È la stessa strategia, sia pure portata a livelli più elevati, con cui i marchi del lusso estremo hanno interpretato lo smartwatch: il successo di Louis Vuitton e quello del gioielliere de Grisogono non si basano sui grandi numeri, ma sulla capacità di coniugare sensori e chip con l’esclusività del marchio. Tag Heuer e Montblanc, ancorati all’orologeria tradizionale, sono stati anch’essi capaci di vedere gli smartwach come una opportunità. Così Tag Heuer ha stretto un patto con Intel e Google: i numeri generati sembrano poca cosa per l’elettronica di massa, ma costituiscono successi clamorosi per l’orologeria tradizionale. Montblanc ha saputo adattare il concetto di orologio connesso al proprio consumatore- tipo: il business man internazionale senza alcun interesse per il giocattolo tecnologico, ma con la necessità di strumenti utili nel lavoro quotidiano.

E i grandi dell’elettronica di massa? Apple con Watch Series 3 scende sotto i 300 euro (Apple Watch Series 3 ha un processore dual-core più potente e fino al 70% più rapido. Maggiore durata della batteria), ma include un altimetro barometrico, che rende più sfruttabili le App dedicate al fitness e allo sport, e un nuovo sistema operativo, Watch OS4. Samsung sembra indirizzarsi verso un ecosistema di elettrodomestici intelligenti, la cui gestione potrebbe essere affidata a una nuova generazione di smartwatch, puntando, ancora, sull’elemento umano.