Qualcuno aveva predetto che avrebbero provocato la fine degli orologi tradizionali. Invece gli smartwatch si sono loro affiancati e hanno persino sposato l'estetica. In un inedito mix tra design, lusso ed elettronica all'avanguardia.

All’inizio qualcuno aveva sostenuto che gli «orologi furbi» avrebbero «ucciso» quelli classici. Falso. Nessuno dei grandi produttori d’elettronica di consumo ha raggiunto le vendite sperate, ma gli orologi connessi costituiscono il futuro dell’orologeria digitale. E la battaglia ha al centro il software.

Garmin (Nato per usi specialistici) ad esempio, si apre a un pubblico più vasto. Con un sistema cartografico proprietario e modelli attenti al design come Fenix 5S Sapphire, in particolare, presenta un sistema operativo che si presta alle esigenze dei singoli proprietari. Il marchio ha posto grande attenzione nei materiali, dai polimeri fibro-rinforzati al titanio, oltre a garantire una connettività avanzata via Bluetooth con gli smartphone. Strategia friendly anche nei connessi del gruppo Fossil (Dal Texas, Fossil propone lo stiloso Gen 3 Q Explorist).

L’ingresso dell’alta Orologeria

Dal core brand ai marchi fashion con i quali collabora si snoda un filo d’Arianna costituito dal modo originale di affrontare la tecnologia, basato sull’estetica.

Non sono arrivati per primi, ma non sono neanche rimasti a guardare. Alla fine anche le grandi holding del lusso Richemont e Lvmh hanno messo piede nel mondo degli smartwatch, con marchi «puristi». Come Montblanc, con il Summit e Tag Heuer, alla seconda generazione di prodotto con il Connected Modular 45.