Il libro di Karl Popper, The Open Society and its Enemies pubblicato nel 1945, è stata una delle pietre miliari intellettuali del corso politico che ha portato alla formazione di una comunità occidentale in opposizione all'impero sovietico. L'affermazione della libertà contro il totalitarismo ha stabilito una tendenza che ha coinvolto tutti i principali gruppi sociali e partiti politici in Occidente. Questa impostazione ha plasmato la politica e la società per quattro decenni. Nel 1989 non sembrava necessario un nuovo corso: la libertà e lo stato di diritto avevano prevalso. È stato un errore: ora ci troviamo di nuovo di fronte ad un crocevia tra libertà e totalitarismo.

La società aperta si caratterizza per il riconoscimento di ogni essere umano come persona: la persona ha una dignità inalienabile. Quando pensiamo e agiamo, siamo liberi. Questa libertà dà origine a diritti fondamentali: difesa contro le interferenze esterne su come si vuole condurre la propria vita.

Al contrario, secondo Popper, i nemici intellettuali della società aperta sono coloro che affermano di possedere la conoscenza di un presunto bene comune. Questa conoscenza è sia fattuale-scientifica che normativa-morale: è la conoscenza morale del bene supremo insieme alla conoscenza tecnocratica su come guidare la vita delle persone al fine di raggiungere suddetto bene. Pertanto questa conoscenza sta al di sopra della libertà delle singole persone, vale a dire, al di sopra del loro giudizio su come vogliono plasmare la loro vita.

I nemici della società aperta hanno perso la loro credibilità a causa degli omicidi di massa che si sono rivelati inevitabili sulla strada per realizzare il presunto bene comune. Non solo la dignità umana ed i diritti fondamentali sono stati eliminati, ma allo stesso tempo è stato ottenuto un cattivo risultato in relazione al presunto bene superiore. Sotto i regimi comunisti, sulla via verso una società senza classi e senza sfruttamento, si è verificato uno sfruttamento economico più grave di quanto non si sia mai visto in una società capitalista. Sotto il nazionalsocialismo il percorso verso l'obiettivo di una Volksgemeinschaft purosangue ha portato sull'orlo della rovina le stesse persone che ci credevano.

Oggi affrontiamo nuovi nemici della società aperta e anche loro, fanno affermazioni sulla conoscenza che sono sia cognitive che morali. La differenza è che non operano con il miraggio di un bene assoluto, ma con la paura alimentata da minacce, come la diffusione del coronavirus o il cambiamento climatico. Queste sono indubbiamente sfide serie, ma vengono utilizzate per impostare alcuni valori assoluti, come la protezione della salute o la protezione del clima.

Un'alleanza di scienziati, politici e leader aziendali afferma di avere la conoscenza di come guidare la società al fine di salvaguardare la vita delle persone. Ancora una volta, la questione riguarda un più alto bene sociale (es. protezione della salute, condizioni di vita delle generazioni future, ecc.) che viene posto come obiettivo prioritario rispetto alla dignità umana individuale e ai diritti fondamentali.

Il meccanismo impiegato è quello di mettere in luce queste sfide in modo che appaiano come crisi esistenziali: un virus killer in giro, una crisi climatica che minaccia i mezzi di sussistenza dei nostri figli. La paura che viene suscitata in questo modo rende quindi possibile ottenere l'accettazione per mettere da parte i valori fondamentali della nostra convivenza, proprio come nei totalitarismi criticati da Popper in cui il presunto bene superiore motivava molte persone a commettere atti criminali de facto.

Questo meccanismo colpisce al cuore la società aperta, perché gioca su un problema ben noto, ovvero quello delle esternalità negative. La libertà di una persona finisce dove minaccia la libertà degli altri. Le azioni di una persona, compresi i contratti che stipula, hanno un impatto su terzi che sono al di fuori della sua portata, ma la cui libertà di plasmare la propria vita può essere compromessa dalle sue azioni. È impossibile impostare sin dall'inizio il confine oltre il quale il libero plasmare la propria vita danneggia il libero plasmare la vita degli altri. Può essere impostato in modo ampio o stretto. Il meccanismo citato consiste nel diffondere la paura e nello sfruttare il valore morale della solidarietà per definire suddetto confine in modo così stretto che, alla fine, non c'è più spazio per la libera conduzione della propria vita: qualsiasi esercizio di libertà può essere interpretato come creatore di esternalità negative che minacciano la libertà degli altri.

