Instabilità al Parlamento dopo lo scandalo che ha coinvolto Matteo Renzi, a seguito la pubblicazione del suo conto corrente, e dopo il caso che coinvolge il M5s con il Venezuela. Instabilità che coinvolge non solo i partiti di centrosinistra, ma anche quelli di centrodestra. Ricordiamo che fino a poco tempo fa i riflettori erano puntati sulla Lega di Matteo Salvini e su Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Insomma, non se ne salva nessuno.

Ma andiamo con ordine. Matteo Renzi grida allo scandalo, dopo la pubblicazione online del suo conto corrente che ha evidenziato degli ingenti finanziamenti da parte di soggetti privati e da parte dell’Arabia Saudita. Tutto legale, nessuna illegalità, però emerge una domanda lecita sull’eventuale conflitto d’interessi.

Adesso l’unica via che Renzi intende percorrere a difesa dei proprio diritti sarà in sede civile e panale, nella quale spera d’ottenere il risarcimento per il danno subito.

“Hanno messo online il mio conto corrente, violando Costituzione e Leggi. Hanno scelto come testimone dell’accusa penale un avversario politico. Hanno captato comunicazioni e intercettazioni con un metodo che è stato contestato persino dalla Cassazione”

Un commento che Matteo Renzi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook e da cui emerge una grande rabbia per il torto subito. Inoltre, spiega che quest’atto, anche se fatto con intenti calunniosi, ha portato invece alla situazione opposta, chiarisce la correttezza e la trasparenza del leader di Italia Viva

Per molti però non è così.

Renzi e la pubblicazione del conto corrente incriminato

Ma chi è stato a pubblicare online l’estratto conto del leader di Italia Viva? 

Non si tratta di una pubblicazione estorta con la forza a seguito di un attacco da parte di qualche gruppo di hacker, ma semplicemente di una pubblicazione eseguita da un quotidiano, Il Fatto. Questo ha reso pubblico l’estratto conto di Matteo Renzi. 

In particolare, si fa riferimento alle entrate percepite nel periodo che va da giugno 2018 a marzo 2020 e che mostrano dei pagamenti ricevuti a seguito di interventi internazionali, alla Stanford University in Italy al Ministry of Finance of Arabia Saudita (20 e 50 mila euro per qualche intervento), ed in più 653 mila euro da parte di Lucio Presta a seguito di un documentario su Firenze. Per un totale di quasi 2 milioni di euro.

Tutto legale, dice anche Marco Travaglio, Direttore del quotidiano. Ma quello che non quadra ai più sono proprio i finanziamenti da parte dell’Arabia Saudita e da enti come Autostrade e da parte di Benetton che determina inevitabilmente un conflitto di interessi.

Proprio per questo il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, un organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull'operato dei servizi segreti italiani, intende, quindi, indagare sui compensi ricevuti dall’Arabia Saudita per le attività professionali svolte dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma non solo. Il Copasir vuole indagare anche relativamente ai rapporti del M5s col Venezuela.

Ecco l'ultimo video inerente all'argomento de Il Fatto Quotidiano, intitolato "Renzi, detective privati e hacker contro gli avversari: perché i media tacciono?".

Ma Matteo Renzi non si arrende. Secondo il Sole24ore

“Ha dato mandato ai propri legali di agire in tutte le sedi istituzionali per verificare la correttezza delle acquisizioni e delle pubblicazioni di queste ore. Il senatore Renzi prende atto della violazione reiterata di precetti costituzionali e di norme di legge, nel silenzio di larga parte della pubblica opinione. E conferma il proprio impegno per ottenere giustizia sia in sede civile che penale”

Matteo Renzi ed i rapporti con l’Arabia Saudita: cosa c’è sotto?

Come abbiamo appena anticipato nel paragrafo precedente, il Copasir vorrebbe indagare sulle attività svolte dall’ex premier in Arabia Saudita (stato dove Renzi è andato più volte come membro del board della Future Investment Initiative guidato dal principe ereditario, Mohammad bin Salman) e chiede quindi gli atti giudiziari alle procure della Repubblica. Ma cosa succederà in seguito, questo non è dato saperlo.

Ma da quello che possiamo intuire, le attività erano lecite e legali, ma cosa c’è di strano? Il conflitto d’interessi ed il problema etico. 

