L'espansione del credito bancario negli anni '20 in America andò ad intensificare l'inflazione monetaria e dei prezzi durante la prima guerra mondiale. Nonostante l'espansione monetaria, l'America riuscì a tenere in piedi un gold-exchange standard fino al 1933. Anche altri Paesi tornarono ad un gold standard post-bellico (come il Regno Unito), ma lo fecero a tassi di convertibilità pre-bellici con una base di denaro circolante estremamente ampia. Alla fine tutti si ritrovarono a dover ricorrere alla svalutazione. Altre valute europee, invece, crollarono direttamente nel 1924.

L'offerta di moneta negli Stati Uniti salì del 73% tra il 1913-1919 ed i prezzi raddoppiarono. Nel Regno Unito l'offerta di moneta salì del 144% ed i prezzi salirono del 157%.[1] Fu da queste basi elevate che negli anni '20 continuò l'espansione del denaro circolante. Mentre tendiamo a ricordare i progressi economici derivanti dalla diffusione dell'energia elettrica e dalla produzione di automobili, ignoriamo i notevoli squilibri monetari. Gli squilibri monetari provocano squilibri nei prezzi, portando a scambi commerciali e flussi di capitali politicamente sgraditi. I governi e le banche centrali tentarono di soffocarne i sintomi, la ragione alla base della cooperazione tra Benjamin Strong presso la FED e Montague Norman presso la Banca d'Inghilterra durante quel decennio.

Nella prima guerra mondiale, la produzione venne requisita dai governi e ciò ebbe l'effetto di eliminare la concorrenza estera. Mentre il commercio internazionale si riprendeva negli anni del dopoguerra, gli imprenditori si trovavano di fronte a concorrenti stranieri le cui basi dei costi erano denominati in valute svalutate. Vennero quindi introdotti dazi per recintare i mercati domestici. Ciò portò all'Emergency Tariff Act del 1921 in America, consolidato nel Fordney-McCumber Tariff del 1922. Le nazioni straniere risposero approvando a loro volta nuovi dazi e la contrazione del commercio internazionale fu un fattore significativo dietro i crolli delle valute all'inizio del 1924 in Austria, Bulgaria, Germania, Grecia, Russia e Polonia. E poiché la contrazione degli scambi rendeva praticamente impossibile per questi Paesi ripagare i debiti di guerra, i presunti benefici della protezione commerciale richiedevano un enorme costo di capitale per l'America stessa.