I nuovi nemici della società aperta alimentano i timori della diffusione di una presunta pandemia, ma, ovviamente, ogni forma di contatto fisico può contribuire alla diffusione del coronavirus (così come per altri virus e batteri). Alimentano la paura di una catastrofe climatica imminente, ma, ovviamente, ogni azione ha un impatto sull'ambiente non umano e può quindi contribuire al cambiamento climatico.

Di conseguenza tutti devono dimostrare che le loro azioni non favoriscono involontariamente la diffusione di un virus o il cambiamento del clima; inutile dire che questo elenco potrebbe essere esteso a piacimento. In questo modo tutti sono sospettati di danneggiare potenzialmente gli altri con tutto ciò che fanno.

L'onere della prova viene così invertito: non è più necessario fornire prove concrete che qualcuno leda la libertà degli altri con la certezza delle proprie azioni, piuttosto tutti devono dimostrare sin dall'inizio che le loro azioni non possono avere conseguenze non intenzionali che potenzialmente danneggiano gli altri. Di conseguenza le persone possono liberarsi da questo sospetto solo acquisendo un certificato che lo cancelli, come un certificato di vaccinazione, un passaporto di sostenibilità o un pass sociale in generale. Questa è una sorta di vendita di indulgenze dei tempi moderni.

Il bivio che ci troviamo di fronte è quindi questo: una società aperta che riconosca incondizionatamente ognuno come persona con una dignità inalienabile e diritti fondamentali; o una società chiusa alla cui vita sociale si accede attraverso un certificato le cui condizioni sono definite da alcuni esperti, come previsto dai re-filosofi di Platone. Come questi ultimi, le cui affermazioni di conoscenza sono state smentite da Popper, i loro discendenti odierni non hanno alcuna conoscenza che li renda abili nello stabilire tali condizioni senza arbitrarietà.

Vediamo confermato un risultato ben noto: se si pone il valore X (nel caso di specie protezione della salute, o protezione del clima) al di sopra della dignità umana e dei diritti fondamentali, allora non solo li si distruggono, ma si ottiene anche un cattivo risultato in relazione a X. Sono ormai evidenti i gravi effetti negativi per la tutela della salute dell'intera popolazione mondiale come conseguenza dei danni devastanti causati da lockdown e restrizioni simili.

Allo stesso modo, i fatti dimostrano già che le emissioni di CO2 nei Paesi industrializzati senza una transizione energetica fino ad ora (es. Stati Uniti, Francia, Inghilterra) sono diminuite della stessa percentuale dei Paesi che hanno perseguito una transizione energetica a costi enormi negli ultimi 20 anni (es. Germania). Il fattore decisivo è l'innovazione tecnologica e non il paternalismo politico basato sui consigli di scienziati che rivendicano la conoscenza morale-normativa per controllare la società.

Perché succede questo? Per molti scienziati ed intellettuali, è apparentemente difficile ammettere di non avere una conoscenza normativa che consenta il governo della società. Soccombono alla tentazione che Popper aveva già individuato negli intellettuali e negli scienziati che criticava: per i politici non è affatto attraente non fare nulla e lasciare che le vite delle persone seguano il loro corso.

Quindi accolgono l'opportunità di parlare di vecchie sfide che ritornano in una nuova forma nelle crisi esistenziali e di diffondere la paura con modelli pseudo-scientifici che portano a previsioni catastrofiche. Quindi gli scienziati possono avanzare richieste politiche che non hanno limiti legali a causa della presunta emergenza. Questa legittimità scientifica fornisce quindi ai politici un potere di interferire nella vita delle persone che invece non potrebbero mai ottenere con mezzi democratici e costituzionali. Ad essi si uniscono volentieri quegli imprenditori che traggono profitto da questa situazione e possono trasferire i rischi delle loro attività economiche ai contribuenti.