Come si fa ad accettare del denaro dall’Arabia Saudita? Ora si spiega come mai durante la votazione per l’approvazione del Ddl Zan il leader di Italia Viva non era in aula. Il conflitto di interessi sull’argomento c’è, eccome! 

In Arabia Saudita i diritti LGBT non vengono in alcun modo riconosciuti, figuriamoci tutelati. Inoltre, l’omosessualità viene considerata illegale e punita dalla legge come se fosse un reato. Come viene punito? Non solo con la reclusione, che già in quel caso sarebbe intollerabile, ma con le punizioni corporali, con le torture, eseguite da pubblici ufficiali.

Come si fa dire che non ci sia un problema etico o un conflitto di interessi? Non si può continuare a dire di difendere i diritti dei più deboli e della comunità LGBTIQ+ per poi ricevere delle somme da chi li tortura. E’ inaccettabile e vergognoso.

Ma intanto Renzi chiede giustizia ed i risarcimenti, anche se forse quelli ad essere risarciti per la presa in giro dovrebbero essere la comunità LGBTIQ+ e le minoranze, che continuano ad essere discriminati e non rappresentati.

Il Copasir indaga sul caso M5s e Venezuela

Il Copasir, come già accennato, vuole indagare anche in merito ai rapporti tra il Movimento 5 Stelle ed il Venezuela. Ma per quale motivo?

Non si sa come mai, ma quando Hugo Armando Carvajal, ex capo dell’intelligence del Venezuela, era in carica ai tempi del governo Chavez ha inviato dei finanziamenti illeciti proprio al Movimento penta stellato. Come scrive il Sole24 Ore:

“Carvajal ha voluto evitare l’estradizione negli Stati Uniti: così, in Spagna, ha cominciato a rilasciare dichiarazioni sui finanziamenti illeciti del regime di Caracas. E ai giudici spagnoli avrebbe citato partiti di sinistra di varie nazioni, compreso il Movimento 5 Stelle.”

L’indagine riempie i dossier del comitato parlamentare e diventa una questione politica che necessita chiarezza. Questo sconvolge anche gli equilibri interni al partito e crea delle spaccature. Si risolveranno? La cosa certa è che molti componenti del M5s non sono contenti della piega che la situazione sta prendendo.

Inoltre, dall’altro lato emerge anche la possibilità della nascita di un altro movimento, stavolta capeggiato dall’ex pentastellato Di Battista.



Il Copasir indaga: questioni di sicurezza nazionale?

Si pone il problema dell’indagine da parte del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ovvero il Copasir. Secondo la normativa vigente, ovvero la legge 124/2007 che regola in servizi di informazione e sicurezza, dice che se esiste un problema di sicurezza nazionale, il copasir può avere 

“anche in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti”

Il Copasir, quindi, chiede gli atti per effettuare le indagini alle procure della Repubblica e la sua richiesta è lecita poiché giustificata da evidenti motivi di sicurezza nazionale. Adesso sta alla procura se inviare o meno gli atti. Nonostante ciò, la richiesta del Copasir di indagare in merito alle questioni è più che legittima.

Il punto della situazione sul caso M5s e Renzi

Non c’è dubbio sul fatto che il Copasir debba indagare e fare chiarezza in merito ai casi di finanziamenti illeciti al M5s e in merito alle attività del senatore Matteo Renzi. 

Questo crea evidentemente un clima di stress e di pressione attorno al Movimento e alla figura di Matteo Renzi. Ma la partita è ancora aperta e le strategie politiche che i membri dei due partiti attueranno saranno ovviamente destinate a delimitare i danni. 

Una di queste mosse sarebbe quella delle elezioni anticipate. Sappiamo benissimo che tantissime fratture interne sono state riparate negli anni in questo modo, anche se negli ultimi 10 anni, dopo il governo Berlusconi, i partiti non hanno avuto le capacità di scegliere un candidato Presidente del Consiglio a causa proprio delle fratture interne. 

Ultimo caso, sotto gli occhi di tutti, il governo tecnico di Mario Draghi, venuto in carica a causa della scissione di Italia Viva e della vergognosa indecisione in sede di consultazioni, indecisione che solo il Presidente Mattarella è riuscito a risolvere.