come confermato dalla confusione di questa sua ultima considerazione, l'uomo avrebbe cercato di incolpare sanitari e forze dell'ordine, ribattendo a quello che dicono i fascicoli presenti in procura con le seguenti congetture:

"Non sono affatto un violento come mi hanno dipinto i media, manifesto per cambiare le cose, per il futuro dei nostri figli. Sabato sono stato io quello aggredito e umiliato, sia in piazza che al pronto soccorso Umberto I".

Sempre più in contrasto con la versione riportata dai sanitari dell'ospedale romano e dalle forze dell'ordine presenti a Roma al momento dei cortei, come riportato dalla Repubblica avrebbe affermato come:

"Io ero calmo, volevo solo essere visitato, mentre loro mi hanno istigato per farmi reagire. Lo dimostra il fatto che quando sono uscito sono andato al Grassi di Ostia e li mi hanno curato senza problemi".

Sempre più complicata la posizione del manifestante inchiodato dalle telecamere presente in strada e all'interno dell'Umberto I che non confermano per nulla la sua versione dei fatti.

No-Pass: la Digos si prepara alle manifestazioni del week-end

Come riferito in precedenza, dalle chat Telegram e da alcuni gruppi ed eventi presenti sui maggiori Social Network filtra una grande probabilità che questo week-end possa replicare lo scenario di "ordinaria follia" al quale abbiamo tristemente assistito sabato.

Nello specifico, i timori della Digos sembrano soprattutto rivolti alla giornata di venerdì 15, ovvero, quando l'obbligo del possesso del Green Pass entrerà ufficialmente in vigore sui luoghi di lavoro, sui mezzi di trasporto e in molte funzioni pubbliche.

Già nella giornata di oggi è previsto un grande corteo che partirà da Piazza della Repubblica a Roma o il corteo di oggi a Cagliari aperto dall'affiancamento degli studenti ai lavoratori che rivendicano numerosi argomenti e che hanno calcato anche il tema della Certificazione Verde con uno striscione che recitava:

“No fascismo, no Green Pass”.

Dalle ultime voci che sono filtrate in maniera confidenziale alla redazione di Trend-Online e provenienti dai corridoi della Prefettura di Roma, la preoccupazione principale delle forze dell'ordine sarebbe quella di difendere dall'attacco di possibili infiltrazioni di violenti e radicali politici diverse sedi ministeriali, in particolar modo, il Miur sembra un punto sensibile rivendicato in alcune delle chat Telegram che vi avevamo riportato in precedenza.



Anche in ottica futura persiste la preoccupazione che questi moti possano intaccare l'effettivo ordine durante la la riunione del G20, in calendario per sabato 30 ottobre alla Nuvola dell'Eur, ove, a radunarsi saranno di si raduneranno i capi di Stato mondiali nella speranza non si debba assistere nuovamente a queste vergognose scene di violenza.

La studentessa No-Pass di Bologna che si è rifiutata di uscire dall'aula

Proprio in queste ore è filtrata la testimonianza di Silvia, studentessa iscritta al secondo anno della facoltà di Filosofia a Bologna la quale, il precedente mercoledì durante una lezione del suo corso, ha deciso di non mostrare il Green Pass su richiesta della professoressa, rifiutandosi in seguito di lasciare l’aula.

Messa alle strette, l'unica mossa che spettava alla docente è stata quella di sospendere la lezione ed obbligare tutti gli studenti ad uscire dall'aula.

Questa storia è stata raccontata proprio sabato dalla stessa Silvia ai microfoni di una manifestazione no pass, successivamente ripresa e pubblicata sul web da alcuni suoi "colleghi" dello stesso ateneo in linea con questa sua idea in modo da denunciare, secondo il pensiero della ragazza, la discriminazione, la violenza verbale e le minacce ricevute nei suoi confronti.

Nelle ore successive è arrivata la replica di Luisa Lugli, la docente coinvolta in questa storia, la quale, ha spiegato ai microfoni di La Repubblica come mai ha dovuto bloccare la lezione per quei 150 studenti iscritti, una sessantina dei quali erano in presenza:

"Non sono stata contenta di sospendere la lezione, ma lo dovevo fare per la sicurezza e la salute di tutti. Ho visto che diversi studenti non erano contenti e che c’è stato qualche scambio con lei. In quel momento i responsabili siamo noi e se non ci sono le condizioni di sicurezza evacuiamo l’aula".

Alla "difesa" dell'insegnante di Silvia, però, sono arrivate anche le parole di sostegno del rettore vicario Mirko Degli Esposti:

"La professoressa si è comportata in maniera esemplare. Dispiace a tutti cancellare una lezione ma c’è una legge da rispettare e far rispettare".

Una doverosa precisazione su quest'ultimo fatto ci porta, ovviamente, a condannare qualsiasi eventuale episodio di violenza verbale e minacce alle quali, secondo la ricostruzione della studentessa, Silvia potrebbe essere andata incontro.
Però, è utile anche ricordare come il comportamento della ragazza non sia per nulla responsabile e conforme alle regole sociali, in quanto, pur rispettando le idee (a volte anche strampalate) di questi manifestanti, vien pur da chiedersi come mai la studentessa decida di frequentale le lezione in presenza, all'interno di una stanza chiusa, pur non rispettando la collettività e le regole del Green Pass.

Semplificando, tale ragionamento sembra poco congruo e di difficile appiglio a coloro che credano possa trattarsi di un atto discriminatorio.