Alcuni scienziati, politici e leader aziendali erano pronti ad utilizzare la prossima epidemia per promuovere tali piani. Ma la filosofia della scienza di Popper ci insegna che nessun individuo o gruppo di individui può determinare il corso della società per mezzo di un piano preparato (una "cospirazione"). Sono state circostanze contingenti, come le immagini di Wuhan e Bergamo insieme a reazioni di panico, che hanno portato all'accettazione del piano totalitarista sbandierato da media, politici e scienziati.

Questa situazione regge bene il confronto con lo scoppio della prima guerra mondiale, anch'essa sviluppatasi da circostanze contingenti nel luglio del 1914. Infatti c'è il pericolo che la storia del XX secolo si ripeta nel XXI secolo: la gestione politica della pandemia di Covid equivale alla prima guerra mondiale.

Le richieste di un radicale ripristino della società (come il movimento Zero Covid) e la sua controparte nell'attivismo per il clima corrispondono al bolscevismo. Contro queste richieste e contro il fallimento delle élite nel loro insieme, si sta formando un populismo di destra che potrebbe svilupparsi nell'equivalente contemporaneo del fascismo. Le conseguenze economiche dei lockdown e della stampa illimitata di denaro per coprirli possono portare all'inflazione e alla fine ad una crisi economica come quella alla fine degli anni '20. È importante essere consapevoli di questo pericolo, riconoscere i parallelismi con il XX secolo e contrastare la tendenza che si è formata sulla della pandemia Covid.

Il problema che viene alla luce qui è vecchio ed è anche inerente allo stato paternalista: per proteggere tutti dalla violenza, dovrebbe essere verificabile il luogo in cui si trovano tutti in ogni momento; per proteggere la salute di tutti dall'infezione dei virus, i contatti fisici di ognuno in ogni momento dovrebbero essere controllabili. Il problema è la definizione arbitraria di esternalità negative, contro le quali anche il liberalismo classico ed il libertarismo non sono immuni; questo perché non è ovvio ciò che conta e ciò che non conta come esternalità negativa.

Pertanto si possono derivare esternalità negative dalla diffusione di un virus o dal cambiamento nel clima del mondo che alla fine si verificano in tutte le azioni umane e richiedere una regolamentazione, sia essa regolamentazione statale o regolamentazione del mercato attraverso l'espansione dei diritti di proprietà. Ad esempio, si potrebbero concedere a ciascuna persona diritti di proprietà sull'aria che la circonda in modo che quest'aria non debba essere contaminata da virus diffusi dai corpi umani, o debba soddisfare determinate condizioni climatiche influenzate dalle azioni umane, ecc.

Di conseguenza l'opposizione non è quella tra stato e libero mercato, il controllo può essere esercitato da enti statali o privati. I certificati che purificano le persone dalla produzione di esternalità negative e che consentono loro di partecipare alla vita sociale ed economica possono essere rilasciati da enti privati ​​o statali; ci può essere concorrenza per quanto riguarda il loro design concreto. Tutto ciò è in definitiva irrilevante: il punto è il totalitarismo del controllo onnicomprensivo.

Questo totalitarismo può essere contrastato solo da una concezione sostanziale delle persone basata sulla loro libertà e dignità. Una tale concezione riconosce i diritti fondamentali che si applicano incondizionatamente: la loro validità non può essere subordinata ad un obiettivo più elevato. Su questa base si possono quindi delimitare le esternalità negative che possono danneggiare concretamente e significativamente la libertà altrui.

È ora che ci rendiamo conto del bivio a cui ci troviamo. Per farlo occorre un atteggiamento sobrio che non si lasci annebbiare dalle paure suscitate dai nuovi nemici della società aperta: il rispetto e la fiducia in ciò che distingue ciascuno di noi come essere vivente razionale, ovvero la dignità della persona, la quale consiste nella sua libertà di pensiero e di azione.

Di Michael Esfeld

Traduzione di Francesco Simoncelli